Iraq: soldati statunitensi uccisi in un attacco dell’ISIS

Pubblicato il 9 marzo 2020 alle 19:28 in Iraq USA e Canada

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Due soldati statunitensi sono stati uccisi in un’incursione dell’ISIS nell’Iraq centro-settentrionale che aveva come obiettivo la coalizione internazionale contro lo Stato Islamico. 

L’assalto si è verificato mentre le truppe erano coinvolte in un’operazione congiunta con le forze di sicurezza irachene, la notte tra l’8 e il 9 marzo, secondo quanto hanno confermato i funzionari militari. I loro nomi non sono stati ancora resi noti e verranno comunicati, in primis, alle relative famiglie. I soldati colpiti facevano parte di una missione ideata per eliminare una roccaforte dell’ISIS ancora presente nella regione, secondo quanto ha rifetito la Task Force congiunta combinata. Questa era nota come Operazione Inherent Resolve ed è guidata dagli Stati Uniti, tramite il Dipartimento della Difesa. 

Il 30 gennaio l’esercito iracheno aveva comunicato che le operazioni con la coalizione contro lo Stato Islamico, guidata dagli Stati Uniti, erano ricominciate, nonostante le tensioni nella regione. “Al fine di sfruttare il tempo che ci resta con la coalizione internazionale, prima che si instaurino nuovi rapporti, è stato deciso di intraprendere azioni comuni”, aveva dichiarato una fonte militare irachena. La coalizione, che è in Iraq per assistere i militari locali nella lotta contro l’ISIS, aveva fermato le operazioni, il 5 gennaio, a seguito di un aumento della tensione nella regione. Questa era cresciuta esponenzialmente nel mese di gennaio del 2020, sebbene ci siano numerose ragioni dietro tali problematiche che sono ben più datate. 

Il 3 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato un raid contro l’aeroporto della capitale irachena, Baghdad, in cui il generale iraniano Qassem Soleimani è stato ucciso. Trump ha giustificato la propria decisione, dichiarando che il generale era responsabile dell’uccisione di migliaia di statunitensi negli ultimi decenni. L’uomo, inoltre, a detta del presidente USA, stava pianificando nuovi attentati contro obiettivi statunitensi. Per tale motivo, necessitava di essere eliminato e, anzi, avrebbe dovuto “essere fatto fuori molti anni fa”. Teheran ha chiesto immediatamente vendetta. “Ci vendicheremo di tutti coloro che sono coinvolti in questo assassinio”, sono state le parole del comandante della Quds Force e ministro iraniano della Difesa, Amir Hatami. “Tutti i nemici dovrebbero sapere che il jihad della resistenza continuerà con motivazione raddoppiata e una vittoria definitiva attende i combattenti nella guerra santa”, ha invece dichiarato il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei.

Il Parlamento iracheno, sempre il 5 gennaio, ha quindi approvato una risoluzione con cui si chiedeva al governo di espellere le truppe straniere presenti in Iraq, di fronte ad un quadro di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran. Infine, l’8 gennaio, l’esercito iraniano ha effettuato una serie di attacchi missilistici contro obiettivi militari statunitensi in Iraq. Dopo una giornata di fermento, Trump ha assicurato che nessun cittadino statunitense aveva perso la vita  negli assalti e aveva annunciato che la risposta degli Stati Uniti sarebbe stata l’applicazione di nuove sanzioni economiche ai danni dell’Iran. A partire dal 29 gennaio, è stato reso noto che l’Iraq ha cominciato a valutare un maggiore ruolo della NATO nel Paese, per compensare un’eventuale sostituzione della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Due funzionari occidentali hanno affermato che il premier Mahdi ha chiesto loro di “elaborare alcune opzioni” per un nuovo percorso da far intraprendere alla coalizione. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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