Coronavirus nelle carceri: le rivolte in Italia e i rilasci in Iran

Pubblicato il 9 marzo 2020 alle 15:38 in Iran Italia

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L’epidemia globale di coronavirus sta causando gravi preoccupazioni nelle carceri di tutto il mondo. Mentre l’Iran concede un rilascio temporaneo a circa 70.000 prigionieri, in Italia scoppiano rivolte in 27 strutture, con almeno 6 morti.

Il 9 marzo, il capo della magistratura iraniana, Ebrahim Raisi, ha riferito che circa 70.000 prigionieri sono stati temporaneamente rilasciati a causa dell’epidemia di coronavirus. Il rilascio si applica solo alle condanne a meno di 5 anni. La stampa inglese, a tale proposito, solleva il problema che la maggior parte dei prigionieri politici sta scontando pene più lunghe e rischia il contagio in carcere, dove le condizioni sono precarie. Secondo i dati aggiornati all’8 marzo, della Johns Hopkins University, l’Iran ha riportato 6.566 casi di COVID-19, ovvero circa 1 su ogni 12.000 persone. Il primo caso è stato registrato il 19 febbraio. In questo momento l’Iran è terzo Paese per contagi, dietro la Cina, 80.695, la Corea del Sud, 7.314.

La stampa internazionale è particolarmente allarmata anche dalla situazione in Italia, il primo Paese in Europa per diffusione del contagio e il quarto al mondo. L’8 marzo, il premier italiano, Giuseppe Conte, ha firmato un decreto che impone limitazioni al movimento delle persone nella regione settentrionale della Lombardia e altre 14 province del Nord, fino al 3 aprile. Le misure ora riguardano più di 16 milioni di persone e gli impediscono di entrare e uscire da tali aree. La pubblicazione di una bozza del decreto, prima della sua ufficialità, ha provocato il panico tra la popolazione delle zone interessate, che hanno cercato di fuggire verso le città d’origine, prima che le restrizioni entrassero in vigore. Le regioni che hanno ricevuto tali afflussi hanno condannato l’assoluta irresponsabilità di tali spostamenti e hanno disposto l’isolamento domiciliare dei soggetti in questione, tramite provvedimenti regionali. 

Il coronavirus, in Italia, preoccupa a sua volta nelle carceri. Proteste violente sono scoppiate in 27 strutture penitenziarie italiane contro le restrizioni imposte per contenere l’epidemia. Preoccupati dal sovraffollamento e dalle precarie condizioni sanitarie e strutturali delle carceri, i detenuti, ma anche il personale, hanno chiesto al governo di intervenire con misure più efficaci. Molti dei prigionieri hanno chiesto rilasci ed amnistie d’emergenza. I disordini più gravi sono scoppiati a Modena, l’8 marzo, per le limitazioni dovute all’emergenza coronavirus. Durante le proteste, i detenuti hanno preso il controllo di alcune aree della struttura, causando danni molto gravi a cose e persone. Le cause dei decessi sono oggetto d’indagine. Un’altra sommossa, sempre l’8 marzo, ha interessato il carcere di Reggio Emilia, con 150 detenuti e 3 sezioni coinvolte. La rivolta è stata placata grazie all’intervento delle forze dell’0rdine, ma numerose celle sono inagibili per via di roghi di materassi e altri atti di vandalismo. 

Il 9 marzo, le proteste sono continuate. Circa 20 detenuti sono riusciti a evadere dal carcere di Foggia, in Puglia, durante una rivolta iniziata in mattinata. Inoltre, i parenti dei detenuti del carcere di Poggioreale, a Napoli, si sono scontrati con la polizia dopo aver protestato fuori dalla struttura. Anche a Prato, in Toscana, i prigionieri hanno dato fuoco ai materassi di una cella, tendando di causare il panico, per manifestare il loro dissenso rispetto alle misure del governo. L’Italia ha registrato 7.375 casi confermati di coronavirus e 366 decessi. L’epidemia si è concentrata nelle regioni settentrionali della Lombardia, dove ci sono 3.372 casi confermati, Emilia-Romagna, con 1.097 casi e del Veneto. Il numero di contagi ha già messo in difficoltà le strutture ospedaliere. Il timore più grande è che l’epidemia si diffonda nel Sud del Paese, dove la gestione dell’emergenza sanitaria potrebbe essere particolarmente difficile. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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