Coronavirus: crollano le borse latinoamericane

Pubblicato il 9 marzo 2020 alle 8:58 in America Latina Brasile

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Le borse delle tre principali economie dell’America Latina, Brasile, Messico e Argentina, sono crollate venerdì 6 marzo, sotto il peso dei timori scatenati dall’epidemia del coronavirus, il Covid-19. Il Paese che ha perso maggiormente è il Brasile, dove la conferma di nove casi nel giro di 10 giorni ha travolto la Borsa di San Paolo (Bovespa). La borsa del paese ha aperto venerdì scorso in perdita, arrivando al valore del 4,87% a metà mattinata. Il crollo aveva subito un peggioramento giovedì per la diagnosi dei due primi pazienti ad aver contratto il virus nel Paese. Anche la Borsa messicana (BMV) ha iniziato con perdite dell’1,5% mentre, a metà giornata, l’Argentina aveva perso il 3,5% dell’indice Merval, che racchiude le quotazioni azionarie della Borsa di Buenos Aires.

È la prima volta che il Brasile si scontra con una vera minaccia economica a causa del coronavirus. L’Anfavea, associazione brasiliana di produttori di autoveicoli, ha comunicato venerdì scorso che esiste la possibilità di dover interrompere la produzione a marzo per mancanza di pezzi provenienti dalla Cina, il principale fornitore. L’annuncio non è stato affatto preso bene dai mercati, visto che il settore rappresenta il 5% del PIL del paese (il 20% del PIL industriale). I problemi nell’industria riguardano la produzione di diversi settori e, di conseguenza, tutta l’economia. Ciò ha provocato il crollo del 7% delle azioni dell’azienda petrolifera statale Petrobras. “Ci sarà parecchia volatilità per il coronavirus, ma ora entriamo in una seconda fase, con la diminuzione decisa in questa settimana dei tassi di interesse negli Stati Uniti”, ha spiegato l’analista André Perfeito. Anfavea ha cancellato uno degli eventi più importanti del settore, il Salone dell’automobile di San Paolo, organizzato ogni due anni.

Anche la Banca centrale brasiliana ha dichiarato che i tassi di interesse potrebbero diminuire, come avevano già fatto gli Stati Uniti. Ciò aveva contribuito all’aumento del valore del dollaro, arrivato venerdì scorso a 4,65 reais. A questo si aggiunge la dichiarazione del ministro dell’Economia del Brasile, Paulo Guedes, che giovedì scorso ha affermato che il dollaro sarebbe potuto arrivare a cinque reais. Una serie di cattive notizie arrivate dopo l’annuncio di questa settimana che il PIL sarebbe cresciuto dell’1,1% nel 2019, con un rallentamento dell’attività in quest’ultimo trimestre.

Il Ministero della Salute del Brasile ha confermato venerdì scorso il nono caso di Covid-19 a Bahia, uno stato del Brasile nordorientale, zona che riceve un importante flusso di turisti stranieri. La nuova paziente è una donna di 34 anni che era stata in Italia. La notizia del contagio di due persone a San Paolo per il contatto con il primo paziente confermato il 26 febbraio non dà adito a dubbi sulla possibilità di futuri casi.

Il Messico conclude la settimana in perdita, conseguenza di quanto avvenuto al Dow Jones, al S&P e al Nasdaq negli Stati Uniti a causa della paura per l’epidemia . La borsa messicana è scesa del 2,44% nel suo principale indicatore, l’IPC (l’indice dei prezzi e delle quotazioni messicane), in una prospettiva di alta volatilità e di tangibile incertezza. Il peso messicano ha sofferto molto la volatilità. In tre settimane la moneta locale è crollata dell’8,5% dopo un periodo di stabilità nei confronti del dollaro. Tuttavia, il coronavirus sembra aver messo fine a questi tempi .

La nazione segue le orme del Brasile per numero di casi confermati di Covid-19. Le autorità sanitarie messicane hanno confermato, per il momento, cinque pazienti affetti dal virus, con altri 35 casi sospetti sotto osservazione, in quanto presenterebbero i sintomi della malattia di Wuhan. Giovedì scorso Ruy López, direttore generale del Centro nazionale per i programmi di prevenzione e per il controllo delle malattie del Ministero della Salute, ha dichiarato che il Messico non possiede i mezzi necessari a coprire la terza fase dell’epidemia, che implicherebbe il trattamento ospedaliero per 300.000 pazienti.

In Argentina sono presenti dodici casi confermati di coronavirus e si registra il primo morto latinoamericano. Il mercato locale, tuttavia, sembra essere più in attesa delle trattative che il Governo argentino di Alberto Fernández discute con il FMI e con i rispettivi creditori privati che dell’evoluzione della pandemia. Nel paese sudamericano si parla solamente di debito estero e la Borsa si muove a ritmo delle notizie, mano a mano confermate dalla stampa, sulla situazione del dialogo con i detentori di obbligazioni. L’indice Merval della Borsa di Buenos Aires è salito più del 7% mercoledì 4 marzo, giovedì 5 non ha registrato variazioni e venerdì 6 ha seguito la tendenza mondiale con una diminuzione di circa il 4%, arrivando a 36.700 punti. Un valore che si aggirava, un mese fa, sui 41.000 punti.

In Colombia, il dollaro si mantiene a livelli storicamente alti ed è arrivato venerdì 6 marzo a un nuovo record, avvicinandosi alla cifra di 3.600 pesos. Aveva iniziato con 3.522 pesos per dollaro e, nel corso della mattinata, oscillava sopra i 3.580, come conseguenza dell’ondata di agitazione per il contagio del coronavirus nel mondo, nonostante il primo caso nel paese sia stato confermato solo domenica 8 marzo. Poco dopo mezzogiorno, la Borsa colombiana è caduta del 2,15%.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

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