Coronavirus: aumenta il contagio in Spagna, 25 morti

Pubblicato il 9 marzo 2020 alle 12:24 in Europa Spagna

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L’epidemia di Covid-19 ha fatto un salto di qualità in Spagna. È quanto annunciano gli esperti mettendo in guardia governo e comunità autonome. Il numero di decessi è aumentato domenica 8 marzo del 70%: da 10 a 17. Lunedì mattina i morti erano ormai 25. E i casi che domenica 8 superavano già i 600, un aumento di circa il 20% rispetto al giorno precedente, sono saliti a quasi 1000 lunedì 9 marzo.

Qualcosa di “previsto”, nelle parole di Fernando Simón, direttore del Centro per il coordinamento delle allerte e delle emergenze sanitarie. Lo scenario ufficiale, nonostante l’allargamento del contagio, è lo stesso. Ciò non dipende dal numero di decessi o infezioni, ma dalla sua origine. E rimane nella stragrande maggioranza dei casi noti e controllati. Per questa ragione il governo non ha ritenuto opportuno vietare le grandi concentrazioni di massa tenutesi per il Giorno della donna in tutte le città del paese.

La strategia continua a essere contenitiva: identificare contagi, isolarli e rintracciarne l’origine in modo che non vi sia alcuna trasmissione incontrollata della comunità. Nella stragrande maggioranza del territorio nazionale questo, oggi, non è un rischio, spiegano le autorità. Sebbene dopo la conferma di due casi nella Regione di Murcia non vi sia più una comunità autonoma senza la presenza di casi positivi, il 60% dei casi è concentrato in tre: La Rioja, Madrid e Paesi Baschi. Ognuno presenta caratteristiche e suscita preoccupazioni diverse.

Nella Rioja, dove si registrano più di 55 casi, c’è un focolaio molto chiaro, attorno a un funerale a Vitoria. La maggior parte dei positivi è del paese di Haro e per ora le misure di isolamento per le persone infette, secondo le autorità, sono sufficienti. Il problema è che non seguono sempre questo isolamento e il governo ha dovuto mandare la Guardia Civil a far rispettare l’ordinanza. Queste persone “non sono in quarantena” – ha detto Salvador Illa, ministro della Sanità, ma “sotto sorveglianza attiva”, cioè “devono rimanere nelle loro case perché i protocolli medici lo stabiliscono per prevenire la diffusione del virus”.

Nei Paesi Baschi, anche se è la seconda comunità autonoma in casi (oltre un centinaio), la principale preoccupazione non è l’espandersi dell’epidemia, quanto il fatto che riguardi principalmente operatori sanitari, ha spiegato Simón. Un focolaio ospedaliero dell’epidemia può essere critico, poiché “sono loro che devono prendersi cura dei malati e le misure che devono rispettare sono molto più conservative rispetto a quelle del resto della popolazione in modo da non moltiplicare le infezioni in ambienti sensibili come gli ospedali” – chiarisce il direttore del Centro per il coordinamento delle allerte e delle emergenze sanitarie.

Il focolaio principale è a Madrid, con oltre 400 casi. Il doppio rispetto a domenica 8 marzo. Inoltre, l’origine di alcune infezioni è ancora allo studio delle autorità sanitarie locali, il che rende la situazione della capitale abbastanza delicata. Tuttavia, la stragrande maggioranza delle nuove infezioni registrate sabato 7 marzo è limitata a Valdemoro, dove si è registrata una serie di contagi in una casa di riposo.

Il problema chiariscono le autorità sanitarie locali è che il virus colpisce una popolazione particolarmente vulnerabile e a rischio. Tutti i decessi verificatisi finora sono di persone anziane e con patologie precedenti: cinque dei 17 morti avevano più di 90 anni; otto, più di 80; tre, più di 70 e uno aveva 69 anni.

Daniel López Acuña, ex direttore di Healthcare in Crisis Situations dell’Organizzazione mondiale della sanità, spiega che questo aumento delle morti è l’evoluzione normale e attesa dell’epidemia. “Sono passati giorni dall’inizio dell’infezione e abbiamo iniziato a vedere la sua espressione in termini di mortalità tra le persone vulnerabili” – chiarisce al quotidiano El País. L’esperto non crede che l’evoluzione dell’epidemia in Spagna segua le orme di quanto accaduto in Italia, dove il governo ha messo in quarantena una popolazione di 16 milioni di abitanti. “Lì i contagi erano incontrollati prima che potesse essere realizzato un contenimento, ed è per questo che è arrivata la trasmissione comunitaria, specialmente in Lombardia. Non è stato possibile fare ciò che finora è stato raggiunto qui: isolare e controllare i casi noti” – spiega. 

Il Ministero della Salute concorda con l’analisi di López Acuña, tuttavia ammette che lo scenario attuale potrebbe cambiare gradualmente nelle tre aree più colpite se emergessero numerosi casi incontrollati. Le possibilità che ciò accada, ha spiegato comunque Simón, sono ridotte grazie ai controlli in corso e anche grazie alla quarantena in Italia, che ridurrà la possibilità di arrivo di casi importati.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

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