Coronavirus: in Argentina il primo morto latinoamericano

Pubblicato il 9 marzo 2020 alle 9:23 in America Latina Argentina

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Il coronavirus ha causato la sua prima vittima in Argentina e in tutta l’America Latina: si tratta di un uomo di 63 anni, identificato come Guillermo Abel Gómez, che si era recato recentemente in Francia e soffriva di altre patologie croniche che complicavano il suo quadro clinico. Gomez era il nono caso confermato dal governo argentino, sette nella Città di Buenos Aires, uno a Córdoba e uno in provincia di Buenos Aires. Dopo la sua morte altre quattro persone sono risultate positive al COVID-19.

Daniel Ferrante, sottosegretario alla pianificazione sanitaria del governo di Buenos Aires, ha informato la sera di sabato 7 marzo che ci sono 30 casi di persone in isolamento in casa e 4 sospetti, uno dei quali corrisponde a una donna proveniente da Ibiza, ricoverata nell’ospedale Cosme Argerich della capitale argentina.  Sono attesi i risultati dei test effettuati presso l’istituto di Malbrán.

“Oggi il servizio di virosi respiratoria dell’INEI ANLIS Malbrán ha analizzato nove campioni, otto dei quali sono risultati negativi e una positiva. Quest’ultima conferma la morte di un paziente  con diagnosi di COVID-19” – ha reso noto il Ministero della Salute della Nazione attraverso una dichiarazione, aggiungendo che “è in corso una ricerca epidemiologica per rilevare i contatti” del paziente deceduto.

Secondo fonti ufficiali citate dal quotidiano bonaerense Clarín, l’uomo è tornato da La Vallée, a Parigi, il 25 febbraio scorso, sebbene a quel tempo non presentasse alcun sintomo associato al COVID-19.

Tuttavia, i 28 ha iniziato a sentire “sonnolenza e mancanza di appetito”, aveva “la febbre tra i 39 e 40 gradi, tosse e mal di gola”. Solo il 4 marzo è andato all’ospedale Argerich con un “quadro di polmonite” con “insufficienza respiratoria che ha richiesto assistenza respiratoria meccanica immediata”. Inoltre, è stato riportato che il paziente soffriva di altre patologie precedenti, come insufficienza renale, ipertensione diabetica e malattia polmonare ostruttiva cronica.

“La conferma che aveva il coronavirus è arrivata poche ore dopo la sua morte, avvenuta lo scorso 7 marzo. Il campione era stato inviato mercoledì 4 marzo. Da protocollo per prima cosa si è scartato il virus dell’influenza. Durante la degenza è sopraggiunta un’insufficienza renale che lo ha costretto a eseguire la dialisi. È arrivato con un quadro di insufficienza respiratoria ed è stato assistito meccanicamente. Intorno a mezzogiorno di sabato abbiamo avuto il risultato positivo del coronavirus” – ha detto Sergio Auger, direttore del Servizio sanitario della Città di Buenos Aires, parlando alla stampa dalla porta dell’ ospedale Argerich.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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