Corea del Nord effettua un nuovo lancio

Pubblicato il 9 marzo 2020 alle 18:29 in Corea del Nord Corea del Sud

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La Corea del Nord ha effettuato il lancio di 3 missili, non identificati, il 9 marzo, secondo quanto riferito dai funzionari degli Stati Uniti e della Corea del Sud. Si tratta del secondo episodio in meno di 10 giorni. 

Il Ministero della Difesa della Corea del Sud ha dichiarato di aver rilevato alcuni tipi di missili a corto raggio lanciati dall’area di Sondok, sulla costa orientale della Corea del Nord. Questi hanno viaggiato per 200 chilometri, raggiungendo un’altitudine di 50 chilometri. “Attualmente, i nostri militari stanno monitorando i movimenti, in caso di un ulteriore lancio”, ha riferito il Ministero della Difesa della Corea del Sud, aggiungendo che tali operazioni violino gli accordi in vigore con Pyongyang nel 2018. Secondo le autorità sudcoreane potrebbe trattarsi di “esercitazioni di attacco congiunto che includono diversi tipi di lanciarazzi multipli” nell’ambito delle esercitazioni militari invernali di Pyongyang.

L’ultimo lancio era stato effettuato il 2 marzo, dalla costa orientale della penisola. In tale occasione, i missili hanno volato per 240 chilometri, raggiungendo un’altezza di 35 chilometri. Il test arrivava poco più di un mese dopo che un rappresentante di Pyongyang aveva reso noto che il Paese avrebbe ripreso con la sperimentazione di missili a lungo raggio. Il 21 gennaio, Ju Yong Chol, consigliere della missione della Corea del Nord presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha affermato che negli ultimi 2 anni il suo Paese aveva interrotto i test nucleari e i lanci di missili balistici intercontinentali “al fine di rafforzare la fiducia con gli Stati Uniti”, senza però osservare risultati positivi.

Secondo il rappresentante nordcoreano, Washington aveva risposto all’impegno nordcoreano conducendo decine di esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud e insistendo sul mantenimento delle sanzioni. “Dato che è ormai chiaro ora che gli Stati Uniti rimangono fermi nella loro ambizione di bloccare lo sviluppo della Corea del Nord e soffocare il suo sistema politico, non abbiamo motivo di essere unilateralmente vincolati dall’impegno che l’altra parte non riesce a onorare”, aveva affermato Ju alla Conferenza sul Disarmo sostenuta dall’ONU del 21 gennaio. Il rappresentante di Pyongyang ha quindi accusato gli Stati Uniti di aver imposto “le sanzioni più brutali e disumane” possibili. “Se persisteranno con una tale politica ostile nei confronti della Corea del Nord non ci sarà mai la denuclearizzazione della penisola coreana”, ha aggiunto. 

Uno storico primo summit tra il leader nordcoreano e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avuto luogo il 12 giugno 2018 a Singapore e si era concluso con una promessa reciproca di collaborazione al fine di smantellare il programma nucleare della potenza asiatica, sospendere il regime sanzionatorio e cominciare un processo di pace nella regione. Tuttavia, i progressi da allora sono stati irregolari. In occasione del secondo incontro, avvenuto il 28 febbraio dell’anno successivo, i colloqui tra le due parti erano naufragati inaspettatamente a causa di un disaccordo sull’eliminazione delle sanzioni. I negoziati tra USA e Corea del Nord erano poi ripresi il 5 ottobre 2019 a Stoccolma. Tuttavia, il capo della delegazione nordcoreana ha accusato gli Stati Uniti di essere “inflessibili”, annunciando un nuovo stop ai colloqui. “I negoziati non hanno soddisfatto le nostre aspettative e alla fine sono stati interrotti”, aveva affermato il leader della delegazione proveniente dalla Corea del Nord. 

Il consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Robert O’Brien, il 13 genniao, ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno contattato la Corea del Nord per cercare di riprendere i colloqui. O’Brien ha anche affermato che ci sono segnali positivi nei rapporti tra i due Paesi. Tra questi, ha nominato il fatto che il leader nordcoreano non abbia agito a seguito delle recenti minacce, relative sopratutto ad un possibile “regalo di Natale” da Pyongyang a Washington. Tali affermazioni erano state pronunciate da Ri Thae Song, vice ministro degli Esteri della Corea del Nord, responsabile degli Affari con gli Stati Uniti, il 2 dicembre. Alcuni analisti avevano suggerito che tale dichiarazione poteva indicare che Pyongyang stava preparando un test missilistico a lungo raggio. Tuttavia, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva minimizzato, affermando che il dono poteva anche essere “un bellissimo vaso”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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