Afghanistan: attacco dell’ISIS contro una cerimonia nella capitale

Pubblicato il 9 marzo 2020 alle 18:07 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un attacco ha interrotto la cerimonia di inaugurazione del nuovo mandato del presidente afghano, Ashraf Ghani, a Kabul, il 9 marzo. L’ISIS rivendica l’assalto, che è ormai il secondo in meno di una settimana. 

Il video pubblicato dal Washington Post mostra Ghani che tiene il proprio discorso, quando si sente la prima esplosione. Il quotidiano riferisce, inoltre, che il presidente stava promettendo di sbarazzarsi del “male della corruzione e della burocrazia” nel Paese, quando il primo razzo ha scosso il palazzo presidenziale. Ghani ha poi continuato a parlare mentre si udivano spari ed esplosioni, chiedendo alla folla di mantenere la calma. “Abbiamo assistito ad attacchi peggiori. Non abbiate paura di due piccole esplosioni”, ha dichiarato il presidente di Kabul. Nasrat Rahimi, portavoce del Ministero degli Interni dell’Afghanistan, ha riferito che 4 missili hanno colpito un terreno nei pressi della cerimonia di inaugurazione. Tuttavia, nessuno è rimasto ucciso e un poliziotto ha riportato ferite superficiali.

Il 9 marzo era stato dichiarato un giorno di festa nazionale a Kabul e numerose strade sono state chiuse al traffico intorno al sito di inaugurazione, con i residenti che sono stati incoraggiati a rimanere in casa. L’attacco, tuttavia, è avvenuto nonostante le forze di sicurezza abbiano adottato misure straordinarie e arriva in un momento di particolare tensione per l’Afghanistan. Lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco missilistico, secondo quanto ha riferito il gruppo in una dichiarazione sul proprio canale di Telegram. Tuttavia, nessuna prova a tale riguardo è stata fornita. L’ultimo assalto del gruppo islamista, in Afghanistan, risale al 6 marzo, quando i militanti hanno attaccato una cerimonia in ricordo di un leader della minoranza Hazara, a Kabul, uccidendo almeno 27 persone. 

La notizia è stata riferita dall’agenzia di stampa del gruppo islamista, Amaq, sempre sul canale Telegram. Il gruppo ha affermato di aver ucciso e ferito 150 persone, ma non ha fornito prove a tale riguardo. Il Ministero della Salute afgano, invece, ha dichiarato che almeno 27 persone sono decedute nell’assalto e 55 sono rimaste ferite. Un gruppo di uomini armati ha attaccato le persone riunite per la celebrazione, tra cui era presente anche il leader politico afgano, Abdullah Abdullah, che è riuscito a fuggire illeso. “L’attacco è iniziato con un’esplosione, a quanto pare un razzo che è atterrato nell’area”, ha affermato il portavoce di Abdullah, Fraidoon Kwazoon. 

Lo stesso giorno, il 6 marzo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che è possibile che i talebani riprendano il controllo del governo afgano, dopo che le truppe NATO si saranno ritirate, a seguito dell’accordo sottoscritto il 29 febbraio tra il gruppo armato afghano e Washington. “Alla fine, dovranno proteggersi da soli”, ha affermato. Le nuove dichiarazioni e violenze arrivano dopo poco più di una settimana dalla firma dell’accordo in Qatar per il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan, il 29 febbraio. In tale contesto, è importante sottolineare che l’accordo tra USA e talebani è stato firmato nonostante un forte clima di tensioni tra le parti. Il governo afghano ha più volte accusato i talebani di non aver rispettato la settimana di cessazione delle violenze richiesta dagli Stati Uniti prima della sottoscrizione dell’intesa, che era iniziata il 21 febbraio. Secondo i rappresentanti di Kabul, 19 agenti della forza di sicurezza e 4 civili sono stati uccisi dagli attacchi del gruppo militante islamista a partire dal 21 al 26 febbraio.

Washington, da parte sua, non ha commentato tali episodi. Il mancato rispetto della settimana di cessazione delle violenze ha fatto subito temere per il futuro dell’Afghanistan, in caso di ritiro delle truppe della NATO. Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

Secondo quanto ricostruito da Al Jazeera, l’ISIS ha fatto la propria comparsa in Afghanistan poco dopo la sconfitta dei militanti in Siria e in Iraq nell’estate del 2014. Gli affiliati afghani dello Stato Islamico si definiscono la “Khorasan Province”, rievocando i territori dell’Afghanistan, dell’Iran e dell’Asia centrale che formavano l’omonima regione ai tempi del Medioevo. Il gruppo di militanti era inizialmente composto da poche persone, principalmente talebani del Pakistan attratti dall’ideologia dell’ISIS. Ad oggi, la Khorasan Province conta migliaia di combattenti, i quali sembrerebbero provenire principalmente dall’Asia centrale, ma anche da Paesi arabi tra cui la Cecenia, l’India e il Bangladesh. Tra i combattenti, anche alcuni uiguri provenienti dalla Cina.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.