Coronavirus: “problema globale che richiede una risposta globale”

Pubblicato il 8 marzo 2020 alle 6:58 in Cina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e il Gruppo della Banca Mondiale hanno annunciato misure integrative per cercare di limitare l’impatto del coronavirus sull’economia e il benessere mondiale.

“Sappiamo che l’infezione si sta diffondendo rapidamente con oltre un terzo dei nostri Paesi membri colpiti direttamente. Questo non è più un problema regionale. È un problema globale e richiede una risposta globale”, ha affermato Kristalina Georgieva, amministratore delegato dell’FMI.

Il Fondo e la Banca Mondiale hanno annunciato la disponibilità immediata di oltre 60 miliardi di dollari di risorse da devolvere agli Stati membri. David Malpass, presidente del Gruppo della banca Mondiale, ha sottolineato, da parte sua, la necessità di portare avanti sforzi concertati per controllare l’epidemia. L’organizzazione intende aiutare primariamente i Paesi in via di sviluppo, che sono particolarmente vulnerabili, con pacchetti e misure aggiuntive.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato il 6 marzo una misura che prevede lo stanziamento di 8,3 miliardi di dollari per combattere l’epidemia di coronavirus. La maggior parte dei fondi supporteranno il lavoro delle agenzie federali per la sanità pubblica. 

Il pacchetto è stato reso pubblico il 6 marzo. Inoltre, circa 435 milioni di tale spesa sono destinati a sistemi sanitari di altri Paesi e 300 milioni andranno invece in aiuti umanitari. L’incidenza del coronavirus sta aumentando negli Stati Uniti, ma non è ancora allarme diffuso. “Il rischio negli Stati Uniti nel suo insieme è ancora basso”, ha dichiarato il 4 marzo il dott. Anthony Fauci, il principale specialista in malattie infettive dell’Istituto Nazionale della Sanità. “Circa l’80% delle persone contagiate non avranno bisogno di alcun intervento medico”, ha aggiunto, sottolineando invece il rischio per gli anziani o le persone con malattie pregresse. 

A livello mondiale, secondo gli ultimi dati, al di fuori della Cina, il virus ha colpito oltre 80 Paesi, causando circa 3.400 vittime. I casi di infezione ammontano, invece, a più di 100.000. In Cina, Paese in cui il virus ha cominciato a diffondersi dal mese di dicembre 2019, il bilancio include 80.573 casi di infezione e quasi 3.000 morti.

Secondo quanto riporta il New York Times, l’epidemia di coronavirus era già una vera e propria crisi, che aveva colpito decine di persone in Cina e probabilmente anche all’estero, quando l’allerta è stata diffusa da Pechino, il 31 dicembre 2019. Il quotidiano statunitense sostiene che i funzionari locali potrebbero aver minimizzato i primi segnali o semplicemente non erano coordinati abbastanza per comprendere la portata del problema. In tale contesto, la burocrazia rigidamente gerarchica della Cina avrebbe scoraggiato i funzionari dal riferire cattive notizie ai propri superiori, creando una catena di silenzio che ha reso difficile comprendere l’entità della crisi. Il coronavirus, secondo gli analisti del quotidiano, starebbe quindi mettendo in luce alcuni dei più profondi difetti e delle maggiori contraddizioni della governance cinese.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.