L’inviato speciale Onu in Yemen ha rivolto un appello alle fazioni in guerra

Pubblicato il 7 marzo 2020 alle 18:58 in Medio Oriente Yemen

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L’inviato speciale Onu in Yemen, Martin Griffiths, ha rinnovato l’invito alle parti in conflitto nel Paese ad instaurare un dialogo in seguito all’escalation di azioni militari della scorsa settimana, durante una conferenza stampa a Marib, il 7 febbraio.

Accompagnato dal governatore della provincia, Griffith ha spiegato le ragioni della propria visita alla città di Marib. Innanzi tutto, l’inviato Onu ha dichiarato che, nell’eventualità in cui un dialogo politico non venisse ripristinato, il conflitto ritornerà ad essere combattuto su larga scala colpendo anche la città di Marib, che ha vissuto in uno stato di relativa calma e ha rappresentato un rifugio per centinaia di migliaia di persone provenienti sia dalla provincia di cui è capoluogo che dal resto del Paese. La scorsa settimana, centinaia di famiglie sono giunte in loco dalla confinante provincia di al-Jawf, per tanto Griffith ha ritenuto fondamentale che la città continui ad essere un’oasi nel contesto generale della guerra. L’inviato ha poi reiterato che gli anni di combattimenti hanno dimostrato che il conflitto non sarà mai risolvibile militarmente e che qualsiasi disputa territoriale è diventata ormai futile per un popolo che non merita di vivere in un perenne stato di guerra. Griffith è stato incaricato di ripristinare il dialogo tra le parti belligeranti e si è recato a Marib per incontrare le autorità locali, i capi tribali, la società civile e tutte le persone che si sono riversate nella città. Infine, l’inviato Onu ha annunciato di aver ricevuto segnali positivi sia dal governo yemenita, sia dai ribelli Houti e ha espresso la speranza di partire da tali dimostrazioni per ricostruire la stabilità nel Paese.

Gli scontri nel governatorato yemenita di al-Jawf sono ripresi lo scorso febbraio e hanno portato alla conquista di Hamz, città dove hanno sede le autorità locali, da parte dei ribelli sciiti, il primo marzo. Di conseguenza, sono ripresi i raid aerei della coalizione a guida saudita in tutto il territorio del governatorato. I recenti combattimenti hanno forzato circa 70.000 persone a lasciare le proprie case e a dirigersi verso la provincia confinante di Marib. Nel Paese in generale i conflitti armati si erano riaccesia metà gennaio 2020 e hanno avuto come scenario soprattutto i governatorati di Marib, al-Jawf e Sana’a, vanificando gli oltre 3 mesi di calma, durante i quali i raid aerei erano diminuiti e gli attacchi missilistici ai danni dell’Arabia Saudita da parte dei ribelli erano diminuiti. Con al-Jawf, gli Houti hanno aggiunto un nuovo governatorato tra i territori sotto il proprio controllo oltre a quelli di Sa’da e Hajjah. L’esercito yemenita ha risposto ai ribelli il 4 marzo nel distretto di Nihm, a Est della capitale Sana’a, con azioni militari che hanno portato all’uccisione di numerosi militanti e alla distruzione di parte  del loro equipaggiamento militare. In seguito alle perdite subite, l’ultima iniziativa Houti è avvenuta il 6 marzo, quando hanno iniziato a reclutare forzatamente i cittadini della capitale San’a, sotto il loro controllo, in scuole primarie e secondarie che hanno visto il progressivo abbandono da parte degli studenti.

La guerra civile in Yemen si è protratta dal 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Dopo aver preso il controllo della capitale Sana’a, si sono dichiarati fedeli all’ex-presidente, Ali Abdullah Saleh, e il governo del presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, si è ritirato nella città di Aden. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita che è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015 ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale. La coalizione comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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