Coronavirus in Cina: calo export

Pubblicato il 7 marzo 2020 alle 9:00 in Asia Cina

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Il numero totale di casi di persone positive al coronavirus a livello mondiale ha superato i 100.000 affetti, il 7 marzo. Nella stessa giornata, la General Administration for Customs della Repubblica Popolare Cinese (RPC) ha reso noti i dati dell’import-export relativi ai mesi di gennaio e febbraio, registrando un calo nelle esportazioni del 17.2% e nelle importazioni del 4% rispetto all’anno precedente.

Tali dati sono solitamente pubblicati a cadenza mensile ma, vista la stretta di inizio anno all’economia cinese, quelli relativi a gennaio 2020 sono stati accorpati con quelli di febbraio. Nonostante ciò, il bimestre ha registrato un calo del 7.9% rispetto al dato di dicembre 2019 che, già di per sé, era sceso del 4% rispetto al 2018. Il deficit totale rispetto al primo biennio del 2019 ha raggiunto i 7.09 miliardi di dollari. In passato, il più grave calo registrato nei dati mensili dell’import-export della RPC si è attestato al 22.2% nelle esportazioni di agosto 2009 e del 41.3% nel gennaio dello stesso anno, in occasione della crisi finanziaria globale. Stando a quanto riportato dal South China Morning Post, molti analisti hanno previsto la prima contrazione trimestrale dell’economia cinese dal 1976, anno della morte di Mao Zedong.  

L’economia cinese è stata frenata dal dicembre 2019 dalla diffusione del coronavirus, scientificamente detto Covid-19.  Lo scorso 3 marzo, ha ripreso a operare solamente il 45 % delle aziende di piccole dimensioni, che generalmente realizzano il 60% del PIL e occupano l’80% dei lavoratori. Ad esempio, molte fabbriche non sono riuscite a riaprire poiché non hanno materiali a sufficienza, essendo molti loro fornitori ancora chiusi.

Oltre ai dati relativi all’import-export, tuttavia, sono scesi anche quelli riguardati i nuovi casi di pazienti positivi al Covid-19 nella RPC. Stando ai dati rilasciati nell’aggiornamento giornaliero sul coronavirus del 7 marzo dalla National Health Commission, venerdì 6 marzo, sono stati riscontrati 99 nuovi casi, 74 dei quali nella città di Wuhan, nella provincia di Hubei, dove si è originato il virus. Nella stessa giornata, non ne sono stati registrati altri nell’intera provincia. Dei 25 casi fuori da Wuhan, ad eccezione di uno, tutti gli altri sono stati registrati su persone rientrate dall’estero.

Il coronavirus si è originato dalla città di Wuhan dove sono stati registrati i primi casi nel mese di dicembre 2019. Il 31 dicembre scorso, le autorità di Pechino hanno informato l’OMS di casi inusuali di polmonite registrati nella città cinese e hanno escluso che si trattasse di Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS), virus che si era originato in Cina e che si era diffuso tra il 2002 e il 2003. Il numero di casi confermati nella RPC ha registrato un progressivo aumento, passando dai 309 casi del 21 gennaio agli oltre 80000 del 7 marzo. Tale dato si riferisce alle informazioni rilasciate dalla Johns Hopkins University che forniscono un quadro aggiornato della situazione basandosi su varie fonti autorevoli, tra cui quelle dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS).

Dal 18 febbraio, il numero di contagi giornalieri nella Cina continentale ha iniziato a diminuire, mentre la diffusione all’estero è aumentata. Secondo i dati rilasciati a cadenza giornaliera nei situation report dell’OMS, il 6 marzo, 88 Paesi oltre alla RPC sono stati colpiti dal virus, per un totale di 3045 decessi in Cina e 335 negli altri Paesi colpiti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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