Yemen: colpite le scuole a Sana’a, studenti reclutati dai ribelli Houthi

Pubblicato il 6 marzo 2020 alle 9:05 in Medio Oriente Yemen

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I ribelli sciiti Houthi, nella cornice del perdurante conflitto yemenita, hanno intrapreso una campagna contro le scuole e i quartieri residenziali della capitale Sana’a e delle altre aree da essi controllate, reclutando di volta in volta giovani studenti.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Arabiya, il 6 marzo, secondo cui tale tipo di operazioni ha preso avvio negli ultimi due giorni, ovvero dal 4 marzo. Secondo quanto riportato altresì dal quotidiano Asharq al-Awsat, sulla base delle informazioni fornite da fonti militari locali, i ribelli Houthi hanno imposto ai notabili di ciascun quartiere posto sotto il loro controllo di fornire almeno 10 combattenti, pena gravi sanzioni in caso di rifiuto. Tale decisione sarebbe da far risalire alle maggiori perdite subite dai ribelli a seguito dei recenti attacchi.  Pertanto, a detta delle fonti, sin dal 2 marzo, le scuole di Sana’a hanno assistito ad un’affluenza sempre minore di studenti, sia per il rifiuto da parte degli stessi giovani, sia per gli impedimenti posti dai loro genitori.

Tale nuova campagna di reclutamento, è stato specificato, ha interessato le scuole primarie così come quelle di grado superiore. Anche gli insegnanti delle scuole statali yemenite della capitale hanno confermato l’alto tasso di abbandono degli ultimi giorni, aggiungendo che ai direttori delle scuole è stato richiesto di selezionare 15 studenti per ogni scuola, da portare sui fronti di combattimento senza che le loro famiglie ne fossero a conoscenza.

A Dhamar, nel Sud-Est dello Yemen, sono stati concessi circa 300 riyal, pari a circa mezzo dollaro, per ogni studente reclutato. A detta di fonti locali, qui i gruppi Houthi si trovano a vivere in uno stato di confusione, dopo le ingenti perdite subite negli ultimi scontri, che hanno causato altresì una riduzione del proprio personale militare. Ciò ha portato i ribelli ad intraprendere altresì campagne di rapimento di bambini. A tal proposito, è stato riferito che, nell’ultima settimana del mese di febbraio, ne sono stati rapiti 29, destinati ad essere addestrati e successivamente portati sui fronti di combattimento.

La nuova campagna si inserisce nel quadro di una perdurante e crescente escalation a cui lo Yemen continua ad assistere. In particolare, sin dalla metà di gennaio 2020, i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a sono stati testimoni di tensione e violenza, acuitesi ulteriormente il primo marzo scorso, con la conquista, da parte dei ribelli, di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf. Il controllo da parte dei ribelli di Hamz, del primo marzo, è giunto a seguito di violente battaglie contro le forze congiunte, composte da membri sia dell’esercito nazionale yemenita sia della coalizione internazionale a guida saudita, oltre che dopo almeno tre attacchi aerei. Le forze governative sono state costrette a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Successivamente, il 4 marzo, le forze dell’esercito yemenita hanno riferito di aver condotto un’operazione contro i ribelli sciiti Houthi nel distretto di Nihm, a Est della capitale Sana’a.

In tale quadro, il 3 marzo, 35 deputati yemeniti, sostenitori del governo yemenita centrale, sono stati condannati a morte dalla Corte penale speciale dei ribelli Houthi, a causa della loro collaborazione con la coalizione internazionale a guida saudita. Non da ultimo, i loro beni e proprietà sono stati confiscati, e alcune abitazioni sono state prese d’assalto. Ciò è stato denunciato successivamente, il 5 marzo, da un’organizzazione internazionale per i diritti umani, la SAM Organization for Rights and Liberties, con sede a Ginevra, secondo cui quanto accaduto è da inserirsi nel quadro di una vendetta politica, nonché in quello delle continue violazioni contro i civili yemeniti. Tuttavia, la decisione è da considerarsi illegittima, in quanto emessa da un tribunale privo di status giudiziario.

Lo Yemen continua ad assistere ad una perdurante guerra civile, scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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