Trump non esclude un ritorno al potere dei talebani in Afghanistan

Pubblicato il 6 marzo 2020 alle 20:42 in Afghanistan Asia

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che è possibile che i talebani riprendano il controllo del governo afgano, dopo che le truppe NATO si saranno ritirate, a seguito dell’accordo sottoscritto il 29 febbraio. “Alla fine, dovranno proteggersi da soli”, ha affermato. 

“I Paesi devono prendersi cura di se stessi”, ha riferito Trump ai giornalisti alla Casa Bianca, il 6 marzo. “Puoi solo tenere la mano di qualcuno per così tanto tempo”, ha aggiunto. Un giornalista ha poi chiesto al presidente se è possibile che i talebani riprendano il potere, sostituendo l’attuale governo appoggiato dagli Stati Uniti. Trump ha quindi risposto: “non dovrebbe accadere così, ma potrebbe succedere”. “Non possiamo essere lì per i prossimi 20 anni. Siamo stati lì per 20 anni e abbiamo protetto il Paese, ma non possiamo essere lì ancora – alla fine, dovranno proteggersi da soli”, ha dichiarato il presidente. Trump ha poi aggiunto di non sapere se il governo afgano abbia o meno la capacità di difendersi dai combattenti, dopo che le forze straniere si saranno ritirate. “Non lo so. Non posso rispondere a questa domanda”, ha dichiarato. “Dovremo vedere cosa succede”, ha poi sottolineato. 

La dichiarazione di Trump è arrivata poche ore dopo che un attacco, rivendicato dall’ISIS, ha causato la morte di almeno 27 persone a Kabul, la capitale dell’Afghanistan. Un gruppo di uomini armati ha attaccato le persone riunite per la celebrazione, tra cui era presente anche il leader politico afgano, Abdullah Abdullah, che è riuscito a fuggire illeso. Il presidente Ashraf Ghani ha immediatamente condannato l’attacco e lo ha definito “un crimine contro l’umanità”. L’emittente locale, Tolo News, ha mostrato filmati in diretta di persone in cerca di riparo, mentre si sentivano spari. La cerimonia che è stata colpita era stata organizzata in occasione dell’anniversario della morte di Abdul Ali Mazari, un leader dell’etnia Hazara, prevalentemente sciita, che è stato ucciso dai talebani nel 1995, dopo essere stato fatto prigioniero. Tuttavia, i militanti islamisti afghani avrebbero negato la responsabilità dell’attacco. Una simile celebrazione era stata presa d’assalto dall’ISIS lo scorso anno. 

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. In tale contesto, Washington ha sempre supportato il governo di Kabul e, insieme alla NATO, ha tentato di diminuire la pressione militare del gruppo islamista. Il 4 marzo, gli Stati Uniti hanno effettuato un raid aereo contro i talebani in Afghanistan, un giorno dopo che il presidente Donald Trump aveva parlato al telefono con uno dei leader del gruppo, a seguito della sottoscrizione di uno storico accordo di pace tra le due parti. 

“Gli Stati Uniti hanno condotto un attacco aereo il 4 marzo contro i combattenti talebani a Nahr-e Saraj, nella provincia di Helmand, mentre questi stavano assalendo un checkpoint delle Forze di Difesa e Sicurezza Nazionale Afgane”, ha riferito il colonnello Sonny Leggett in un post su Twitter, aggiungendo che si era trattato di un “attacco difensivo”. Il raid, il primo contro i talebani degli ultimi 11 giorni, arriva 6 giorni dopo che i rappresentanti di Washington e i talebani hanno firmato un accordo per il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan, il 29 febbraio. A tale proprosito, Leggett ha invitato il gruppo a fermare gli “attacchi inutili” e a mantenere gli impegni presi con l’intesa. Nella stessa giornata del raid aereo statunitense, il 4 marzo, i militanti islamici avevano già causato la morte di 16 tra soldati e poliziotti, durante una serie di attacchi notturni. “I combattenti talebani hanno attaccato 3 avamposti dell’esercito nel distretto di Kunduz, nell’Imam Sahib, uccidendo almeno 10 soldati e 4 poliziotti”, ha riferito un membro del consiglio provinciale, Safiullah Amiri. I talebani hanno anche assalito la polizia nella provincia centrale di Uruzgan, la notte del 3 marzo. 

In tale contesto, è importante sottolineare che l’accordo tra USA e talebani è stato firmato nonostante un forte clima di tensioni tra le parti. Il governo afghano ha più volte accusato i talebani di non aver rispettato la settimana di cessazione delle violenze richiesta dagli Stati Uniti prima della sottoscrizione dell’intesa, che era iniziata il 21 febbraio. Secondo i rappresentanti di Kabul, 19 agenti della forza di sicurezza e 4 civili sono stati uccisi dagli attacchi del gruppo militante islamista a partire dal 21 al 26 febbraio. Washington, da parte sua, non ha commentato tali episodi. Il mancato rispetto della settimana di cessazione delle violenze ha fatto subito temere per il futuro dell’Afghanistan, in caso di ritiro delle truppe della NATO. Ad oggi, il gruppo militante islamista controlla circa il 40% del Paese, secondo i funzionari della Difesa di Kabul. Nel gennaio 2020, l’Ispettore generale speciale statunitense per la ricostruzione dell’Afghanistan, ha riferito che negli ultimi tre mesi del 2019 si era registrato un numero record di attacchi armati da parte dei talebani e delle altre forze antigovernative. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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