Siria, Idlib: che cosa è successo dopo la tregua

Pubblicato il 6 marzo 2020 alle 15:05 in Medio Oriente Siria

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Dopo la tregua annunciata dal presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, la regione Nord-occidentale di Idlib ha continuato ad assistere a violenti scontri tra le forze dell’esercito siriano e quelle ribelli.

A riferirlo, il 6 marzo, l’Osservatorio Siriano per i diritti Umani (SOHR), secondo cui gli scontri hanno avuto luogo presso gli assi di combattimenti di Jabal al-Zawiya, a poche ore di distanza dall’entrata in vigore cella tregua, stabilita a partire per le 00:01 tra il 5 ed il 6 marzo. A detta del SOHR, tale ultimo episodio ha causato la morte di 6 membri dell’esercito del presidente siriano, Bashar al-Assad, e di 9 combattenti ribelli, appartenenti al Partito Islamico del Turkestan. L’Osservatorio ha altresì riportato che nei cieli, invece, Idlib ha assistito ad una calma relativa e all’assenza di aerei di provenienza russa, ad eccezione di missili sporadici lanciati dalle forze regime, ed il tentativo di queste ultime di avanzare sugli assi di Faleifel e al-Fateira, nel Sud di Idlib.

Parallelamente, il SOHR ha altresì riferito di un’esplosione verificatasi, sempre il 6 marzo, nei pressi di Raqqa e, nello specifico, presso la periferia settentrionale di Hammam al-Turkman, controllata dalle forze turche e dai gruppi ribelli. L’esplosione è stata provocata da un’auto ed ha causato l’uccisione di un combattente dell’opposizione ed il ferimento di un soldato turco, oltre a danni materiali. Da parte sua, il Ministero della Difesa turco ha annunciato, all’alba del 6 marzo, la “neutralizzazione” di 21 elementi delle forze del regime.

In tale quadro, a partire dalla mezzanotte tra il 5 ed il 6 marzo, Ankara ha inviato circa 150 veicoli militari verso Idlib. In tal modo, ha specificato il SOHR, il numero di camion e veicoli provenienti dalla Turchia e giunti nella regione Nord-occidentale sin dal 2 febbraio scorso ha raggiunto quota 3450. Questi consistono in larga parte in veicoli blindati, carri armati e radar. Il numero di soldati turchi dispiegati nel Nord-Ovest della Siria, tra Idlib e Aleppo è, invece, pari a 8.350 soldati.

Il cessate il fuoco è stato raggiunto, il 5 marzo, a seguito di sei ore di colloqui tra Putin ed Erdogan, alla presenza dei ministri degli Esteri di entrambi i Paesi. Oltre alla tregua, le parti hanno concordato altresì l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest e l’organizzazione di pattuglie congiunte, a partire dal 15 marzo prossimo. Queste interesseranno, in particolare, la strada M4, che collega Aleppo e Latakia, partendo dal villaggio di Trumba, situata ad Ovest della strategica città di Saraqeb, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al Havr. Secondo quanto riferito nella dichiarazione congiunta, la zona di sicurezza si estenderà per 6 km a Nord e 6 km a Sud dell’autostrada M4, ma ulteriori dettagli saranno definiti nel futuro prossimo da parte dei ministri della Difesa russo e turco. Tuttavia, per Assad l’obiettivo del regime continua ad essere “Idlib ora”, ovvero la conquista dell’intero governatorato.

Il cessate il fuoco è giunto dopo settimane di scontri via terra e via aerea che hanno visto impegnate le forze di Assad, coadiuvate da Mosca, ed i gruppi ribelli, sostenuti dalla Turchia. Questi hanno riguardato, nello specifico, il governatorato Nord-occidentale di Idlib, l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo dei ribelli, al centro di una violenta offensiva sin dalla fine del mese di aprile 2019, intensificatasi ulteriormente nel dicembre dello stesso anno. La provincia ospita altresì 12 postazioni di monitoraggio turche, stabilite con l’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo di Assad si è più volte detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, nonostante la presenza di forze straniere.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Tra gli ultimi progressi registrati prima della recente escalation, le forze di Assad avevano dichiarato, il 16 febbraio, di aver preso il controllo della periferia di Aleppo. Saraqib rappresenta, invece, la seconda città più rilevante conquistata dal regime. La prima è stata Maarat al-Nu’man, altro crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco, che l’esercito di Assad è riuscito ad occupare il 29 gennaio.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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