Il Libano e la perdurante crisi finanziaria: le banche ancora nel mirino

Pubblicato il 6 marzo 2020 alle 16:08 in Libano Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il procuratore finanziario del Libano ha sospeso un’ordinanza con cui era stato previsto il congelamento dei beni e la sospensione delle attività di 20 banche libanesi. Si trattava di un ulteriore tentativo volto a risanare la situazione finanziaria del Paese.

In particolare, l’ordinanza, emanata il 5 marzo, riguardava anche i beni appartenenti ai membri del Consiglio di amministrazione delle banche oggetto della decisione, presa dal giudice Ali Ibrahim. Questa è stata annullata dopo sole poche ore, in quanto considerata rischiosa per l’economia libanese, già colpita da una delle peggiori crisi economiche sin dalla guerra civile del periodo 1975-1990. “Una tale mossa manderebbe il Paese, così come i settori monetario, finanziario ed economico, nel caos”, ha affermato il procuratore Ghassan Oueidat, responsabile della revoca del congelamento dei beni. Tra le banche interessate vi erano Blom Bank, Bank Audi, Byblos Bank, Bank of Beirut e la Société Générale de Banque Au Liban.

Il procuratore finanziario aveva optato per tale decisione dopo aver consultato 15 funzionari bancari, nei tre giorni precedenti, a proposito di alcune operazioni di trasferimento di denaro all’estero, pari a 2.3 miliardi di dollari, avvenute negli ultimi due mesi del 2019. Se l’ordinanza fosse entrata in vigore, ai membri del consiglio amministrativo delle 20 banche interessate sarebbe stato posto il divieto di cedere i propri beni, compresi beni immobili, automobili e società, in quanto ipotecati allo Stato libanese. La decisione era da inserirsi in un quadro di ulteriori misure e restrizioni che, sin da settembre 2019, hanno interessato soprattutto le banche del Libano.

Attualmente il Paese si trova di fronte ad un bivio, in quanto indeciso se pagare o meno le obbligazioni Eurobond con scadenza il 9 marzo, pari a 1.2 miliardi di dollari. A seguito di un meeting a livello governativo, tenutosi il 5 marzo, il ministro delle Comunicazioni libanese, Manal Abdul-Samad, ha affermato che l’esecutivo di Beirut annuncerà la propria decisione a riguardo dopo un ulteriore incontro da tenersi il 7 marzo.

I finanziatori locali sono al centro della crisi finanziaria che il Libano si trova ad affrontare. Le banche, che per anni hanno depositato somme nelle casse dello Stato, detengono la maggior parte del debito sovrano, pari a 87 miliardi di dollari, ovvero il 150% del PIL, e hanno più volte mostrato disaccordo circa il saldo delle obbligazioni in scadenza. La crisi è, tuttavia, da far risalire a decenni di sprechi e corruzione che hanno portato il Paese a raggiungere uno dei maggiori oneri di debito pubblico al mondo. Per alcuni, le banche sono da incolpare, in quanto hanno venduto parte degli Eurobond ad investitori stranieri e ciò ha indebolito la posizione del Paese nei colloqui con gli obbligazionisti. Inoltre, molti libanesi incolpano le banche di aver beneficiato dell’enorme debito prestando denaro allo Stato a tassi di interesse elevati, acuendo ulteriormente la crisi.

A risentire della crisi e delle misure intraprese, è la popolazione libanese stessa. Già il 3 febbraio scorso, le banche libanesi hanno posto maggiori restrizioni sui prelievi di moneta estera e, nello specifico, di dollari. In particolare, il massimale equivale a 500 dollari al mese, pari al 50% in meno rispetto alla cifra concessa precedentemente. Inoltre, a seconda del saldo disponibile, tale cifra può essere prelevata in un mese, in due lotti, e non più settimanalmente. Dollari e lire libanesi vengono utilizzate in modo interscambiabile sin dalla guerra civile, e una diminuzione della moneta statunitense crea difficoltà a chi opera con ingenti somme di denaro nell’ambito dell’importazione di materie prime.

Misure relative ai limiti per i prelievi e altri controlli di capitale non ufficiali sono stati attuati per la prima volta a novembre 2019, in seguito alla chiusura delle banche in risposta alle proteste iniziate il 17 ottobre contro corruzione, sclerosi politica e cattiva gestione dell’economia da parte del governo. Da allora, la crisi economica si è acuita sempre di più, con un conseguente rincaro dei prezzi di beni e servizi, una maggiore disoccupazione causata dalla chiusura di negozi e aziende, e una sempre minore fiducia nel sistema bancario e nell’economia libanese anche da parte degli investitori esteri.

Il Libano è considerato attualmente uno dei Paesi più indebitati al mondo. Il valore delle obbligazioni internazionali in scadenza nel 2020 è pari a 2.5 miliardi di dollari, di cui 1.2 miliardi in scadenza a marzo. La crisi economica attuale rischia di creare una situazione di default, in cui Beirut potrebbe non essere in grado di rispettare le clausole del finanziamento accordate. Il default sul pagamento dell’Eurobond potrebbe avere, a sua volta, ripercussioni negative sull’intero sistema economico, spingendo le agenzie di rating internazionali ad abbassare ulteriormente l’indice relativo al Libano.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.