Grecia: nuovi scontri al confine con la Turchia

Pubblicato il 6 marzo 2020 alle 13:10 in Grecia Immigrazione Turchia

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Le autorità della Grecia hanno annunciato nuovi scontri con i migranti al confine con la Turchia. Nel frattempo, Atene ha dichiarato lo stato di allerta nel Mar Egeo.

Nello specifico, rivela Ekathimerini, nella mattina del 6 marzo la polizia ellenica ha utilizzato gas lacrimogeno e cannoni ad acqua nel tentativo di impedire ai migranti di oltrepassare il confine, mentre le autorità turche lanciavano gas lacrimogeno verso il lato greco della frontiera.

Le tensioni presso il confine tra Grecia e Turchia sono incrementate dopo che Ankara aveva, lo scorso 27 febbraio, deciso di aprire la propria frontiera con l’Europa, a causa del mancato sostegno percepito  sul fronte siriano. Nello specifico, dopo l’apertura dei confini da parte della Turchia, circa 300 migranti siriani, iracheni e iraniani si erano recati presso il confine con la Grecia nella provincia turca di Edirne nella sola mattina del 28 febbraio. Atene, in risposta, aveva immediatamente chiuso il punto di attraversamento della frontiera terrestre di Kastanies Evros, impedendo ai migranti di entrare nel Paese. Da parte sua, il premier della Grecia, Kyriakos Mitsotakis, aveva dichiarato: “Voglio essere molto chiaro: non verrà tollerato alcun ingresso illecito in Grecia”.

Attualmente, la Turchia ha rivelato che sono oltre 142.000 i migranti che hanno lasciato le province di Edirne ed Evros per recarsi presso il confine con la Grecia, la quale, dal canto suo, afferma di aver respinto almeno 2.900 stranieri intenti a varcare il confine nella sola giornata del 5 marzo.

In tale contesto, Atene, nella persona del ministro degli Esteri, Nicos Dendias, ha annunciato, il 6 marzo, di essere entrata in possesso di “prove schiacchianti” in merito al fatto che lo spostamento di migranti e rifugiati dalle città turche al confine con la Grecia sia stato “ideato e orchestrato dalla Turchia”, dove i migranti, ha sottolineato Dendias, vivevano già da anni.

Dall’altra parte, Erdogan ha sottolineato che se da un lato la Turchia, nel rispetto dell’accordo siglato con l’UE in materia di immigrazione, sta affrontando un peso di oltre 4 milioni di richiedenti asilo, dall’altro l’Europa non ha rispettato gli impegni presi, dato che aveva promesso l’invio di 6 miliardi di euro ad Ankara, ma questi, secondo le dichiarazioni del capo di Stato turco, non sono mai arrivati del tutto. L’UE, invece, sostiene di aver speso l’intera cifra, ma destinando parte del fondo alle organizzazioni internazionali coinvolte e non direttamente alla Turchia.

Date le tensioni al confine, entrambi i Paesi hanno deciso di aumentare il numero di militari in servizio presso la frontiera. Nello specifico, Ankara ha schierato 1.000 poliziotti delle forze speciali per prevenire respingimenti presso il fiume Meric, mentre Atene aveva deciso di innalzare i criteri di sicurezza presso il confine con la Turchia. In tale contesto, un portavoce del governo di Atene, Stelios Petsas, aveva smentito, il 4 marzo, le accuse di Ankara in merito all’uccisione da parte della Grecia di alcuni migranti che tentavano di oltrepassare la frontiera, etichettando le dichiarazioni di Ankara quali “fake news”. In aggiunta, Petsas aveva invitato i cittadini a essere prudenti nel diffondere news in grado di ampliare la portata della propaganda turca.

Il giorno successivo, Dendias aveva aggiunto di ritenere inaccettabile lo sfruttamento della vita di esseri umani da parte della Turchia nel tentativo di “raggiungere i propri obiettivi politici”. In risposta, il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, aveva accusato Dendias di disseminare false informazioni, aggiungendo di ritenere inaccettabile l’utilizzo di armi e gas lacrimogeni da parte della Grecia per ferire o uccidere i migranti.

Al Jazeera English riporta che il confine tra la Grecia e la Turchia è lungo 160 chilometri ed è dotato di barriere naturali come il fiume Evros e la sua foce a delta. Nei mesi più recenti, la Grecia ha rinforzato le misure già presenti lungo il confine, inviando militari aggiuntivi e installando telecamere a rilevamento termico.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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