Afghanistan: attacco mortale contro una cerimonia a Kabul

Pubblicato il 6 marzo 2020 alle 12:55 in Afghanistan Asia

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Un attacco ha colpito una cerimonia in ricordo di un leader della minoranza Hazara, a Kabul, uccidendo almeno 27 persone, il 6 febbraio. I talebani affermano di non avere niente a che fare con tali violenze. 

Un gruppo di uomini armati ha attaccato le persone riunite per la celebrazione, tra cui era presente anche il leader politico afgano, Abdullah Abdullah, che è riuscito a fuggire illeso. “L’attacco è iniziato con un’esplosione, a quanto pare un razzo che è atterrato nell’area”, ha affermato il portavoce di Abdullah, Fraidoon Kwazoon. Secondo il Ministero della Salute afghano, almeno 27 corpi sono stati recuperati e altre 29 persone sono rimaste ferite e trasportate verso gli ospedali. Le autorità sanitarie hanno aggiunto che il bilancio delle vittime potrebbe aumentare. 

Il presidente Ashraf Ghani ha immediatamente condannato l’attacco e lo ha definito “un crimine contro l’umanità”. L’emittente locale, Tolo News, ha mostrato filmati in diretta di persone in cerca di riparo, mentre si sentivano spari. La cerimonia che è stata colpita era stata organizzata in occasione dell’anniversario della morte di Abdul Ali Mazari, un leader dell’etnia Hazara, prevalentemente sciita, che è stato ucciso dai talebani nel 1995, dopo essere stato fatto prigioniero. Tuttavia, i militanti islamisti afghani avrebbero negato la responsabilità dell’attacco. Una simile celebrazione era stata presa d’assalto dall’ISIS lo scorso anno.

Tali violenze arrivano meno di una settimana dopo che gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace, il 29 febbraio. Tuttavia, tale intesa non sta portando alcuna tregua al Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso. Nonostante questa situazione, Washington si è impegnata a ritirare un gran numero di truppe dall’Afghanistan, dove le sue truppe sono presenti da oltre 19 anni, entro 14 mesi. Il governo afghano ha più volte accusato i talebani di non aver rispettato la settimana di cessazione delle violenze richiesta dagli Stati Uniti prima della sottoscrizione dell’intesa, che era iniziata il 21 febbraio. Secondo i rappresentanti di Kabul, 19 agenti della forza di sicurezza e 4 civili sono stati uccisi dagli attacchi del gruppo militante islamista a partire dal 21 al 26 febbraio. Washington, da parte sua, non ha commentato tali episodi. Il mancato rispetto della settimana di cessazione delle violenze ha fatto subito temere per il futuro dell’Afghanistan, in caso di ritiro delle truppe della NATO. 

Ad oggi, il gruppo militante islamista controlla circa il 40% del Paese, secondo i funzionari della Difesa di Kabul. Nel gennaio 2020, l’Ispettore generale speciale statunitense per la ricostruzione dell’Afghanistan, ha riferito che negli ultimi tre mesi del 2019 si era registrato un numero record di attacchi armati da parte dei talebani e delle altre forze antigovernative. Già il primo marzo, i talebani avevano rilasciato una comunicazione ufficiale per la ripresa delle operazioni offensive contro le forze di sicurezza afghane. In tali circostanze, l’avvio di un dialogo intra-afghano, che dovrebbe iniziare a Doha, a partire dal 10 marzo, sembra particolarmente difficile. Inoltre, sempre il primo marzo, il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha respinto la richiesta di liberare 5000 prigionieri talebani per avviare i negoziati tra il governo di Kabul e il gruppo islamico. Il rilascio dei militanti era già stato discusso da una delegazione governativa afghana con i rappresentati dei talebani a Doha, in Qatar, il 28 febbraio. I militanti islamisti avevano chiesto a Kabul il rilascio di 5000 dei loro uomini in cambio di 1000 prigionieri da loro detenuti come base per un cessate il fuoco permanente. Ghani ha chiarito che il suo governo non ha preso alcun impegno formale a rilasciare i 5000 talebani. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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