Siria: attacchi aerei russi colpiscono civili, uccisi 16 sfollati

Pubblicato il 5 marzo 2020 alle 17:16 in Russia Siria

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Attacchi aerei russi hanno ucciso, giovedì 5 marzo, almeno 16 civili siriani nella provincia di Idlib, ultima roccaforte ribelle non ancora espugnata dall’esercito del presidente Bashar al-Assad. Circa 2 bambini sono tra le vittime. Secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab, l’offensiva della Russia, che supporta il regime, ha avuto luogo dopo la mezzanotte di mercoledì e ha colpito un gruppo di sfollati rifugiatisi in una fattoria fuori dalla città di Maaret Misrin, nell’area nordoccidentale del Paese. Anche gli edifici circostanti alla fattoria sono stati ridotti in macerie.

L’offensiva ha preceduto solamente di qualche ora l’incontro tanto atteso di oggi tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan. I due, al momento, si trovano a Mosca e stanno discutendo delle azioni da intraprendere nella provincia di Idlib. Qui, la Turchia sostiene i ribelli siriani e si è impegnata direttamente in una campagna militare sul campo, nota con il nome di “Spring Shield”. La missione è stata lanciata, il 28 febbraio, in risposta all’uccisione di 34 soldati turchi, una delle maggiori perdite subite da Ankara nell’arco di decenni. Da quel momento, l’esercito di Erdogan ha abbattuto almeno 3 caccia siriani e ucciso circa 184 soldati delle forze governative, la maggior parte eliminati attraverso l’utilizzo di droni. Diverse decine di militari siriani sono state colpite martedì sera, quando la Turchia ha bombardato un convoglio del regime nella città di Saraqeb, prima in mano ai ribelli ma attualmente controllata dalle forze di Assad. Mercoledì, il presidente turco ha definito l’operazione “una battaglia storica”, specificando che Ankara non ha intenzione di abbandonare i “siriani oppressi”.

L’incontro di Mosca tra Erdogan e Putin è volto a raggiungere un accordo sul cessate il fuoco a Idlib.  La Russia accusa la Turchia di aver violato l’accordo firmato a Sochi il 17 settembre 2018, in base al quale venivano instituiti nella provincia siriana 12 posti di osservazione turchi e una zona di de-escalation. Il ministero della Difesa di Ankara, aggiornando sulla situazione, mercoledì, ha riferito che ormai le posizioni ribelli si sono fuse con le postazioni turche e che gli attacchi di artiglieria, anche nei pressi delle aree civili, sono diventati un evento quotidiano.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Tra gli ultimi progressi registrati prima della recente escalation, le forze di Assad avevano dichiarato, il 16 febbraio, di aver preso il controllo della periferia di Aleppo. Saraqib rappresenta, invece, la seconda città più rilevante conquistata dal regime. La prima è stata Maarat al-Nu’man, altro crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco, che l’esercito di Assad è riuscito ad occupare il 29 gennaio.

Ankara, da parte sua, ha più volte invitato il regime a rispettare il cessate il fuoco e ha fatto appello alla controparte russa, affinché esortasse il proprio alleato a rispettare gli accordi presi precedentemente, tra cui quello di Sochi, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di de-escalation. Non da ultimo, il 9 gennaio, Russia e Turchia avevano raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione di Idlib, con l’obiettivo di consentire, in particolare, l’invio di aiuti umanitari. Questo avrebbe dovuto avere inizio alle ore 00:00 del 12 gennaio. Tuttavia, colpi di artiglieria e raid aerei sono ritornati a colpire soprattutto villaggi e città del distretto di Maarat al-Nu’man già tra il 14 ed il 15 gennaio, per poi proseguire nelle settimane successive.

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Chiara Gentili

di Redazione

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