Rappresentanti di Washington e Kabul discutono dei colloqui intra-afghani

Pubblicato il 5 marzo 2020 alle 19:13 in Afghanistan USA e Canada

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Zalmay Khalilzad, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Afghanistan, ha incontrato il Capo dell’Ufficio Esecutivo del governo afghano, Abdullah Abdullah, con cui ha discusso dei futuri colloqui intra-afghani tra il governo di Kabul e i talebani. 

I colloqui sono avvenuti dopo l’arrivo del rappresentante statunitense a Kabul, il 4 marzo. Si tratta della prima visita ufficiale di Khalilzad dalla firma dell’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani a Doha, in Qatar, avvenuta il 29 febbraio. L’ufficio di Abdullah ha discusso con l’inviato degli USA proprio di tale intesa e dei colloqui intra-afgani. I due rappresentanti hanno anche parlato della necessità di rafforzare la fiducia tra le parti, al fine di raggiungere una pace duratura. L’ufficio di Abdullah ha poi aggiunto che sono state anche discusse le elezioni presidenziali afgane.

Nel frattempo, alcune figure vicine ad Abdullah hanno affermato di aver “preparato un elenco di delegati per la squadra negoziale” che si recherà ai colloqui con i talebani. Queste hanno poi aggiunto che le discussioni intra-afgane saranno “ritardate se non si formerà una delegazione inclusiva”. “Ghani non ha la credibilità e la legittimità. Non può costruire consenso. Dovrebbe presentare i suoi rappresentanti e tutte le parti dovrebbero presentare i loro”, ha affermato Asadullah Saadati, un membro dell’opposizione politica al governo dell’attuale presidente, appena rieletto, Ashraf Ghani. Da parte sua, Sediq Sediqqi, un portavoce del Palazzo presidenziale, ha dichiarato di aver parlato con i vari partiti politici e ha rivelato che presto il team per la negoziazione verrà annunciato. “Abbiamo parlato con le parti e ricevuto il loro consiglio. Presto finalizzeremo l’elenco”, ha riferito Sediqqi.

Sempre il 4 marzo, l’Ufficio del consigliere per la Sicurezza Nazionale dell’Afghanistan aveva annunciato, tuttavia, che nessun prigioniero talebano sarà rilasciato prima dell’inizio dei colloqui intra-afghani, aggiungendo che la questione sarà discussa in tale sede. Secondo le stime del governo afghano, nelle carceri del Paese ci sono dai 10.000 ai 15.000 prigionieri talebani, tra cui alcuni stranieri che sono stati arrestati a causa del loro supporto all’organizzazione militante islamista. “Il governo afgano solleverà la questione della liberazione nei colloqui di pace, come parte di un pacchetto che include la discussione delle relazioni dei talebani con il Pakistan, il coinvolgimento nel traffico di droga e i termini di un cessate il fuoco”, ha dichiarato Jawed Faisal, portavoce dell’ufficio del consigliere per la Sicurezza Nazionale. Nel frattempo, Sediq Sediqqi ha dichiarato che la continua richiesta di liberare i propri prigionieri potrebbe mettere in pericolo il processo di pace. “Non è ragionevole o logico rilasciare cinquemila persone prima che i talebani accettino la richiesta del popolo afghano di un cessate il fuoco”, ha affermato Sediqqi.

In tale contesto, è importante sottolineare che l’accordo tra USA e talebani, sottoscritto a Doha il 29 febbraio, è stato firmato nonostante un forte clima di tensioni tra le parti. Il governo afghano ha più volte accusato i talebani di non aver rispettato la settimana di cessazione delle violenze richiesta dagli Stati Uniti prima della sottoscrizione dell’intesa, che era iniziata il 21 febbraio. Secondo i rappresentanti di Kabul, 19 agenti della forza di sicurezza e 4 civili sono stati uccisi dagli attacchi del gruppo militante islamista a partire dal 21 al 26 febbraio. Washington, da parte sua, non ha commentato tali episodi. Il mancato rispetto della settimana di cessazione delle violenze ha fatto subito temere per il futuro dell’Afghanistan, in caso di ritiro delle truppe della NATO. Ad oggi, il gruppo militante islamista controlla circa il 40% del Paese, secondo i funzionari della Difesa di Kabul. Nel gennaio 2020, l’Ispettore generale speciale statunitense per la ricostruzione dell’Afghanistan, ha riferito che negli ultimi tre mesi del 2019 si era registrato un numero record di attacchi armati da parte dei talebani e delle altre forze antigovernative. 

Già il primo marzo, i talebani avevano rilasciato una comunicazione ufficiale per la ripresa delle operazioni offensive contro le forze di sicurezza afghane. In tali circostanze, l’avvio di un dialogo intra-afghano, che dovrebbe iniziare a Doha, a partire dal 10 marzo, sembra particolarmente difficile. Inoltre, sempre il primo marzo, il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha respinto la richiesta di liberare 5000 prigionieri talebani per avviare i negoziati tra il governo di Kabul e il gruppo islamico. Il rilascio dei militanti era già stato discusso da una delegazione governativa afghana con i rappresentati dei talebani a Doha, in Qatar, il 28 febbraio. I militanti islamisti avevano chiesto a Kabul il rilascio di 5000 dei loro uomini in cambio di 1000 prigionieri da loro detenuti come base per un cessate il fuoco permanente. Ghani ha chiarito che il suo governo non ha preso alcun impegno formale a rilasciare i 5000 talebani e ha aggiunto che gli USA hanno rivestito solamente il ruolo di facilitatore nei dialoghi, senza per questo detenere alcuna autorità decisionale sulle scelte di Kabul.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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