Incontro Turchia-Russia: annunciato un cessate il fuoco ad Idlib

Pubblicato il 5 marzo 2020 alle 20:18 in Medio Oriente Siria

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Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno annunciato un cessate il fuoco a Idlib che inizierà alla mezzanotte del 5 marzo e la creazione di un corridoio umanitario, a seguito di un incontro a Mosca, durato 6 ore.

“Alle 00.01 di questa sera inizierà il cessate il fuoco”, ha comunicato Erdogan ai giornalisti a Mosca, il 5 marzo. Il presidente turco ha poi aggiunto che la Ankara non sarebbe potuta rimanere in silenzio di fronte agli attacchi delle forze del governo siriano e ha avvertito che si vendicherà di qualsiasi violazione. Da parte sua, Putin ha affermato che la Russia non è sempre d’accordo con il suo alleato turco, ma spera che l’accordo ponga fine alle sofferenze dei civili e aiuti a contenere una crisi umanitaria. Dallo scorso dicembre 2019, oltre 300 civili, tra cui almeno 100 bambini, sono stati uccisi a Idlib e quasi 1 milione di siriani sono stati sfollati internamente e si sono ammassati al confine con la Turchia. Le Nazioni Unite hanno descritto la situazione a Idlib come la peggiore crisi umanitaria della guerra civile in Siria. Al 5 marzo, oltre 130.000 di persone, tra cui numerosi siriani in fuga, tra cui bambini stanno tentando di entrare in Europa dalla Grecia, subendo terribili trattamenti da parte delle guardie di frontiera greche e europee. 

Nei colloqui del 5 marzo, la Turchia e la Russia hanno discusso della crisi siriana e hanno anche concordato di creare un corridoio umanitario lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest, e di organizzare pattuglie congiunte, a partire dal 15 marzo. In una dichiarazione congiunta, letta dai ministri degli Esteri turco e russo, le due parti hanno affermato che la zona di sicurezza si estenderà per 6 km a Nord e 6 km a Sud dell’autostrada M4. Il documento aggiunge, poi, che i ministri della Difesa avrebbero concordato parametri specifici a tale riguardo, entro una settimana. Le pattuglie congiunte si concentreranno lungo la M4 e partiranno dal villaggio di Trumba, appena ad Ovest della strategica città di Saraqeb, verso il villaggio di Ain al Havr.

Da parte sua, Assad ha rilasciato un’intervista al canale di notizie statale “Russia 24”, trasmessa lo stesso 5 marzo, nella quale ha accusato il presidente turco di “sostenere i terroristi”. “Erdogan non può dire ai cittadini turchi per quale motivo sta mandando il suo esercito a combattere in Siria e per quale motivo i suoi soldati vengono uccisi, perché il problema non ha nulla a che fare con gli interessi turchi, ma con l’ideologia dei Fratelli Musulmani”, ha affermato il presidente di Damasco. “Il popolo siriano, come abbiamo visto principalmente nell’esercito, ha una leggendaria capacità di sacrificio. Il fatto che i nostri amici, Russia e Iran, abbiano resistito con noi ha svolto un ruolo essenziale nella nostra capacità di resistenza”, ha aggiunto Assad. 

Questo complesso scacchiere si muove sullo sfondo della guerra civile in Siria, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011, come conseguenza delle cosiddette “primavere arabe” che hanno sconvolto il Nord Africa e il Medio Oriente. Nello specifico, la provincia di Idlib, al confine con la Turchia, rappresenta l’ultima enclave dei ribelli che si sono opposti al regime di Assad. A partire dalla fine del mese di aprile 2019, Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, che si è intensificata nel mese di dicembre 2019. Ad Idlib, le forze di Ankara controllano 12 postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo di Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, nonostante la presenza di forze straniere.

Fino all’ultima crisi, Putin ed Erdogan erano riusciti a coordinare i propri interessi in Siria. Tuttavia, dopo la morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio, Ankara ha annunciato l’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation. Sia la Turchia sia la Russia hanno espresso forte preoccupazione di fronte a tale crescita delle violenze, ma si sono anche dette riluttanti ad portare avanti un conflitto diretto in Siria. Mosca ed Ankara, nello specifico, sono legate da grandi interessi nel settore energetico. Questi girano prevalentemente intorno al TurkStream, un progetto dell’azienda turca Botam e della russa Gazprom. Si tratta di un gasdotto dalla storia complessa, la cui costruzione è iniziata a maggio 2017. Le prime forniture di gas in Bulgaria attraverso tale struttura sono iniziate il primo gennaio 2020. Il gasdotto ha una capacità totale di 31,5 miliardi di metri cubi e la sua prima linea di questo gasdotto trasporterà 15,75 miliardi di metri cubi di gas russo verso i consumatori turchi. La seconda linea, invece, trasporterà altri 15,75 miliardi di metri cubi verso l’Europa, attraverso la Turchia. Entrambi i Paesi, acquistano grande rilevanza energetica mantenendo viva questa partnership strategica, tanto che gli Stati Uniti si sono fortemente opposti a questo progetto. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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