Difensori dei diritti umani: l’ONU contro la Colombia

Pubblicato il 5 marzo 2020 alle 10:18 in America Latina Colombia

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La Colombia continua ad essere il paese dell’America Latina in cui vengono uccisi più difensori dei diritti umani “e le minacce sono salite alle stelle, in un contesto di alti tassi di impunità” – afferma il relatore speciale delle Nazioni Unite Michel Forst. Il rischio è aumentato anche nei tre anni successivi alla firma dell’accordo di pace con gli ex guerriglieri delle FARC a L’Avana nel novembre 2019. Queste conclusioni, che Forst ha presentato mercoledì 4 marzo nella sua relazione al Consiglio per i diritti umani a Ginevra, hanno aumentato la già alta tensione tra il governo di Iván Duque e le Nazioni Unite.

Le persone più a rischio sono i leader sociali “che difendono i diritti umani nelle zone rurali, in particolare quelli che difendono l’accordo di pace, la terra, i diritti delle popolazioni indigene e l’ambiente, che lottano contro gli interessi di attori statali e non statali, come società nazionali e transnazionali e altri gruppi di potere” – afferma il rapporto. Sottolinea inoltre che mancano di un riconoscimento pubblico positivo e, nonostante le dichiarazioni in cui Duque apprezza il loro ruolo, “altri attori statali e non statali” delegittimano e criminalizzano i difensori dei diritti umani. Secondo il documento, leader politici e funzionari pubblici, tra gli altri, stigmatizzano gli attivisti trattandoli come “guerriglieri”, “terroristi”, “nemici dello sviluppo” o “spie”.

In un nuovo episodio della dura polemica che lo oppone a diverse agenzie delle Nazioni Unite, il governo di Bogotà ha respinto “nettamente queste dichiarazioni serie e irresponsabili”, in quanto assicura che Forst “non fornisce sufficiente supporto fattuale per sostenerle” e “ignora le informazioni fornite dallo stato durante la sua visita”, in modo che le sue osservazioni “non riflettano in modo affidabile la situazione attuale del paese”.

Le conclusioni di Forst, formalmente relatore speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani, sono state rese note appena un giorno dopo che il Ministro degli Interni, Alicia Arango, rappresentante dei settori più vicini all’ex presidente Álvaro Uribe nel governo, ha scatenato una nuova controversia affermando che in Colombia “più persone muoiono per furto di cellulari che per essere difensori dei diritti umani”. Un’affermazione che è stata ampiamente interpretata come un modo per minimizzare il problema del persistente omicidio di leader sociali. Un totale di 323 difensori dei diritti umani sono stati uccisi dalla firma dell’accordo di pace, alla fine del 2016, secondo il rapporto di Forst.

L’escalation della violenza contro i difensori dei diritti umani non sembra rallentare. Ne sono stati uccisi almeno 30 tra gennaio e febbraio di quest’anno, nello stesso periodo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite ha ricevuto 40 denunce di omicidi di leader sociali.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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