Yemen: coalizione a guida saudita sventa attacco terroristico contro una petroliera del Golfo

Pubblicato il 4 marzo 2020 alle 18:12 in Arabia Saudita Yemen

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In Yemen, la coalizione araba a guida saudita ha annunciato di aver sventato un attacco terroristico contro una petroliera nel Mar Arabico. Il portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, ha specificato, mercoledì 4 marzo, che l’incidente stava per verificarsi a circa 90 miglia nautiche dal porto sudorientale di Nishtun, in Yemen, mentre la petroliera viaggiava verso il Golfo di Aden. Quattro navi cariche di esplosivo, controllate da remoto, si stavano avvicinando alla nave nel tentativo di attaccarla ma la coalizione è riuscita a prevenire lo schianto.

Al-Maliki ha prontamente condannato l’attacco, affermando che questo tipo di offensive rappresenta una minaccia per l’energia globale, il commercio e le rotte marittime. L’allarme terroristico si estende a tutti gli stretti che attraversano il Mar Rosso meridionale e Bab el-Mandeb, fino al Golfo di Aden, al Mar Arabico e allo Stretto di Hormuz. Il comando congiunto della coalizione ha affermato che continuerà ad attuare le misure necessarie per neutralizzare e distruggere qualsiasi minaccia marina nelle sue aree operative, invitando i partner internazionali a unire gli sforzi.

Nel frattempo, lo Yemen continua ad essere testimone di un perdurante conflitto. Il 18 febbraio, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, ha affermato che, nelle ultime settimane, le ostilità hanno assistito ad un’escalation su diversi fronti, precedentemente caratterizzati da una calma apparente, mentre aumenta giorno dopo giorno il bilancio delle vittime civili, tra cui anche donne e bambini e, a detta dell’inviato, le ostilità rischiano di aumentare di fronte alle continue interruzioni del percorso politico. In particolare, sin da metà gennaio 2020, i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a stanno assistendo ad una escalation di violenza che ha causato lo sfollamento di più di 35mila persone, mentre sono circa 160 i civili yemeniti morti e feriti nello scorso mese nell’intero Paese.

La perdurante guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

È del 5 novembre 2019 un accordo considerato un segnale positivo verso una possibile risoluzione del conflitto, il cosiddetto accordo di Riad. L’obiettivo principale è stato porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Fin dalla sua ratifica, l’accordo è stato considerato una mossa positiva per riportare la felicità e la pace di cui un tempo godeva lo Yemen.

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Chiara Gentili

di Redazione

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