Praga: Zeman cambia idea, sì al Summit dei leader d’Europa in Cina

Pubblicato il 4 marzo 2020 alle 13:10 in Cina Repubblica Ceca

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Il presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman, ha confermato la propria partecipazione all’incontro dei 17 leader dell’Europa centrale e orientale e la Cina.

L’annuncio, rivelato da Radio Prague, mercoledì 4 marzo, segnala un cambio di posizione del capo di Stato, il quale, lo scorso 14 gennaio, aveva deciso di non partecipare al vertice in Cina in virtù del mancato rispetto da parte di Pechino degli impegni presi nei confronti di Praga.

La decisione di Zeman di non recarsi al vertice era stata commentata dagli esperti quale fattore di rischio per la compromissione della strategia della Cina volta a intensificare la cooperazione con gli Stati dell’Unione Europea. Nello specifico, il direttore dell’Istituto di Studi Asiatici dell’Europa Centrale dell’Università Palacky della Repubblica Ceca, Richard Turcsanyi, aveva dichiarato che la scelta di Zeman giungeva “a sorpresa”, dal momento che il presidente di Praga è “la persona più importante del vertice, avendo guidato la svolta filocinese della Repubblica Ceca”.

Tuttavia, in base a quanto comunicato da Radio Prague, Zeman aveva in seguito aggiunto che avrebbe potuto cambiare idea in caso di nuove dimostrazioni da parte di Pechino. Nello specifico, il presidente ceco aveva dichiarato che una dimostrazione sarebbe stata la firma di nuovi accordi commerciali con aziende della Repubblica Ceca. In seguito, il sito di informazione Seznam Zprávy, ripreso dall’emittente radiofonica di Praga, aveva riportato che Zeman era stato invitato in visita di Stato ufficiale dai vertici della Cina.

In occasione del vertice 17+1, programmato per l’aprile 2020, ad incontrare il presidente della Cina, Xi Jinping, saranno 12 Stati dell’UE, ovvero Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Slovenia e Grecia e di 5 aspiranti membri, ovvero Serbia, Bosnia, Montenegro, Albania e Macedonia del Nord.

Inizialmente, al vertice avrebbe dovuto partecipare il premier di Pechino, Li Keqiang, ma lo scorso 3 gennaio, Xi Jinping aveva comunicato di voler partecipare personalmente, il che riflette la crescente importanza che il rapporto con l’Europa riveste per la Cina, in un clima di maggiore tensione con gli Stati Uniti.

Il formato 17+1 era stato avviato da Pechino nel 2012, anno in cui ad ospitare l’incontro era stato l’ex premier, Wen Jiabao. Dal 2013 in poi, invece, la delegazione cinese era stata rappresentata dall’attuale premier, Li, il quale aveva dichiarato, in occasione dell’annuncio del presidente, che la decisione di Xi Jinping di partecipare al suo posto all’incontro del 2020 dipende dal fatto che siano cambiate le circostanze

Parallelamente, sono anche i 17 Paesi europei a voler incrementare i propri rapporti con la Cina, come dimostrato da quanto avvenuto nel corso dell’incontro tra Pechino e Atene, quando i due Stati avevano siglato 16 accordi commerciali in settori che vanno dal bancario al turistico e all’energia fotovoltaica.

Dall’altra parte, i vertici dell’Unione Europea hanno più volte criticato il gruppo dei 17 Paesi +1, considerato una minaccia per quanto riguarda l’omogeneità dell’approccio degli Stati Membri dell’UE nei confronti della Cina, la quale è stata anche accusata di voler espandere la propria influenza in Europa attraverso il progetto della Nuova Via della Seta, con il quale Pechino ha costruito infrastrutture in Paesi europei in difficoltà, quali la Grecia e l’Ungheria.

Il tema della crescente influenza della Cina negli Stati dell’Europa centrale e orientale è stato anche al centro di uno studio ripreso da Emerging Europe e pubblicato da un think tank ungherese, il Political Capital.

Nello studio, secondo quanto emerso, gli esperti hanno evidenziato che i Paesi dell’Europa centrale e orientale, e soprattutto Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, sono “particolarmente vulnerabili” all’influenza di regimi autoritari quali Russia, Cina e Turchia, data la debolezza delle strutture democratiche presenti al loro interno.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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