Montenegro: il vertice con l’Italia per parlare di NATO e stabilità della regione

Pubblicato il 4 marzo 2020 alle 17:42 in Balcani Italia

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Il ministro della Difesa dell’Italia, Lorenzo Guerini, si è recato in Montenegro, dove ha incontrato i vertici del Paese. Nello specifico, nel corso della visita a Skopje, Guerini ha avuto modo di approfondire i principali dossier bilaterali, tra cui la sicurezza dei Balcani occidentali e della cooperazione all’interno della NATO.

È quanto rivelato dal Ministero della Difesa di Roma, il quale ha altresì aggiunto che i vertici incontrati da Guerini sono stati il presidente del Parlamento, Ivan Brajovic, il primo ministro, Dusko Markovic, e il suo omologo, Predrag Boskovic.

In particolare, nel corso dei colloqui con i vertici montenegrini, Guerini ha avuto modo di ribadire il sostegno dell’Italia al percorso di integrazione nell’UE dell’intera regione balcanica, il quale aveva subito una battuta di arresto lo scorso 18 ottobre. In tale occasione, il presidente della Francia, Emmanuel Macron, aveva bloccato l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje. Nello specifico, Macron aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione. In occasione del voto del 18 ottobre, l’ingresso della Macedonia del Nord era stato votato positivamente da tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi.

In aggiunta, durante il colloquio con il suo omologo, Guerini ha apprezzato l’impegno del Montenegro nella NATO, la quale rappresenta un elemento imprescindibile per garantire la stabilità della regione.

Tali parole sono giunte in un momento di tensioni tra il Montenegro e la Serbia, la quale è stata accusata, il 28 febbraio, dal presidente di Podgorica di voler indebolire l’indipendenza del Montenegro di concerto con la Russia. Nello specifico, il clima di tensione tra i due Paesi era scoppiato lo scorso 27 dicembre, in seguito all’approvazione, da parte di Podgorica, della legge per cui le comunità religiose in possesso di beni da prima del 1918 dovranno dimostrarne la legittima proprietà, pena la riappropriazione da parte dello Stato. A tale riguardo, Radio Free Europe aggiunge che il 1918 è l’anno in cui il Montenegro, i cui cittadini sono prevalentemente di fede cristiano-ortodossa, si è unito al regno dei serbi, croati e sloveni, facendo inglobare la chiesa ortodossa montenegrina a quella serbo-ortodossa e perdendo tutte le proprietà in suo possesso. In tale clima, la misura è considerata dagli esperti in grado di compromettere le relazioni con la Serbia.

In tale contesto, con la nuova legge approvata dal Montenegro, l’autorità religiosa della chiesa serbo-ortodossa sostiene che Podgorica voglia appropriarsi di proprietà della Chiesa serba, quali monasteri, chiese e altri beni. Il governo, tuttavia, ha smentito tali accuse.

In aggiunta, nel corso dell’intervista rilasciata a Tanjug, Djukanovic ha sottolineato che la legge non intende compromettere la libertà religiosa dei cittadini di etnia serba che vivono in Montenegro, né ha come obiettivo il divieto di utilizzo dei propri luoghi di culto.

Tuttavia, Djunakovic si è scagliato contro le proteste di cui il Montenegro, il Kosovo e la Serbia sono stati teatro, dichiarando che queste siano di natura politica, nonostante siano mascherate da manifestazioni religiose. In aggiunta, il presidente montenegrino ha dichiarato che tali proteste, caratterizzate da un forte spirito filoserbo, non possono minacciare il governo, né le politiche adottate da esso.

Per favorire la chiarezza e la trasparenza, inoltre, il presidente del Montenegro ha dichiarato che farà il possibile per informare la cittadinanza sulla vera finalità della legge sulle minoranze religiose, fermo restando il diritto che viene riconosciuto ai singoli cittadini di confessare il proprio credo e di manifestare a tutela dei propri interessi.

Secondo le stime riportate dal BNN Bloomberg, circa il 70% della popolazione montenegrina è di fede cristiano ortodossa. Sebbene vi sia una branca montenegrina della Chiesa ortodossa, è la rappresentanza locale della chiesta Serbo-ortodossa ad esercitare il controllo sulla maggior parte dei luoghi di culto e di pellegrinaggio. A supporto dei cittadini di fede ortodossa, la portavoce del Ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, ha invitato i legislatori a rispettare “i diritti legittimi” della più grande comunità religiosa del Paese. In maniera simile, la porzione filoserba del clero ortodosso ha etichettato il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, quale ateo intenzionato a portare avanti un’azione di repressione in stile comunista.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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