L’UE pronta ad offrire aiuti economici alla Grecia e ad Idlib

Pubblicato il 4 marzo 2020 alle 20:04 in Europa Siria

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I Paesi dell’Unione Europea hanno concordato di offrire un supporto economico alla Grecia e di stanziare aiuti umanitari per la città siriana di Idlib, nel tentativo di evitare un afflusso massiccio di migranti. Tuttavia, non è ancora chiara la posizione che sarà presa nei confronti della Turchia. 

I ministri degli Interni dell’UE si sono incontrati il 4 marzo Bruxelles per tenere colloqui di emergenza. Questi continueranno anche il 5 e il 6 marzo, mentre circa 25.000 rifugiati e migranti si stanno radunando al confine greco, cercando di raggiungere l’Europa. Tale situazione arriva a seguito della decisione del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, di aprire le frontiere e di non bloccare più i migranti, soprattutto siriani. L’annuncio è giunto il 29 febbraio, in seguito all’uccisione, nella provincia di Idlib, di 34 soldati turchi, vittime di un attacco aereo condotto dalle forze governative del regime di Bashar al-Assad.

L’Europa ha condannato la decisione di Erdogan, a causa delle tremende conseguenze umanitarie. “La Turchia non è un nemico, ma le persone non sono nemmeno armi”, ha dichiarato la principale responsabile delle migrazioni dell’UE, Margaritis Schinas, spiegando che un finanziamento extra di 700 milioni di euro per la Grecia rafforzerebbe le frontiere esterne dell’UE. Intanto, la situazione ai confini è drammatica, con la polizia antisommossa greca che ha usato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni contro i migranti, tra cui bambini. Alcuni di questi hanno accusato sintomi respiratori gravi a seguito dell’esposizione. Nell’incontro del 4 marzo, l’UE ha preparato un pacchetto da 60 milioni di euro in aiuti umanitari per Idlib. 

Nell’ambito di un accordo siglato da UE e Turchia, il 18 marzo 2016, Ankara ha accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di miliardi di euro di aiuti. Il governo turco afferma di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso. A seguito della decisione di aprire le frontiere verso l’Europa, ci sono già stati i primi problemi. Migliaia di rifugiati bloccati al confine tra Turchia e Grecia si sono scontrati con la polizia greca il 29 febbraio. Le forze di sicurezza hanno utilizzato gas lacrimogeni contro la folla che si ammassava ad un valico di frontiera, nella provincia turca occidentale di Edirne. Alcuni dei rifugiati hanno risposto lanciando pietre contro gli ufficiali. 

Il deteriorarsi della situazione ad Idlib e il bombardamento contro le truppe turche del 27 febbraio hanno spinto Ankara a prendere decisioni così drastiche. La Turchia ha anche risposto all’attacco, colpendo 200 postazioni dell’esercito siriano, nella giornata del 28 febbraio. Nel frattempo, la NATO ha invitato Mosca e Damasco a porre fine all’offensiva nella regione. L’uccisione di altri 33 soldati turchi ha portato il bilancio delle vittime militari turche nella regione a 54, nel solo mese di febbraio. Inoltre, il numero di sfollati che da tutta la Siria si è concentrato nella città di Idlib e nelle aree limitrofe ha raggiunto quasi i 2 milioni. Molti altri siriani sono scappati, invece, in Turchia, che ospita già oltre 3,6 milioni di rifugiati. Ankara teme che se Assad completasse la sua offensiva, molti altri residenti di Idlib finirebbero per scappare oltre il confine, verso il territorio turco, causando un’ondata di profughi impossibile da gestire per il governo di Erdogan. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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