La Corea del Sud prepara misure di emergenza per il coronavirus

Pubblicato il 4 marzo 2020 alle 20:29 in Asia Corea del Sud

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Il 4 marzo, la Corea del Sud ha registrato 5.621 casi di infezione da coronavirus totali e 32 morti. La crisi è particolarmente grave nella città di Daegu, dove gli ospedali sono pieni. 

La maggior parte dei casi è partita proprio da Daegu, la quarta città più grande del Paese, dove il virus si è diffuso con grande rapidità. I funzionari sanitari sudcoreani hanno riferito che si aspettano che il numero di nuovi casi cresca nel prossimo futuro a causa di mancate misure di contenimento in un gruppo religioso della città. “Abbiamo bisogno di misure speciali di emergenza”, ha dichiarato il primo ministro sudcoreano, Chung Sye-kyun, in una riunione del governo, riferendosi alla necessità di risorse mediche extra e misure economiche mirate. “Al fine di superare COVID-19 il più rapidamente possibile e ridurre al minimo l’impatto sull’economia, è necessario sostenere in modo pro-attivo tutte le risorse disponibili”, ha dichiarato il premier. 

Intanto, gli ospedali delle aree più colpite della Corea del Sud stanno avendo difficoltà ad accogliere nuovi pazienti. A Daegu, 2.300 persone erano in attesa di essere ricoverate negli ospedali e nelle strutture mediche temporanee, secondo quanto ha affermato il vice ministro della sanità, Kim Gang-lip. Un ospedale militare con 100 letti, che aveva gestito molti dei casi più gravi, disporrà di 200 letti aggiuntivi entro il 5 marzo, ha aggiunto. In tale contesto, il 2 marzo, il governo di Seoul ha chiesto ai pubblici ministeri di avviare un’indagine per omicidio contro il leader di una chiesa e altri 12 responsabili, per aver rifiutato di collaborare e attuare le misure preventive richieste, causando numerose infezioni e morti per coronavirus. 

Daegu è la sede di un ramo della chiesa di Gesù Shincheonji, un movimento basato sul culto del fondatore, Lee Man-hee. Alcuni membri di tale comunità avevano visitato la città cinese di Wuhan, epicentro della diffusione del virus, a partire dalla fine di dicembre del 2019. Il sindaco di Seoul, Park Won-Soon, ha dichiarato che se Lee e gli altri capi della chiesa avessero collaborato con le autorità e avessero attuato le misure preventive richieste, i contagi e le morti in Corea si sarebbero potute contenere. La Corea del Sud ha registrati 599 nuovi casi, solo nella giornata del 2 marzo, portando il totale nazionale a 4.335 infetti. I morti sono almeno 26. 

Un membro della Chiesa di Gesù Shincheonji, noto come Paziente 31, ha contribuito in maniera sostanziale al diffondersi dell’epidemia, secondo le autorità di Seul. Da parte sua, Lee Man-hee, ha provato a scusarsi e ha dichiarato di aver fatto il possibile per prevenire la diffusione del coronavirus tra i membri della sua comunità. “Abbiamo fatto del nostro meglio ma non siamo stati in grado di fermare la diffusione del virus”, ha dichiarato Lee, in una conferenza stampa fuori da una chiesa di Gapyeong, a Nord-Est di Seoul. “Sono davvero grato, ma allo stesso tempo chiedo perdono. Non avrei mai pensato che ciò potesse accadere, neanche nei miei sogni “, ha aggiunto, inchinandosi due volte, un gesto che nella cultura sudcoreana significa umiltà e rimpianto.

Diversi manifestanti hanno gridato insulti al leader della chiesa, durante la conferenza, tenutasi il giorno dopo che il governo della città di Seoul aveva chiesto ai pubblici ministeri di iniziare un’indagine per omicidio contro di lui, il primo marzo. Le autorità hanno affermato che la chiesa è responsabile del rifiuto di cooperare con gli sforzi per fermare la malattia. A seguito di tali accuse, la chiesa e tutti i suoi seguaci sono stati sottoposti a test per il coronavirus e controlli legali. Un portavoce della chiesa ha mostrato documenti che riferivano che Lee era risultato negativo alla malattia. Inizialmente, la conferenza stampa doveva essere organizzata all’interno di uno degli edifici, noto come il Palazzo della Pace, che ha anche la funzione di istituto di formazione per i suoi membri. Tuttavia, le autorità locali hanno respinto tale proposta citando preoccupazioni riguardanti proprio il virus. Inoltre, sul cancello del complesso è stato affisso un messaggio in cui si diceva che era stato sigillato, il 24 febbraio.

Tale istituzione è stata al centro di numerose critiche anche prima dello scoppio del virus. Alcuni ex membri della chiesa hanno raccontato che molti giovani credenti sono stati costretti a lasciare le proprie case per vivere in dormitori della chiesa, come parte dell’iniziazione, e sono stati quindi portati a tagliare qualsiasi tipo di legame con i propri familiari. Molte persone dichiarano di non vedere i propri figli da anni, a causa della conversione e dell’ingresso di questi ultimi nella chiesa di Gesù Shincheonji. “Shincheonji distrugge le famiglie e separa i bambini dai loro genitori”, ha dichiarato Lee Yeon-woo, il padre di una seguace. “Non riesco a dormire la notte pensando che mia figlia possa essere stata infettata e soffre in solitudine”, ha aggiunto.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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