Iran: arricchimento dell’uranio 5 volte superiore al limite

Pubblicato il 4 marzo 2020 alle 10:33 in Iran Medio Oriente

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La scorta iraniana di uranio arricchito ha superato di cinque volte il limite massimo fissato dall’accordo sul nucleare del 2015. È quanto emerge da un rapporto pubblicato, martedì 3 marzo, dall’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA), affiliata alle Nazioni Unite.

Nel documento si legge che, a partire dal 19 febbraio 2020, la scorta iraniana di uranio arricchito è arrivata a circa 1.510 chilogrammi, una cifra nettamente superiore rispetto al tetto di 300 chili stabilito dal cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), firmato il 14 luglio 2015 dall’Iran, dalla Germania, dall’Unione Europea e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Da quando gli USA hanno deciso di ritirarsi unilateralmente dal trattato, l’8 maggio 2018, e di rinnovare le sanzioni contro l’Iran, anche il governo di Teheran ha iniziato a venire meno agli impegni presi con la firma del JCPOA.

Alcuni analisti ritengono che il livello di uranio arricchito raggiunto dall’Iran possa fornire materiale sufficiente per produrre un’arma nucleare. Tuttavia, sarebbero necessari ancora diversi passaggi, incluso un ulteriore arricchimento, per renderlo adatto all’utilizzo per una bomba atomica. Lo stesso rapporto afferma che l’Iran non ha ancora arricchito l’uranio al di sopra del 4.5%. Solo un livello di arricchimento al 90% può rendere l’uranio utilizzabile per la produzione di armi di distruzione di massa.

“L’Iran non ha consentito all’agenzia di accedere in due località e non ha partecipato alle discussioni sostanziali per rispondere alle domande relative ai possibili materiali nucleari non dichiarati e alle attività connesse al nucleare”, ha tuttavia specificato l’AIEA. “Il direttore generale chiede a Teheran di cooperare immediatamente e integralmente con l’agenzia, fornendo un rapido accesso alle location specificate”, si legge nel rapporto, la cui pubblicazione è riservata e può essere consultata solo dalle agenzie di stampa. L’Iran, da parte sua, ha informato l’AIEA che “non riconoscerà alcuna accusa sulle attività passate e non si considera obbligato a rispondere a tali insinuazioni”.

Gli ultimi aggiornamenti dell’Agenzia arrivano solo qualche giorno un incontro, tenutosi a Vienna, tra l’Unione Europea e i rimanenti firmatari dell’accordo. Le parti hanno espresso “serie preoccupazioni” in merito all’attuazione degli impegni nucleari da parte dell’Iran ma, di fatto, il vertice si è concluso senza alcuna decisione sostanziale. È stato riconosciuto, tuttavia, che la re-imposizione delle sanzioni statunitensi, rivolte soprattutto al settore petrolifero, hanno messo in ginocchio l’economia iraniana e non hanno permesso al governo di Teheran di poter beneficiare della revoca delle sanzioni europee. Durante l’incontro, nonostante i partecipanti non siano riusciti ad elaborare un vero e proprio piano per cercare di mantenere in vita l’accordo, è stata ribadita l’importanza di rispettare gli impegni presi nel 2015. La promessa più importante sottoscritta da Teheran era stata quella di lavorare per ridurre il proprio programma nucleare a fronte di un alleggerimento delle sanzioni economiche. Da quando il presidente americano, Donald Trump, ha deciso il ritiro unilaterale dall’accordo, l’Iran ha cominciato ad abbandonare gradualmente i suoi impegni come ritorsione nei confronti di Washington. Il JCPOA, tuttavia, resta, secondo i rimanenti Stati firmatari, un elemento chiave dell’architettura globale di non proliferazione nucleare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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