Allarme coronavirus in India: 29 casi di cui 16 sono italiani

Pubblicato il 4 marzo 2020 alle 18:35 in India Italia

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Il numero totale di casi di coronavirus in India è aumentato bruscamente a 29, il 4 marzo. Tra questi ci sono 16 turisti italiani e un cittadino indiano tornato dall’Italia.

Solo 2 giorni prima, il 2 marzo, l’India aveva solo 6 casi di coronavirus. Le autorità stanno aumentando i controlli negli aeroporti e ai confini e hanno chiesto alla popolazione di evitare eventi affollati. In tale contesto, il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha dichiarato che non parteciperà alle celebrazioni per il festival “Hindu Holi”, che si terrà in tutta la nazione la prossima settimana. “Gli esperti di tutto il mondo hanno consigliato di ridurre le aggregazioni di massa per evitare la diffusione”, ha riferito Modi in un tweet, il 4 marzo. “Quindi, quest’anno ho deciso di non partecipare”, ha aggiunto. 

Inoltre, un dipendente di una società di pagamenti indiana, Paytm, che era in vacanza in Italia è risultato positivo al coronavirus. “Abbiamo consigliato a tutti i nostri colleghi di lavorare da casa per un paio di giorni mentre disinfettiamo i nostri uffici”, ha riferito il portavoce dell’azienda in una nota, aggiungendo che i servizi quotidiani non subiranno alcun impatto. Paytm ha 6 uffici nei dintorni di Nuova Delhi, con oltre 3.000 dipendenti. Inoltre, il 4 marzo, il ministro della Sanità, Harsh Vardhan, ha dichiarato che 15 dei 21 turisti provenienti dall’Italia, che erano stati portati in una struttura di quarantena alla periferia di Nuova Delhi, sono risultati positivi al virus. Anche il loro autista indiano è stato messo in quarantena. Un altro italiano, che si trovava nel Rajasthan è stato infettato dal virus. 

A livello mondiale, secondo gli ultimi dati, il virus ha colpito 77 Paesi, causando circa 3.000 vittime. I casi di infezione ammontano, invece, a più di 93.000. In Cina, Paese in cui il virus ha cominciato a diffondersi dal mese di dicembre 2019, il bilancio include 80.270 casi di infezione e quasi 3.000 morti. Il 3 marzo, la Cina ha riportato il suo numero più basso di nuovi casi di coronavirus nell’ultimo mese, 125 nuove infezioni e 31 decessi nelle precedenti 24 ore. Si tratta delle cifre più basse dal 20 gennaio, quando il leader cinese, Xi Jinping, ha emesso i suoi primi decreti pubblici riguardo l’epidemia. Gli sforzi del Paese per controllare la diffusione hanno incluso la limitazione dei movimenti per 700 milioni di persone. Nella provincia di Hubei, dove è scoppiata l’epidemia e dove è stata identificata la stragrande maggioranza dei casi, 2.410 pazienti sono stati dimessi da ospedali e cliniche di emergenza. Gli esperti, tuttavia, hanno avvertito che la vera svolta contro l’epidemia deve ancora arrivare e il test principale sarà il ritorno a lavoro di milioni di cittadini cinesi. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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