Yemen: escalation nel Nord, 25.000 famiglie sfollate

Pubblicato il 3 marzo 2020 alle 13:24 in Medio Oriente Yemen

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I ribelli sciiti Houthi hanno preso il controllo di Hamz, capoluogo della provincia strategica di al-Jawf, nel Nord dello Yemen. Ciò ha rappresentato un duro colpo per la coalizione a guida saudita e ha causato lo sfollamento di circa 25.000 famiglie yemenite.

L’avanzata da parte degli Houthi ha avuto inizio il primo marzo scorso, dando vita ad una escalation militare e peggiorando ulteriormente la situazione umanitaria, già di per sé grave. A darne notizia, il 2 marzo, l’Ufficio delle Nazioni Unite in Yemen e l’unità per la gestione degli sfollati interni, che si occupa prevalentemente del monitoraggio degli accampamenti yemeniti. Secondo quanto riferito, migliaia di yemeniti, circa 14.000, sono già fuggiti di fronte all’intensificarsi degli attacchi dei ribelli, verso la vicina provincia di Ma’rib, e si prevede che il numero di famiglie sfollate raggiunga quota 25.000 nel breve termine. Di fronte a tale scenario, le organizzazioni internazionali ed umanitarie sono state esortate ad intervenire e a fornire supporto.

Il controllo da parte dei ribelli di Hamz, del primo marzo, è giunto a seguito di violente battaglie contro le forze congiunte, composte da membri sia dell’esercito nazionale yemenita sia della coalizione internazionale a guida saudita, oltre che dopo almeno tre attacchi aerei. Le forze governative sono state costrette a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. L’episodio si inserisce nel quadro di una violenta escalation in corso da settimane e, in particolare, sin da metà gennaio 2020, che ha interessato prevalentemente i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a. Altro distretto testimone di scontri è stato Nihm, definito la porta orientale verso la capitale yemenita, dove gli Houthi hanno raggiunto notevoli progressi nel corso delle battaglie in corso da gennaio 2020.

Tuttavia, assumere il controllo di al-Jawf ha rappresentato un risultato rilevante per i ribelli Houthi che, in tal modo, giungono ad occupare un terzo governatorato prossimo all’Arabia Saudita, dopo Sa’da e Hajjah. Inoltre, secondo alcuni analisti, gli Houthi potrebbero essere in grado di espandere ulteriormente il proprio controllo verso Ma’rib ed il Sud del Paese. In tale quadro, il 3 marzo, dall’esercito yemenita sono giunte le prime dichiarazioni dopo la conquista di al-Jawf. In particolare, il portavoce dell’esercito, Abdo Majali, ha affermato che le proprie forze sono ancora stanziate in alcuni punti della regione, determinate ad espellere i ribelli Houthi, e che nuovi rinforzi sono stati inviati nell’area.

Al-Jawf, negli anni del conflitto, ha costituito una sorta di “oasi” per i cittadini yemeniti in fuga dalle violazioni perpetrate dai ribelli Houthi. Tuttavia, secondo quanto riferito da fonti locali, anche qui, dal primo marzo, i civili hanno visto le proprie abitazioni saccheggiate, oltre ad essere testimoni di diversi tipi di abusi e violazioni a livello umanitario. Al centro delle operazioni di violenza, anche ospedali, scuole e università.

Lo Yemen continua ad assistere ad una perdurante guerra civile, scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Il 18 febbraio, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, ha affermato che il bilancio delle vittime civili aumenta giorno dopo giorno, e le ostilità rischiano di aumentare di fronte alle continue interruzioni del percorso politico. Secondo quanto riferito, sono circa 160 i civili yemeniti morti e feriti nel mese di gennaio 2020 nell’intero Paese.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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