Siria: gli aggiornamenti su Idlib delle ultime ore

Pubblicato il 3 marzo 2020 alle 9:05 in Siria Turchia

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Le forze armate siriane dell’opposizione hanno dichiarato di aver abbattuto un drone iraniano mentre sorvolava su Idlib. Nel frattempo, continuano gli scontri via terra contro le forze del regime.

Questo è quanto riportato da al-Jazeera, nella sera del 2 marzo, specificando che il drone abbattuto era di tipo Ababil, di fabbricazione iraniana, ed era stato impiegato dalle forze a sostegno del regime. Nello specifico, il drone è precipitato nell’area di Ruweiha, nel Sud di Idlib. Nella mattina del giorno successivo, il 3 marzo, il quotidiano arabo al-Arabiya ha, invece, riferito, che le forze di Difesa aerea del governo siriano, con a capo il presidente Bashar al-Assad,  hanno abbattuto un drone turco mentre cercavano di avvicinarsi verso l’area occidentale della città di Saraqib, nella periferia orientale di Idlib. La notizia giunge dopo che, il 2 marzo, il Ministero della Difesa turco ha reso noto che un soldato turco è stato ucciso ed un altro è rimasto ferito a seguito di un bombardamento condotto su Idlib.

Parallelamente, secondo quanto riferito dal corrispondente di al-Jazeera, continuano gli scontri sul campo, su diversi assi di combattimento della regione Nord-occidentale. In particolare, nella serata del 2 marzo, le forze dell’opposizione hanno preso il controllo dei villaggi e delle città di Hazarain, Al-Bureij e Maarat Mukhas, nella periferia orientale di Idlib. Inoltre, violenti scontri tra l’esercito di Assad, coadiuvato da Mosca, e le forze ribelli hanno avuto luogo presso Kafr Nabl e nella periferia di Saraqib, conquistata dal regime proprio il 2 marzo. A detta di fonti locali, quella in corso è una “guerra di strada”.

In tale quadro, il ministero della Difesa russo ha reso noto il dispiegamento delle forze di polizia militare a Saraqib, a partire dalle cinque del pomeriggio del 2 marzo, ora locale. Si tratta di un’informazione che, però, è stata negata dall’Esercito Nazionale Siriano, affiliato all’opposizione siriana, secondo cui le nuove forze russe giunte a Saraqib sono, in realtà, forze iraniane e forze di sicurezza della compagnia Wagner. Inoltre, a detta di un portavoce dell’Esercito Nazionale, gli scontri tra le forze turche e quelle del regime continuano e, data la forte presenza di Ankara, non è possibile per Mosca schierare propri membri. Al-Jazeera ha altresì aggiunto che, sempre nella sera del 2 marzo, 9 civili sono morti a seguito di un bombardamento contro Al-Fu’ah, nella periferia di Idlib.

Tali ultimi aggiornamenti sul campo giungono a seguito della conquista di Saraqib da parte delle forze di Assad. Tale città svolge un ruolo rilevante, in quanto attraversata sia dalla strada internazionale M4, che collega Aleppo e Latakia, sia dalla cosiddetta M5, via di comunicazione tra Aleppo e Damasco. Sempre al-Jazeera, nella mattina del 3 marzo, ha riferito che l’esercito del regime ha assunto il pieno controllo di tale luogo, sebbene raid aerei turchi abbiano continuato a colpire l’intera regione. Tuttavia, anche a Saraqib gli scontri continuano, con le forze ribelli che tentano ancora una volta di riprendere il controllo di una città di rilevanza strategica. In particolare, secondo quanto riferito, droni turchi hanno colpito due piattaforme missilistiche e postazioni appartenenti al regime, stabilite a Saraqib. Quest’ultima, è stato specificato, è considerata una porta di accesso sia verso Aleppo, sotto il controllo di Assad, sia verso Idlib, l’ultima roccaforte ancora in mano ai ribelli.

Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, e sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. Qui, le forze di Ankara controllano dodici postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”.

Dopo la morte di circa 34 soldati turchi, verificatasi a Idlib il 27 febbraio, Ankara ha annunciato l’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation e dalle proprie postazioni di monitoraggio. Sia la Turchia sia la Russia hanno non solo espresso preoccupazione di fronte all’escalation in corso a Idlib, ma si sono anche dette riluttanti ad intraprendere un conflitto diretto in Siria, nonostante il loro sostegno alle due parti opposte. In particolare, nella mattina del 2 marzo, il presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato che il proprio Paese non ha intenzione di entrare in guerra con nessuno degli attori coinvolti nel panorama siriano, e le sue dichiarazioni fanno seguito a quelle del ministro della Difesa turco, Khulusi Akar, dello stesso tipo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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