Italia al lavoro per il contrasto alla tratta di esseri umani

Pubblicato il 3 marzo 2020 alle 17:17 in Immigrazione Italia

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Sono iniziati, il 2 marzo, i lavori volti a costituire la Cabina di regia della Presidenza del Consiglio dei ministri per la prevenzione e il contrasto alla tratta degli esseri umani.

È quanto rivelato dal Ministero della Difesa italiano, il quale ha altresì specificato che tale cabina, di carattere politico e istituzionale, si occuperà di elaborare le linee guida per la programmazione e il finanziamento degli interventi contro le organizzazioni criminali che gestiscono la tratta di esseri umani.

A tale riguardo, il sottosegretario alla Difesa dell’Italia, Angelo Tofalo, il quale ha partecipato alla riunione tecnica in rappresentanza del Ministero della Difesa, ha dichiarato che l’obiettivo è stato quello di avviare un dialogo tra istituzioni per definire il modello di governance sulla base del Piano nazionale anti-tratta.

Tale documento era stato adottato per la prima volta dal Consiglio dei Ministri il 26 febbraio 2016 e aveva definito, per il biennio 2016-2018, le strategie di intervento per il contrasto della tratta e dello sfruttamento degli esseri umani. Il piano era stato articolato sulla base di quattro direttrici: prevenzione, persecuzione dei crimini, protezione ed integrazione sociale delle vittime. Considerate tali direttrici, aveva dunque dato implementazione alle cinque priorità individuate dall’Unione europea. La prima faceva riferimento all’individuazione, protezione e assistenza nei confronti delle vittime. La seconda priorità era l’intensificazione delle misure di prevenzione della tratta. La terza era il potenziamento dell’azione penale contro i trafficanti. La quarta era il miglioramento della coordinazione e della cooperazione tra i soggetti interessati. L’ultima priorità era l’aumento della conoscenza delle problematiche relative al fenomeno della tratta degli esseri umani.

Il Piano adottato in precedenza, ha dichiarato Tofalo, rappresenta un punto di partenza, dal momento che questo “si è dimostrato particolarmente efficace”. A tale riguardo, il Ministero della Difesa di Roma ha diffuso i dati raccolti dal II Reparto dell’Arma dei Carabinieri, il quale ha avviato indagini di settore sulla criminalità organizzata. Secondo tali dati, la filiera della tratta di esseri umani risulta interamente gestita dalle organizzazioni criminali, le quali forniscono assistenza in termini logistici per quel che riguarda il reclutamento, il trasporto e il trasferimento dei clandestini. Ciò comporta anche la fornitura dei documenti contraffatti e lo sfruttamento successivo, per fini sessuali o lavorativi, delle vittime.

In aggiunta, secondo i dati resi noti dal Ministero della Difesa, solo nel 2019 sono state 1.233 le segnalazioni per reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, riduzione in schiavitù, tratta di persone e intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Sulla base dei risultati del Piano elaborato nel 2016, Tofalo ha annunciato che i lavori avviati il 2 marzo in seno alla Presidenza del Consiglio dei ministri saranno volti a definire, oltre alle strategie pluriennali, anche le azioni concrete in materia di sensibilizzazione, prevenzione sociale e integrazione delle vittime, in linea con le quattro direttrici individuate in precedenza, integrando il livello di azione nazionale con quello regionale e locale.

La distinzione tra trafficanti di esseri umani e di migranti, secondo quanto sottolineato da InfoMigrants, è necessaria in quanto con la prima espressione si fa riferimento al controllo di un’altra persona finalizzato al suo sfruttamento, mentre nel secondo caso si presuppone che l’ingresso clandestino in un altro Paese sia consenziente.

Secondo il report del 2019 sul traffico di esseri umani, elaborato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, l’Italia non soddisfa del tutto i criteri per lo sradicamento della tratta, ma ha avviato importanti sforzi. Tuttavia, nel report si segnala la mancata valutazione da parte delle autorità italiane dei rischi che possono emergere in caso di rimpatrio forzato o di espulsione delle potenziali vittime, le quali vengono in gran parte indicate dalle ONG o dalle organizzazioni internazionali coinvolte nella gestione del fenomeno migratorio.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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