Elezioni in Israele: Netanyahu di nuovo in testa

Pubblicato il 3 marzo 2020 alle 12:09 in Israele Medio Oriente

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Stando ai primi dati emersi il 3 marzo, allo spoglio del 90% dei voti, il premier precedentemente in carica, Benjamin Netanyahu, è nuovamente il favorito.

Le elezioni in Israele hanno avuto luogo il 2 marzo, quando 6.4 milioni di elettori israeliani sono stati chiamati alle urne, per la terza volta in un anno. Il primo ministro Netanyahu, al momento, ha ottenuto 36 seggi che, aggiunti a quelli della sua coalizione di destra e religiosa, gli consentono di giungere a quota 59. In questo modo, mancherebbero soltanto due seggi per ottenere la maggioranza parlamentare, pari a 61 seggi. Nel corso della mattina del 3 marzo, lo spoglio elettorale è stato caratterizzato da repentine oscillazioni. Netanyahu, ancora una volta, è stato il protagonista di una competizione serrata con il suo rivale Benny Gantz, alla guida del partito Blue and White. Quest’ultimo, stando agli ultimi risultati, è alla seconda posizione, con 32 seggi. Un risultato rilevante potrebbe essere raggiunto anche dalla Joint List, un’alleanza di quattro partiti che rappresentano principalmente cittadini palestinesi di Israele. Questa, al momento, detiene 13 seggi, ma, secondo i risultati preliminari, potrebbe ottenerne almeno 15 e ciò rappresenterebbe una cifra record.

Netanyahu, dal canto suo, all’alba del 3 marzo, ha celebrato quella che ha definito una “grande vittoria”, evidenziando come si trovi in una posizione di forza che potrebbe consentirgli di formare un nuovo governo per Israele, superando altresì le accuse di corruzione che lo vedono coinvolto in un processo giudiziario. Il premier ha affermato che presto chiamerà i suoi alleati di destra per avviare la formazione del nuovo esecutivo e che, sebbene si sia trattato di una vittoria difficile e contraria a qualsiasi aspettativa, egli è determinato a istituire un governo nazionale forte.

Nel discorso pronunciato di fronte ai suoi sostenitori e trasmesso in televisione, Netanyahu ha dichiarato che la vittoria raggiunta è addirittura maggiore di quella del 1996, anno in cui ha ottenuto il primo mandato alla presidenza del Consiglio. Pertanto, il premier si è detto disposto ad adempiere a tutte le promesse elettorali, tra cui l’annessione della Valle del Giordano e degli insediamenti in Cisgiordania ai territori israeliani. Ciò anche alla luce dei risultati raggiunti. A tal proposito, Netanyahu ha affermato che, insieme ai suoi alleati, Israele è divenuto un grande Paese, che ha instaurato nuovi legami a livello internazionale con Paesi arabi e islamici e con leader internazionali.

Parallelamente, Netanyahu continua ad essere coinvolto in un processo giudiziario, che dovrebbe avere inizio il 17 marzo prossimo. Sebbene sia stato il primo ministro della storia di Israele ad essere incriminato, vincere le elezioni lo porrebbe, secondo alcuni, in una posizione di forza, che potrebbe consentirgli di mantenere la carica. Tuttavia, trattandosi di una prima situazione di tal tipo, non è chiaro se il presidente israeliano, Reuven Rivlin, potrà effettivamente conferire un altro mandato al premier.

L’incriminazione contro Netanyahu è giunta il 21 novembre 2019, sebbene il procuratore generale israeliano, Avichai Mandelblit, avesse annunciato le accuse contro Netanyahu già nel mese di febbraio. Queste riguardano tre casi.  Il primo è noto come “Caso 1000”, dove il premier è accusato di abuso d’ufficio. Il “Caso 2000”, poi, vede il premier impegnato in presunte negoziazioni con Arnon “Noni” Mozes, il proprietario di uno dei maggiori quotidiani israeliani, Yedioth Ahronoth, volte ad ottenere maggiore copertura mediatica in cambio di una circolazione limitata del quotidiano gratuito rivale, Israel Hayom.  Infine, il caso considerato più rilevante è il “Caso 4000”, riguardante la relazione tra Netanyahu e l’azienda di telecomunicazioni Bezeq. Il premier avrebbe offerto regolarmente benefici dal valore di circa 280.000 milioni di dollari, in cambio della pubblicazione di notizie a proprio favore su Walla News!, un quotidiano online. Inoltre, al centro delle indagini relative a tale caso vi è anche la fusione tra Bezeq e il gruppo televisivo YES, del 2015, quando Netanyahu era al Ministero delle Comunicazioni. I procuratori accusano il premier di essersi fatto corrompere per modificare la legislazione a favore di Bezeq, consentendo a quest’ultima di guadagnare ingenti somme.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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