Crisi politica in Guinea Bissau: il presidente schiera l’esercito

Pubblicato il 3 marzo 2020 alle 17:11 in Africa Guinea Bissau

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In Guinea Bissau, l’esercito è stato schierato nei pressi dei maggiori edifici governativi della capitale per evitare che la crisi politica, attualmente in corso, abbia esiti violenti. Al momento, nel Paese africano, due uomini, Umaro Cissoko Embalo e Cipriano Cassama, si contendono la presidenza. Il primo, uscito vincitore dalle elezioni presidenziali dello scorso dicembre, ha presentato oggi, martedì 3 marzo, insieme al primo ministro, Nuno Gomes Nabiam, la composizione del nuovo governo. L’esecutivo è formato da 32 membri, tra cui 19 ministri e 13 segretari di stato.

Tuttavia, la nomina di Embalo ha suscitato diverse critiche all’interno del Paese, con il candidato arrivato secondo alle ultime elezioni, Domingos Simoes Pereira, che contesta i risultati e aspetta il verdetto della Corte suprema in merito alla questione. Il partito di Pereira, ovvero il Partito africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde (Paigc), ha spinto il Parlamento, dove detiene la maggioranza, a disconoscere ufficialmente il presidente eletto. Sabato 28 febbraio, un totale di 52 deputati su 102 ha nominato il presidente del Parlamento, Cipriano Cassama, nuovo leader “ad interim” del Paese. La mossa è stata una presa di posizione forte da parte di Pereira e del suo partito, nonostante Cassama, a solo 24 ore dalla sua nomina, abbia deciso di dimettersi perché “preoccupato per la sua incolumità”. L’uomo ha dichiarato di aver ricevuto “minacce di morte” e di non voler diventare bersaglio delle violenze. L’Unione Europea ha espresso preoccupazione per la situazione nel Paese africano e ha affermato che la crisi politica “rischia di aggravare le già dure condizioni di vita della maggioranza della popolazione”.

Al ballottaggio presidenziale del 29 dicembre, Embalo si era aggiudicato la vittoria con il 53.55% dei voti. Pereira, d’altro canto, ne aveva ottenuto il 46.45% L’attuale leader del Paese, invece, Jose Mario Vaz, non era riuscito a superare il primo round e a proseguire nella competizione, avendo guadagnato solo il 12% dei voti. 

Pereira, 56 anni, è stato primo ministro durante la presidenza Vaz, prima di essere licenziato nel 2015, una mossa che ha portato ad anni di forte tensione tra capo di Stato e Parlamento e alla nomina di numerosi primi ministri. Anche Embalo, 47 anni, è stato premier della Guinea Bissau sotto Vaz, dal 2016 al 2018. Per cercare di ottenere il supporto dei candidati eliminati e dei loro sostenitori, Embalo si è presentato come “unificatore” del Paese e ha promesso di riportare la stabilità politica, provando a sbloccare l’impasse istituzionale e a modernizzare la nazione, che conta circa 1.6 milioni di abitanti. Membro del gruppo etnico dei Fulani, ha studiato scienze sociali e politiche in Spagna e Portogallo ed è stato brigadiere generale dell’esercito, dal quale si è prematuramente congedato negli anni ’90. Attualmente rappresenta il Madem, un partito formato da ribelli e oppositori del PAIGC.

La Guinea Bissau, ex colonia portoghese, è uno dei Paesi più poveri del mondo. Per anni, è stato afflitta da instabilità politica, povertà, corruzione e traffico di droga. Da quando si è dichiarata indipendente, nel 1974, la Guinea Bissau ha subito circa 9 colpi di stato. Il golpe più recente si è verificato nel 2012.Le tensioni politiche sono scoppiate in maniera dirompente nell’agosto 2015, quando il presidente Vaz, in carica dal 23 giugno 2014, ha rimosso l’allora primo ministro Pereira, sostenuto dall’opinione pubblica e da numerosi investitori occidentali. Tale mossa ha innescato un periodo di instabilità che ha portato ad un vero e proprio stallo. L’accordo di Conakry avrebbe dovuto risolvere la situazione, tuttavia, importanti clausole del patto non sono state rispettate, creando ulteriori problemi tra le élite politiche locali. Tale impasse politico favorisce i trafficanti di droga, in quanto l’ex colonia portoghese costituisce un ambiente favorevole a causa della dilagante criminalità. Gli Stati Uniti hanno accusato alcuni ufficiali militari della Guinea Bissau di trarre profitto dal commercio di cocaina proveniente dal Sud America e diretto verso l’Europa.

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Chiara Gentili

di Redazione

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