Il Bahrein, un modello globale di convivenza ed emancipazione femminile

Pubblicato il 3 marzo 2020 alle 15:59 in Bahrein Medio Oriente

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Il quotidiano The Washington Diplomat ha intervistato l’ambasciatore del Bahrain negli Stati Uniti d’America, Shaikh Abdullah bin Rashid al-Khalifa, il quale ha evidenziato i valori di convivenza e uguaglianza promossi dalle politiche del sovrano.

In particolare, l’intervista si colloca nel quadro della serie Ambassador Insider, alla quale hanno partecipato influencer, persone interessate ai processi decisionali del panorama politico statunitense e membri del corpo diplomatico a Washington DC. Da parte sua, l’ambasciatore bahreinita ha evidenziato che l’approccio adottato dal sovrano del Regno, Hamad bin Isa al-Khalifa, mira a creare una società giusta e al contempo variegata, in cui tutti i suoi cittadini possano godere di diritti politici e civili così come di libertà economiche e sociali. Questi vengono sanciti dalla costituzione, la quale viene considerata il punto di partenza di un processo di trasformazione che ha reso il Bahrein un modello globale di rispetto delle libertà religiose e di emancipazione femminile, nonché di sviluppo.

A tal proposito, Shaikh Abdullah ha affermato che non è possibile realizzare una società equa e diversificata senza una concreta partecipazione della componente femminile. Per tale motivo, il Regno ha profuso sforzi volti a promuovere il ruolo della donna nei diversi aspetti della vita pubblica e adottato iniziative per garantire uguaglianza ed emancipazione. Tra i maggiori promotori vi è il Consiglio supremo per le donne, fautore del Piano nazionale per la crescita delle donne del Bahrein, valido per il periodo 2013-2022. A detta dell’ambasciatore bahreinita, tali iniziative hanno consentito alle donne del Bahrein di svolgere un ruolo sempre maggiore nel settore pubblico, dove la loro rappresentanza è pari al 54%, e di raggiungere posizioni di rilievo anche in ambito ministeriale, parlamentare, giudiziario e diplomatico. Pertanto, il Regno si trova a svolgere un ruolo guida a livello regionale e internazionale nell’ambito dell’emancipazione femminile.

Tale ruolo, è stato affermato, viene maggiormente promosso dalla principessa Sabeeka bint Ibrahim al-Khalifa, altresì vincitrice del premio delle Nazioni Unite per l’empowerment femminile. Inoltre, il Regno ha accolto con favore l’istituzione dell’Ufficio della Rappresentanza femminile delle Nazioni Unite a Manama, una piattaforma volta a incoraggiare lo scambio di esperienze e pratiche con la comunità internazionale.

Parallelamente, l’ambasciatore ha affermato che la storia del Bahrein è stata già testimone di diversità e convivenza religiosa, in quanto il Paese ha da sempre ospitato moschee, chiese e templi di diverse religioni. Tale caratteristica, è stato evidenziato, continua tuttora a manifestarsi attraverso l’approccio adottato dal sovrano, il quale ha reso ancor di più il Regno un modello di coesistenza pacifica e tolleranza religiosa a livello regionale e internazionale.

Circa la sicurezza regionale, al-Khalifa ha messo in luce l’importanza del partenariato strategico tra Bahrein e Stati Uniti, riguardante, in particolare, difesa e sicurezza. A tal proposito è stato evidenziato come tale partnership sia fondamentale per preservare la stabilità e la sicurezza a livello regionale ed internazionale. È stato aggiunto che le sanzioni economiche imposte dall’attuale amministrazione statunitense contro l’Iran hanno contribuito a ridurre l’impatto dell’aggressività di Teheran nella regione. A tal proposito, l’ambasciatore ha affermato che è deplorevole che il regime iraniano continui a cercare di minare la stabilità mediorientale, attraverso il sostegno a gruppi terroristici e mettendo a rischio la navigazione internazionale. Pertanto, tale comportamento deve essere frenato. Allo stesso tempo, l’ambasciatore bahreinita ha sottolineato che il proprio Paese non sta cercando alcuna escalation militare nella regione, e che, al contrario, sta cercando di contribuire al raggiungimento di soluzioni politiche.

Il Bahrein, confinante con l’Arabia Saudita e situato di fronte all’Iran, è stato turbato da disordini interni, sin dal mese di febbraio 2011, quando i manifestanti hanno occupato la capitale di Manama, chiedendo più democrazia e la fine della discriminazione contro la maggioranza della comunità musulmana sciita, da parte della famiglia reale sunnita. In tale scenario, l’Arabia Saudita e altri Paesi della Penisola inviarono truppe a sostegno della monarchia. L’Iran, Paese a maggioranza sciita, chiese il ritiro delle truppe ma ciò che ottenne fu l’espulsione dell’incaricato d’affari iraniano a Manama, con l’accusa di aver avuto contatti con i gruppi d’opposizione.

Ancora oggi le tensioni nel Paese continuano e il Bahrein accusa l’Iran di essere coinvolto e di influire in tali turbolenze. Nel quadro delle recenti tensioni nel Golfo, invece, Manama, ha invitato Teheran a promuovere una tregua ed a rispettare interessi, sovranità e indipendenza dei Paesi della regione del Golfo, oltre a preservare la pace e la sicurezza sia a livello regionale sia internazionale. Non da ultimo, il Bahrein è, accanto ad Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, tra i responsabili dell’embargo contro il Qatar, che, dal 5 giugno 2017, ha dato vita alla cosiddetta “crisi del Golfo”.

Circa i rapporti con gli Stati Uniti, il Bahrein è sede del quartier generale della Quinta Flotta statunitense, oltre ad essere un alleato di Washington. Il presidente della Casa Bianca, Donald Trump, ha alleggerito le restrizioni sulle vendite di armi al Paese, da quando è salito al potere, nel gennaio 2017. Inoltre, gli Stati Uniti forniscono assistenza a tale alleato mediorientale per migliorarne le capacità nel quadro della lotta al terrorismo. Tra le ultime notizie, il principe ereditario del Bahrein, Salman bin Hamad Al Khalifa, ha reso noto, il 16 settembre, di aver firmato un accordo con Washington che prevede l’acquisto del primo sistema di missili Patriot di fabbricazione statunitense.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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