Ancora divisioni sulla grande diga africana: l’Etiopia delusa dagli Stati Uniti

Pubblicato il 3 marzo 2020 alle 11:48 in Etiopia USA e Canada

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L’Etiopia si è detta delusa dagli sforzi di mediazione dell’amministrazione americana nel risolvere la disputa sulla diga GERD, il futuro sistema idroelettrico più grande di tutto il continente africano. La realizzazione del progetto sta mettendo a dura prova le relazioni tra Egitto ed Etiopia, divise sulle modalità di riempimento e su alcuni aspetti tecnici della diga, costruita sulle acque del fiume Nilo. Le differenti vedute tra le due parti rischiano di vanificare la promessa di un accordo volto a superare la controversia e a consentire alla diga di entrare in funzione.

“Coerentemente con il principio, condiviso da tutti i Paesi, di non causare danni significativi agli Stati situati a valle del Nilo, i test finali e le operazioni di riempimento della diga non dovrebbero aver luogo senza un accordo”, ha affermato il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. L’Etiopia, dal canto suo, ha dichiarato di non condividere pienamente la posizione statunitense e, attraverso una nota sottoscritta dal ministro degli Esteri e da quello delle Risorse Idriche di Addis Abeba, ha annunciato che la costruzione e il riempimento della diga continuerà come previsto.

L’ultima dichiarazione dell’Etiopia giunge in un momento particolarmente critico per il futuro della GERD, considerato che qualche giorno fa Addis Abeba aveva deciso di saltare l’ultimo round di colloqui, previsto per il 27 febbraio a Washington, chiedendo di posticiparlo. La ragione, secondo quanto dichiarato dal Ministero etiope delle Risorse Idriche, stava nel fatto che la delegazione del Paese, incaricata di gestire la questione della GERD, non era riuscita a concludere in tempo le negoziazioni con tutti i soggetti coinvolti. In Etiopia, molti sono preoccupati che il governo sia stato messo sotto pressione dagli Stati Uniti per firmare un accordo. Tuttavia, già qualche settimana fa, durante la sua ultima visita nel Paese nordafricano, il 18 febbraio, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva rivelato che per risolvere la disputa sarebbero stati necessari ancora altri mesi e che c’era ancora “molto lavoro da fare”. Il Ministero degli Esteri egiziano, da parte sua, aveva specificato in una nota che Il Cairo si sarebbe impegnato a seguire e a rispettare la strada diplomatica promossa dagli Stati Uniti e dalla Banca Mondiale.

Per ribadire la sua posizione, il ministro degli Affari Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha dichiarato, domenica primo marzo, che l’Etiopia non è autorizzata in nessun caso a procedere con il riempimento della diga senza il consenso del Cairo e senza un accordo formale tra le parti. Il desiderio dell’Egitto, a detta del ministro, è quello di raggiungere un’intesa con Addis Abeba e di vedere l’Etiopia collaborare e seguire la strada delle negoziazioni. Allo stesso tempo, Shoukry ha assicurato che il governo del Cairo difenderà i suoi interessi e i suoi diritti sulle acque del Nilo. In più, il ministro egiziano ha ricordato alla delegazione etiope che nella Dichiarazione di Principi, firmata nel marzo 2015 anche da Addis Abeba, è specificato che nessun Paese avrebbe potuto procedere al riempimento della diga senza prima sottoscrivere un accordo. Il documento, infatti, proibisce agli Stati interessati di prendere decisioni unilaterali in merito ai corsi d’acqua transfrontalieri.  

La questione della grande diga africana, meglio conosciuta con l’acronimo GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam), è da tempo motivo di tensione soprattutto tra Egitto ed Etiopia. Quest’ultima ha avviato la realizzazione del progetto idroelettrico, destinato a diventare il più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito alla diga, che, a suo avviso, potrebbe rischiare di intaccare il fabbisogno idrico del Paese, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. L’Etiopia, invece, sostiene che il progetto idroelettrico è essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e, potenzialmente, potrebbe essere in grado di favorire lo sviluppo di tutta la regione. Il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, il terzo Paese coinvolto nella disputa, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati altalenanti, con frequenti accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di avallare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione. Risale a novembre l’intervento dell’amministrazione Trump che ha invitato i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan a discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington. Da quel momento, sono stati 7 gli incontri tenutisi negli Stati Uniti in merito alla GERD.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione