Siria, Idlib: il regime riconquista la strategica Saraqib

Pubblicato il 2 marzo 2020 alle 17:15 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze del regime siriano sono riuscite a riprendere il controllo della città di Saraqib, nella regione siriana Nord-occidentale di Idlib. Parallelamente, continuano gli scontri negli altri fronti del governatorato.

A darne notizia, il 2 marzo, l’agenzia di stampa siriana SANA, secondo cui è da due giorni che le forze dell’esercito del presidente siriano, Bashar al-Assad, coadiuvate da Mosca, cercano di riprendere il controllo di tale città, conquistata dai gruppi dell’opposizione, sostenuti dalla Turchia, il 27 febbraio. Saraqib svolge un ruolo rilevante, in quanto attraversata sia dalla strada internazionale M4, che collega Aleppo e Latakia, sia dalla cosiddetta M5, via di comunicazione tra Aleppo e Damasco. La conquista da parte delle unità del regime, è stato specificato, giunge dopo attacchi condotti per mezzo di artiglieria e violenti scontri con i “gruppi terroristici” che avevano precedentemente occupato l’area grazie alla copertura aerea di Ankara. Il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, riferisce che, secondo quanto affermato da fonti militari, le forze del regime sono avanzate dall’asse Nord-orientale, con supporto aereo russo e artiglieria delle milizie iraniane.

Parallelamente, sempre il 2 marzo, Idlib ha continuato ad assistere a scontri tra l’esercito di Assad e i ribelli. Questi si sono verificati, in particolare, presso gli assi di al-Dar al-Kabira e Hazarin, situati alla periferia di Jabal al-Zawiya, nell’area rurale meridionale di Idlib, altresì porta di accesso verso la strada M4. Secondo quanto riferito da SANA, sono stati colpiti sia i raggruppamenti di ribelli sia i loro veicoli e munizioni, forniti dalla Turchia, causando perdite in termini materiali e di vite umane. La medesima area è stata poi testimone di intensi bombardamenti missilistici da parte sia di Mosca sia di Ankara. Le forze di opposizione, dal canto loro, sono avanzate verso la città di Kafr Nabl, dove sono riuscite a prendere il controllo di diversi villaggi. In tre giorni, i villaggi conquistati dai ribelli hanno raggiunto quota 12.

A detta di fonti militari, le battaglie in corso hanno la natura di scontri “mordi e fuggi” e ciò intensificherebbe ulteriormente la violenza e la forza che li caratterizza. Da parte sua, Assad ha annunciato, il primo marzo, la chiusura dello spazio aereo sopra la regione di Idlib, minacciando di rispondere contro chiunque lo violi. A tal proposito, è stato riferito che almeno 3 droni turchi sono stati abbattuti nella notte tra il primo e il 2 marzo. Nella medesima giornata, il primo marzo, aerei da guerra sia russi sia siriani hanno condotto circa 160 raid aerei contro le aree rurali di Hama e Idlib, causando la morte di almeno 4 civili.

La Turchia, da parte sua, ha continuato ad inviare supporto, soprattutto in termini di munizioni e veicoli militari, tra cui carri armati e mezzi per il trasporto di personale. A detta di fonti locali, questi ammontano a circa 60. Non da ultimo, sempre il primo marzo, gli aerei da guerra turchi hanno bombardato diverse postazioni delle forze del regime siriano, tra cui quelle situate presso l’aeroporto militare di Hama, la brigata 47 e altri siti posti sugli assi di Saraqib e Jabal Al-Zawiya, causando perdite umane e materiali.

Il quadro degli scontri vede coinvolto anche il governatorato meridionale di Dar’a. Secondo quanto riferito da al-Jazeera, sin dal primo marzo, l’area sta assistendo a battaglie tra i ribelli locali e le forze di Maher al-Assad, fratello del presidente Bashar. Violenti bombardamenti sono stati condotti anche contro i quartieri residenziali, causando la morte di almeno 7 civili. Le tensioni hanno avuto inizio il primo marzo stesso, quando le forze di sicurezza del regime hanno arrestato un certo numero di giovani civili, spingendo uomini armati dell’opposizione ad attaccare i posti di blocco dei soldati dell’esercito di Assad.

La Turchia è sostenitrice dei ribelli protagonisti del conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime del presidente siriano Assad. Ankara ha ripetutamente chiesto al presidente siriano di dimettersi e si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, e sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib, ultima roccaforte in mano ai ribelli, e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. Qui, le forze di Ankara controllano dodici postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”.

Dopo la morte di circa 34 soldati turchi, verificatasi a Idlib il 27 febbraio, Ankara ha annunciato l’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation e dalle proprie postazioni di monitoraggio. Sia la Turchia sia la Russia hanno non solo espresso preoccupazione di fronte all’escalation in corso a Idlib, ma si sono anche dette riluttanti ad intraprendere un conflitto diretto in Siria, nonostante il loro sostegno alle due parti opposte. In particolare, nella mattina del 2 marzo, il presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato che il proprio Paese non ha intenzione di entrare in guerra con nessuno degli attori coinvolti nel panorama siriano, e le sue dichiarazioni fanno seguito a quelle del ministro della Difesa turco, Khulusi Akar, dello stesso tipo.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.