Siria, Idlib: gli scontri continuano, per Mosca nessuna guerra

Pubblicato il 2 marzo 2020 alle 9:01 in Siria Turchia

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La Turchia ha continuato ad inviare veicoli e munizioni militari verso Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, mentre gli scontri tra le forze dell’opposizione e del regime continuano. Mosca fa sapere che non entrerà in guerra.

La notizia fa riferimento a quanto accaduto nella notte tra il primo ed il 2 marzo nella regione Nord-occidentale siriana, l’ultima roccaforte ancora in mano ai ribelli. Qui, il 27 febbraio, almeno 34 soldati turchi sono morti a seguito di un bombardamento condotto contro al-Bara e Balyoun, nel Sud della città di Idlib e tale episodio ha fatto temere una violenta e preoccupante escalation nella regione, che vedrebbe come protagoniste la Turchia, a fianco dei ribelli, e la Russia, a fianco del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad.

Nella giornata del 2 marzo, gli scontri sono ripresi soprattutto sull’asse di Saraqib, dove, sempre il 27 febbraio, le forze di opposizione erano riuscite ad avanzare, grazie anche al sostegno di Ankara. Pertanto, l’esercito di Assad sta provando a riconquistare tale luogo di rilevanza strategica, in quanto postazione da cui è possibile controllare ed ostacolare sia la strada internazionale M4 tra Aleppo e Latakia sia la cosiddetta M5 tra Aleppo e Damasco. Altri violenti scontri si sono verificati a Kafr Nabl, dove i ribelli hanno nuovamente ricevuto il sostegno di Ankara. Colpi di artiglieria da parte turca hanno altresì interessato decine di villaggi della periferia di Aleppo e Idlib, tra cui la zona di Neirab, consentendo ai gruppi di opposizione di prendere il controllo di nuove aree.

Al-Jazeera ha riferito, il primo marzo, che le battaglie sui fronti siriani sono giunte alla terza fase dal “crollo” dell’accordo di Sochi del 2018. Attualmente, da un lato, l’esercito del regime prova a riconquistare i luoghi perduti o ancora in mano ai ribelli, mentre, dall’altro lato, la presenza di Ankara è sempre più forte. Per il quotidiano arabo, in una prima fase, le forze di Assad, coadiuvate da Mosca, hanno condotto un’offensiva via terra e via aerea che ha consentito loro di conquistare buona parte di Idlib, Aleppo e Hama. Successivamente, in un secondo momento, la Turchia è entrata in campo inviando, in particolare, rinforzi militari a sostegno dei ribelli, dopo che alcune delle sue postazioni di monitoraggio erano state prese di mira.

In tale quadro, sia la Turchia sia la Russia hanno non solo espresso preoccupazione di fronte all’escalation in corso a Idlib, ma si sono dette anche riluttanti ad intraprendere un conflitto diretto in Siria, nonostante il loro sostegno alle due parti opposte. In particolare, nella mattina del 2 marzo, il presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato che il proprio Paese non ha intenzione di entrare in guerra con nessuno degli attori coinvolti nel panorama siriano, e le sue dichiarazioni fanno seguito a quelle del ministro della Difesa turco, Khulusi Akar, dello stesso tipo.

La Turchia è sostenitrice dei ribelli protagonisti del conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime del presidente siriano Assad. Ankara ha ripetutamente chiesto al presidente siriano di dimettersi e si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, e sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. Qui, le forze di Ankara controllano dodici postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo di Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, l’ultima enclave dei ribelli, nonostante la presenza di forze straniere. Erdogan, dal canto suo, ha invitato le forze del regime a ritirarsi dalle postazioni turche entro la fine del mese di febbraio.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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