Pakistan-USA: attenzione ai possibili sabotaggi dell’accordo di pace in Afghanistan

Pubblicato il 2 marzo 2020 alle 20:17 in Pakistan USA e Canada

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Il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, ha avvertito gli Stati Uniti di fare attenzione a possibili “disturbatori”, che potrebbero tentare di sabotare l’accordo di pace tra i delegati statunitensi e i talebani sulla pace in Afghanistan. 

Parlando con la stampa nella capitale pakistana, Islamabad, Qureshi ha affermato che è importante che i colloqui intra-afgani inizino il prima possibile. “La gente vuole la pace. Ora è il momento di vedere cosa fa la leadership”, ha affermato. “Se daranno la priorità agli interessi dell’Afghanistan o maggiore importanza ai propri benefici personali? Questa è una decisione molto importante”, ha aggiunto il ministro. Qureshi ha poi aggiunto di aver parlato personalmente con il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, anche lui presente alla firma dell’accordo tra talebani e Stati Uniti, sottoscritto a Doha il 29 febbraio. Secondo il rappresentante del governo pakistano, gli Stati Uniti devono diffidare degli “disturbatori” che potrebbero far deragliare il processo di pace. “Non possiamo negare questo. Ci sono stati spoiler, ci sono disturbatori”, ha affermato Qureshi senza rivelare ulteriori dettagli. “In Afghanistan e fuori. Quindi dovrete tutti tenere d’occhio questo”, ha aggiunto. Tali dichiarazioni sono state rilasciate poco prima delle nuove violenze in Afghanistan. 

Almeno 3 persone sono state uccise e 11 sono rimaste ferite in un’esplosione che ha colpito un campo di calcio nella provincia orientale di Khost, in Afghanistan. Una moto-bomba è esplosa durante una partita di calcio, secondo quanto ha riferito Sayed Ahmad Babazai, capo della polizia provinciale. L’assalto ha avuto luogo nel pomeriggio del 2 marzo. Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dell’attacco. Tuttavia, quest’ultima violenza arriva dopo che i talebani hanno comunicato che riprenderanno le operazioni offensive contro le forze di sicurezza afghane, mettendo fine all’accordo di “riduzione della violenza” con gli Stati Uniti, iniziato il 21 febbraio. Tale intesa ha portato alla firma dello storico patto tra USA e talebani, che prevede il ritiro delle truppe statunitensi dal Paese, entro 14 mesi, il rilascio dei prigionieri e l’avvio di un dialogo intra-afghano. 

Tuttavia, le nuove violenze e le recenti dichiarazioni creano numerosi dubbi sul futuro dell’Afghanistan. Innanzitutto, il primo marzo, il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha respinto la richiesta di liberare 5000 prigionieri talebani per avviare i negoziati tra il governo di Kabul e il gruppo islamico. Il rilascio dei militanti era già stato discusso da una delegazione governativa afghana con i rappresentati dei talebani a Doha, in Qatar, il 28 febbraio. I militanti islamisti, in tale occasione, hanno chiesto a Kabul il rilascio di 5000 dei loro uomini in cambio di 1000 prigionieri da loro detenuti come base per un cessate il fuoco permanente. Nelle sue dichiarazioni alla stampa del primo marzo, tuttavia, il presidente Ghani ha chiarito che il suo governo non ha preso alcun impegno formale a rilasciare i 5000 talebani e ha aggiunto che gli USA hanno rivestito solamente il ruolo di facilitatore nei dialoghi, senza per questo detenere alcuna autorità decisionale sulle scelte di Kabul.

Inoltre, il governo afghano ha più volte accusato i talebani di non aver rispettato la settimana di cessazione delle violenze richiesta dagli Stati Uniti. Secondo i rappresentanti di Kabul, 19 agenti della forza di sicurezza e 4 civili sono stati uccisi dagli attacchi del gruppo militante islamista a partire dal 21 al 26 febbraio. Washington, da parte sua, non ha commentato tali episodi. Il mancato rispetto della settimana di cessazione delle violenze fa temere per il futuro dell’Afghanistan, che vive ormai un’instabilità continua. Ad oggi, il gruppo militante islamista controlla circa il 40% del Paese, secondo i funzionari della Difesa di Kabul. Nel gennaio 2020, l’Ispettore generale speciale statunitense per la ricostruzione dell’Afghanistan, ha riferito che negli ultimi tre mesi del 2019 si era registrato un numero record di attacchi armati da parte dei talebani e delle altre forze antigovernative. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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