Libia e Siria: riaprono le missioni diplomatiche, no all’ingerenza turca

Pubblicato il 2 marzo 2020 alle 13:00 in Libia Siria

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Una delegazione libica affiliata al generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, ha raggiunto un accordo con una delegazione del presidente siriano, Bashar al-Assad, volto a riaprire le missioni diplomatiche e a contrastare l’ingerenza di Ankara in entrambi i Paesi.

Tale accordo, un memorandum di intesa, è stato siglato il primo marzo, dopo che una delegazione della Libia orientale, filo-Haftar, guidata dal ministro degli Esteri, Abdul Hadi Al-Haweij, si è recata, dal 29 febbraio, a Damasco, dove ha incontrato il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Muallem. Attraverso il patto raggiunto, la Libia orientale e la Siria si sono dette pronte a riaprire le missioni diplomatiche e consolari nei due Paesi e, nello specifico, a Damasco e nella città libica orientale di Bengasi, posta sotto il controllo delle forze di Haftar. A detta di al-Muallem, si tratta, tuttavia, di una riapertura temporanea, ma che avverrà nel breve termine. Un altro punto di convergenza è da far risalire alla presenza turca. Anche in tal caso, Bengasi e Damasco hanno affermato di voler contrastare l’ingerenza e l’aggressione di Ankara contro entrambi i Paesi.

L’obiettivo principale della visita, secondo quanto riferito da media pro-Haftar, è stato migliorare il coordinamento e le consultazioni in materia di sicurezza e politica, oltre allo scambio di informazioni, con il governo di Assad. Inoltre, altro scopo è il contrasto a ciò che è stato etichettato come terrorismo, e lo studio dei meccanismi volti a far fronte alla “aggressione turca”.

In Libia, Ankara ha più volte mostrato il proprio sostegno al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), rivale dell’LNA e del generale Haftar. A tal proposito, il 25 dicembre 2019, il capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva annunciato che avrebbe supportato militarmente le operazioni del governo di Tripoli, contro l’esercito del generale Haftar. Tale affermazione faceva seguito ai memorandum di intesa firmati il 27 novembre dello stesso anno dal presidente turco e dal presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli, nonché premier, Fayez al-Sarraj, volti ad intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza, e a regolare le attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Alla luce di ciò, il governo di Tripoli ha inviato una richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo” alla Turchia il 26 dicembre, a cui ha fatto seguito la risposta del Parlamento turco, del 2 gennaio, il quale ha approvato un decreto con cui Erdogan sarebbe stato autorizzato ad inviare truppe in Libia. Da allora, aiuti militari, rinforzi e consiglieri turchi si sono diretti a Tripoli.

Allo stesso tempo, Ankara è sempre più partecipe al conflitto siriano, a sostegno delle forze ribelli, che mirano a rovesciare il governo di Assad. In tale quadro, almeno 34 soldati turchi hanno perso la vita il 27 febbraio scorso nel Nord-ovest della Siria, alimentando ulteriormente l’escalation in corso. Non da ultimo, il 17 settembre 2018, Turchia e Russia avevano raggiunto il cosiddetto “accordo di Sochi” con cui è stata istituita un’area di de-escalation proprio nella regione Nord-occidentale di Idlib, dove Ankara detiene circa 12 postazioni di monitoraggio.

Circa i legami diplomatici Siria-Libia, è dal 2012 che Tripoli non ha alcuna rappresentanza a Damasco, ovvero a seguito della caduta e dell’uccisione di Muammar Gheddafi, e l’inizio della rivoluzione e della guerra civile, da far risalire al 15 febbraio 2011. Non da ultimo, la Lega Araba ha sospeso la partecipazione della Siria all’organizzazione nel mese di novembre 2011, alla luce della continua escalation del conflitto siriano, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011. Da quel momento, diversi Paesi della regione mediorientale hanno interrotto le proprie relazioni diplomatiche con Damasco, sebbene alcuni le abbiano successivamente ripristinate. Tra questi, gli Emirati Arabi Uniti nel dicembre del 2018, e il Bahrain.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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