Kuwait: ancora segnali di instabilità interna

Pubblicato il 2 marzo 2020 alle 15:30 in Kuwait Medio Oriente

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Il ministro dell’Elettricità e delle Risorse Idriche del Kuwait, Mohammed Bushehri, ha presentato le dimissioni dopo sole due settimane dalla sua nomina.

La notizia è giunta il primo marzo ed il giorno successivo, il 2 marzo, al suo posto, è stato eletto, come ministro ad interim, il ministro del Petrolio, Khaled al-Fadel. Busheri era stato nominato da sole due settimane, il 20 febbraio, nel quadro di un rimpasto di governo che ha interessato l’intero esecutivo kuwaitiano sin dal 14 novembre 2019. Le dimissioni fanno seguito alla decisione della Corte di Cassazione, la quale ha accusato il ministro di aver divulgato documenti e informazioni riservate, riguardanti un’indagine di natura amministrativa, al di fuori del Ministero dell’Elettricità, a cui era stato inizialmente assegnato come impiegato senior. All’ex ministro è stato altresì chiesto di pagare una multa di 4.000 dinari, pari a circa 13.000 dollari statunitensi.

Il 14 novembre, a seguito delle accuse di spreco di denaro pubblico e alle divergenze interne, il governo del Kuwait si è dimesso e, nello specifico, il primo ministro kuwaitiano, Sheikh Jaber al-Mubarak al-Sabah ha abbandonato il proprio incarico. Le dimissioni del premier hanno fatto seguito a quelle del ministro dei Lavori Pubblici e dell’Edilizia, Jenan Boushari, di martedì 12 novembre, dopo che 10 legislatori avevano votato a favore di una mozione di sfiducia. Lo stesso destino aveva interessato anche il ministro dell’Interno, Sheikh Khaled Al Jarrah, membro della famiglia reale al potere di al-Sabah.

Tale scenario ha portato il Paese a formare un nuovo esecutivo, presentato l’11 dicembre, che vede a capo Sheikh Sabah al-Khalid al-Sabah. Tuttavia, Busheri è già il secondo ministro del gabinetto di al-Sabah a presentare le dimissioni dopo poche settimane dalla nomina. Il primo caso risale al 30 gennaio scorso e riguarda il ministro degli Affari Sociali, Ghadeer Asiri, anch’egli dimessosi dopo soltanto un mese dall’assunzione dell’incarico.

È da mesi che il Kuwait assiste a diversi segnali di instabilità interna. Le dimissioni del premier del 14 novembre 2019 erano state precedute da sit-in organizzati al di fuori della sede del Parlamento, in segno di protesta contro il disinteresse da parte delle autorità di contrastare alcune problematiche del Paese, tra cui la corruzione e la questione della comunità apolide, una minoranza altresì nota con il nome di Bidoun. Tale gruppo è composto da circa 100.000 membri e, a detta della popolazione, si tratta di una questione strettamente legata ai diritti di cittadinanza e che dura sin dall’indipendenza del Kuwait, ottenuta nel 1961.

Inoltre, in Kuwait il governo è stato spesso soggetto a rimpasti negli ultimi decenni, e ciò avviene soprattutto quando i legislatori in Parlamento mettono in questione o sottopongono ad una mozione di sfiducia i funzionari di grado superiore. L’ultimo episodio, che ha portato al governo dimessosi a novembre 2019, si è verificato nel mese di ottobre 2017, preceduto dai cambiamenti attuati nel febbraio dello stesso anno. Il governo uscente è stato il 35esimo dal 1962.

Tra gli episodi degli ultimi anni, nel 2001, il governo in carica si è dimesso per una mozione di sfiducia nei confronti del ministro della Giustizia. Sei anni dopo, il governo ha fatto lo stesso dopo un’inchiesta parlamentare contro il ministro della Salute. Nel 2008, l’esecutivo è caduto dopo che due legislatori hanno presentato una mozione di sfiducia contro l’allora primo ministro, Nassir al-Mohammad al- Sabah, altresì membro della famiglia reale. Nel 2011, poi, il Kuwait ha assistito a nuovi sconvolgimenti sul piano politico e sociale, sulla scia delle cosiddette Primavere arabe. In particolare, decine di attivisti dell’opposizione, legislatori compresi, hanno fatto irruzione nel Parlamento per chiedere il ripristino del primo ministro Nassir, nonostante le accuse di corruzione. Come segnale di risposta, il governo ha presentato le dimissioni. Tale episodio è stato in seguito definito dall’emiro “mercoledì nero”, in quanto ha portato altresì allo scioglimento del Parlamento e ad elezioni anticipate.

Il Kuwait rappresenta un alleato degli Stati Uniti, nonché Stato membro produttore dell’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio. Il suo sistema politico è stato definito il più “aperto” tra le nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), in cui il Parlamento può sia approvare leggi sia mettere in discussione la posizione e l’operato di un ministro. Il Kuwait è inoltre stato il primo Paese del Golfo ad aver ratificato, nel 1962, una costituzione che prevedesse la formazione di un Parlamento. Il governo, invece, è presieduto da un premier eletto dall’emiro ed è quest’ultimo ad avere l’ultima parola su questioni statali. Le cariche di grado superiore vengono poi assegnate ai membri della famiglia reale al potere.

Tuttavia, il Kuwait, nonostante sia il quarto maggior produttore dell’OPEC, diversamente dai vicini della regione, non è riuscito ad introdurre nuove tasse dopo essere stato anch’esso colpito, sin dal 2014, da una diminuzione di prezzi di petrolio, facendogli guadagnare il soprannome di “riformatore più lento” tra le economie del Golfo. Come segnalato anche dall’agenzia di rating Fitch Ratings, a partire dal primo aprile prossimo, il Paese potrebbe far fronte ad uno dei maggiori deficit di bilancio di sempre, causato da un declino nelle entrate e nella produzione petrolifere. Pertanto, come evidenziato recentemente dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), presto il Paese avrà bisogno di finanziamenti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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