Italia: presentato il rapporto annuale dell’intelligence

Pubblicato il 2 marzo 2020 alle 18:27 in Italia Libia

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L’intelligence italiana ha presentato al Parlamento la sua relazione annuale relativa al 2019. All’evento ha partecipato anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

È quanto annunciato, lunedì 2 marzo, dal sito del governo italiano, il quale ha altresì diffuso la relazione del premier Conte e del direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) della Presidenza del Consiglio, Gennaro Vecchione.

Secondo quanto reso noto dal DIS, è dal 2007 che l’Intelligence è chiamata, annualmente, a presentare una relazione pubblica e non segretata sulle attività in materia di sicurezza nazionale e sulle principali criticità dello scenario globale. Il documento, secondo quanto dichiarato da Vecchione nel corso della presentazione del 2 marzo, è finalizzato a fornire al decisore politico un quadro conoscitivo ampio ed accurato che gli consenta di prevenire le minacce, sfruttare le opportunità e ridurre eventuali incertezze sulla condotta di attori ostili.

La Relazione presentata il 2 marzo 2020, facente riferimento al 2019, segnala dunque le principali dinamiche globali che impattano sulla sicurezza nazionale, ovvero le minacce alla sicurezza economica, il terrorismo jihadista, l’immigrazione clandestina, l’eversione e l’estremismo ideologico.

In particolare, la sicurezza economica, ha dichiarato Vecchione, si è confermata una componente rilevante nella competizione tra Stati e si interseca con il quinto dominio di guerra, ovvero lo spazio cibernetico, in merito al quale la Relazione presenta come allegato il Documento di Sicurezza Nazionale, dedicato al tema della cybersecurity.

Il primo tema passato in rassegna da Vecchione, data l’ampia rilevanza per la cronaca quotidiana, è stato il terrorismo, con particolare riferimento alla minaccia terroristica di matrice jihadista. A tale riguardo, il direttore generale del comparto di intelligence nazionale ha ricordato l’evento che ha avuto la maggiore risonanza nel 2019: la morte del leader dell’ISIS, Abu Bakr al-Baghdadi, avvenuta il 27 ottobre a seguito di un raid statunitense. Nonostante la morte del suo leader, ha dichiarato Vecchione, l’ISIS continua ad essere caratterizzato da una forte portata eversiva, dato anche il mantenimento dei propri sostenitori e simpatizzanti su scala mondiale. In aggiunta, ha rivelato il direttore dell’Intelligence, lo Stato Islamico è tuttora vitale in territori di origine, ma anche più forte di prima in contesti asiatici e africani, con particolare riguardo alla regione del Sahel. Anche l’Europa, ha ricordato Vecchione, continua ad essere teatro di attività di lupi solitari che ricorrono a “mezzi facilmente reperibili e pianificazioni poco sofisticate”. Internamente, per quel che riguarda l’Italia, l’azione del comparto intelligence è stata nel 2019 focalizzata e finalizzata a prevenire e contrastare la minaccia proveniente dai processi di radicalizzazione. In particolare, ciò ha comportato l’individuazione sia di soggetti già radicalizzati, i quali sono stati valutati in termini di pericolosità ed eventualmente rientrati in strategie di disinganno, sia di processi di radicalizzazione finalizzati all’azione violenta.

Il secondo tema oggetto della presentazione del direttore generale dell’Intelligence italiana è stato la Libia. A tale riguardo, Vecchione ha reso noto che le attività del comparto in Libia hanno risposto a tre obiettivi principali. Il primo è stato la salvaguardia degli interessi e degli assetti nazionali. Il secondo obiettivo è stato quello di fornire supporto alla diplomazia italiana. L’ultimo ha riguardato il contrasto alle strategie criminali che sfruttano le rotte migratorie. Il tutto si è svolto sempre in linea con l’obiettivo più ampio di aiutare il decisore politico ad adottare policy di lungo periodo.  In linea con ciò, Vecchione ha annunciato che l’intelligence italiana ha evidenziato l’esistenza di tre piani della crisi libica. Il primo piano è quello interno, il quale vede il confronto tra le forze del governo di Tripoli e quelle del generale dell’LNA e uomo forte di Tobruk, Khalifa Haftar. Il secondo è quello definito “sottotraccia”, il quale coinvolge le milizie, i clan e le tribù che cercano propri spazi di manovra. Infine, vi è il piano regionale/internazionale, il quale prevale sugli altri, caratterizzato dalla presenza di una guerra per procura. Parallelamente, l’intelligence italiana ha segnalato l’esistenza di tre ricadute di portata regionale. La prima riguarda l’arrivo in Libia di mercenari stranieri. La seconda ricaduta è stata la ripresa dell’attivismo dello Stato Islamico nella regione, ormai vulnerabile all’inserimento del terrorismo. Infine, la terza ricaduta comporta il rischio che possano sorgere rotte che dal Sudan consentano il ridispiegamento dei combattenti, perlopiù reduci africani provenienti dal teatro siro-iracheno.

Infine, il terzo tema segnalato riguarda la minaccia cibernetica. A tale riguardo, Vecchione ha dichiarato che tali minacce possono mettere a rischio la stessa esistenza di un Paese e che per tale ragione devono essere affrontate adeguatamente. In linea con ciò, l’Italia ha predisposto una risposta nazionale articolata su due capisaldi. Il primo è stato il dispiegamento del lavoro del comparto in linea con obiettivi ben precisi, come il supporto all’internazionalizzazione. Il secondo, invece, ha riguardato la linearità tra l’azione del comparto e le iniziative legislative del governo per rafforzare la resilienza del Paese.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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