Israele alle urne per la terza volta in un anno

Pubblicato il 2 marzo 2020 alle 11:53 in Israele Medio Oriente

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La popolazione israeliana è chiamata, il 2 marzo, a recarsi alle urne per determinare il futuro premier. È la terza volta in un solo anno.

Dopo la mancata capacità di formare un nuovo governo, il 12 dicembre scorso, 94 deputati, su un totale di 120, avevano votato a favore dell’indizione di nuove elezioni. In particolare, il compito era stato dapprima conferito al premier Benjamin Netanyahu, a capo del partito Likud e, successivamente, al suo rivale Benny Gantz, alla guida di Blue and White. Questi erano risultati i principali vincitori alle ultime elezioni, tenutesi il 17 settembre scorso, ma la divergenza di opinioni non aveva consentito loro di formare né un governo di unità nazionale né un governo ristretto, in cui avrebbero potuto alternarsi alla guida.

I cittadini israeliani chiamati alle urne il 2 marzo sono 6.4 milioni, 10.000 i seggi elettorali. Gli elettori avranno tempo fino alle ore 22:00 per esprimere il proprio voto. Sono trenta le liste e i partiti in competizione, ma i sondaggi di opinione indicano che solo otto partiti e blocchi riusciranno a predominare. In particolare, i sondaggi vedono ancora una volta una competizione serrata tra Gantz e Netanyahu. Tuttavia, si prevede che, se nessuno dei due riuscirà ad ottenere la maggioranza, il maggior vincitore sarà nuovamente costretto a cercare alleati tra i partiti minori. Tra gli altri attori in carica, vi sono Shas, partito religioso guidato dal ministro degli Interni israeliano, Aryeh Deri, e Yisrael Beytenu, con a capo Avigdor Lieberman, ex ministro della Difesa. I giorni precedenti l’apertura delle urne sono stati caratterizzati da poco clamore, con un numero ridotto di manifesti e di manifestazioni pubbliche. Non da ultimo, l’emergenza del coronavirus potrebbe rappresentare un fattore che determinerà una bassa affluenza alle urne.

Imran Khan di al Jazeera ha riferito, da Gerusalemme Ovest, che lo stallo politico degli ultimi mesi ha provocato un certo grado di frustrazione tra la popolazione. Tuttavia, è stato affermato, la rabbia non ha portato all’apatia e il popolo è pronto a recarsi alle urne, sperando che sia la volta decisiva. In tale quadro, la Joint List, un’alleanza di quattro partiti che rappresentano principalmente cittadini palestinesi di Israele, ha invitato la popolazione a recarsi alle urne. Secondo i sondaggi, tale alleanza, guidata da Ayman Odeh, dovrebbe riuscire ad ottenere circa 14-15 dei 120 seggi della Knesset, migliorando il risultato di settembre, pari a 13 seggi.

Dopo le elezioni di settembre, la Joint List aveva approvato Gantz come primo ministro, nel tentativo di allontanare Netanyahu dallo scenario politico israeliano. Tuttavia, il leader di Blue and White aveva dichiarato che avrebbe costituito una coalizione solo con una maggioranza ebraica. A detta di alcuni analisti, però, non allearsi con la Joint List potrebbe ancora una volta impedire a Gantz di formare una coalizione funzionale alla formazione del nuovo governo.

Sono 61 i seggi necessari per ottenere la maggioranza parlamentare e, di conseguenza, l’incarico di formare un esecutivo. Netanyahu rimarrà in carica come primo ministro ad interim fino a quando non verrà formato un nuovo governo. Allo stesso tempo, il premier è impegnato in un processo giudiziario con accuse di frode, corruzione e abuso di ufficio. Tuttavia, non sarà costretto a dimettersi fino a quando non sarà ufficialmente emessa una sentenza contro di lui. Si tratta del primo caso nella storia di Israele in cui un premier è accusato di reati penali. La decisione potrebbe porre fine alla carriera di Netanyahu, il cui governo è considerato il più longevo del Paese. Anche precedentemente, in seguito alle elezioni del 9 aprile 2019, Netanyahu non era stato in grado di formare una coalizione da porre alla guida di Israele, nonostante il suo partito, Likud, insieme agli alleati di destra, avesse ottenuto la maggioranza dei seggi. Ciò aveva portato il parlamento, il 30 maggio, a indire nuove elezioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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