Gli effetti di Idlib: Grecia avvia esercitazione al confine con la Turchia

Pubblicato il 2 marzo 2020 alle 15:38 in Grecia Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Grecia ha lanciato una esercitazione militare con l’impiego di munizioni vere al confine con la Turchia, nel distretto di Evros.

Nello specifico, secondo quanto rivelato domenica 1° marzo dal Quarto Corpo d’Armata, il quale ha il compito di garantire la sicurezza del confine greco-turco nella Tracia e nel Mar Egeo, l’esercitazione avrà luogo presso i punti di attraversamento della frontiera di Kipoi e Kastanies e vedrà l’utilizzo di mitragliatrici, pistole e fucili. In vista dell’esercitazione, la quale avrà una durata di 24 ore, persone, veicoli, animali e bestiame non potranno circolare nell’area.

In aggiunta, rivela il quotidiano ellenico, Ekathimerini, le autorità hanno inviato un messaggio automatico ai cellulari rilevati presso il confine settentrionale del Paese, ai cui proprietari veniva comunicato che la Grecia aveva innalzato al massimo i livelli di sicurezza nella zona, aggiungendo di non oltrepassare il confine.

L’innalzamento dei criteri di sicurezza presso il confine con la Turchia, rivela il quotidiano greco, aveva già comportato l’invio di forze aggiuntive da parte del governo di Atene, il quale tenta di impedire l’ingresso di ulteriori migranti dopo che la Turchia aveva, lo scorso 27 febbraio, deciso di aprire la propria frontiera con l’Europa, a causa del mancato sostegno percepito  da Ankara sul fronte siriano.

Nello specifico, dopo l’apertura dei confini da parte della Turchia, circa 300 migranti siriani, iracheni e iraniani si erano recati presso il confine con la Grecia nella provincia turca di Edirne nella sola mattina del 28 febbraio. Atene, in risposta, aveva immediatamente chiuso il punto di attraversamento della frontiera terrestre di Kastanies Evros, impedendo ai migranti di entrare nel Paese. Da parte sua, il premier della Grecia, Kyriakos Mitsotakis, aveva dichiarato: “Voglio essere molto chiaro: non verrà tollerato alcun ingresso illecito in Grecia”.

Al Jazeera English riporta che il confine tra la Grecia e la Turchia è lungo 160 chilometri ed è dotato di barriere naturali come il fiume Evros e la sua foce a delta. Nei mesi più recenti, la Grecia ha rinforzato le misure già presenti lungo il confine, inviando militari aggiuntivi e installando telecamere a rilevamento termico.

La decisione della Turchia di non bloccare più i migranti intenzionati a oltrepassare i confini con l’Europa era stata anticipata il 28 febbraio da un funzionario turco. Il giorno successivo, era stata confermata dal presidente di Ankara, Recep Tayyip Ergogan. La decisione del capo di Stato della Turchia di non gestire più le persone in fuga dal conflitto siriano giungeva a seguito della morte in Siria di 33 soldati turchi, e il ferimento di 32, in un attacco aereo delle forze governative siriane nella regione di Idlib. 

Tale raid era stato annunciato, il 27 febbraio, dal governatore di Hatay, la provincia turca al confine con la Siria, il quale aveva altresì ufficializzato che nel solo mese di febbraio il bilancio dei soldati turchi deceduti nella regione ammontava a 54. In risposta, il giorno seguente, la Turchia aveva risposto al bombardamento aereo delle forze governative siriane, uccidendo 18 membri dell’esercito della Siria.

La risposta di Erdogan aveva fatto temere un’ulteriore escalation del conflitto nella regione di Idlib. In particolare, vi era tra gli esperti la preoccupazione dello scoppio di uno scontro diretto tra la Turchia, sostenitrice dei ribelli, e la Russia, alleato principale del presidente siriano, Bashar al-Assad. Tuttavia, in un annuncio televisivo, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, aveva rivelato l’intenzione del proprio Paese di non volere un conflitto con Mosca, ma la sua mediazione per trovare una soluzione al conflitto siriano.

La guerra civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011. Dopo 7 anni, il 17 settembre 2018, Turchia e Russia avevano raggiunto siglato una intesa nota come “accordo di Sochi”, con la quale avevano istituito un’area di de-escalation nella regione Nord-occidentale di Idlib, ultima enclave dei ribelli, dove Ankara detiene circa 12 postazioni di monitoraggio. Tale regione, però, con le sue aree adiacenti, è, dall’aprile 2019, teatro di una nuova escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. Da parte sua, Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib. Erdogan, invece, aveva invitato le forze del regime a ritirarsi dalle postazioni turche entro la fine del mese di febbraio.

Nel frattempo, lo scorso 10 febbraio, le Nazioni Unite avevano affermato che l’escalation di tensione nella regione nordoccidentale aveva causato lo sfollamento di circa 700.000 civili dall’inizio del mese di dicembre 2019, tra cui 100.000 solo nei sette giorni precedenti. Inoltre, un portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, David Swanson, ha affermato che la situazione è sempre più tragica, soprattutto vicino al confine con la Turchia, dove oltre 400.000 persone sono state già costrette a sfollare. In totale, dallo scoppio del conflitto siriano, la Turchia ha finora ospitato circa 3,6 milioni di siriani e ha raggiunto il livello massimo di capacità.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale 

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.