Emergenza coronavirus: una chiesa della Corea del Sud accusata di omicidio

Pubblicato il 2 marzo 2020 alle 20:00 in Asia Corea del Sud

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Il governo di Seoul ha chiesto ai pubblici ministeri di avviare un’indagine per omicidio contro il leader di una chiesa e altri 12 responsabili, per aver rifiutato di collaborare e attuare le misure preventive richieste, causando numerose infezioni e morti per coronavirus. 

Almeno 377 dei casi registrati in Corea del Sud provengono dalla città di Daegu, sede di un ramo della chiesa di Gesù Shincheonji, un movimento basato sul culto del fondatore, Lee Man-hee. Alcuni membri di tale comunità avevano visitato la città cinese di Wuhan, epicentro della diffusione del virus, a partire dalla fine di dicembre del 2019. Il sindaco di Seoul, Park Won-Soon, ha dichiarato che se Lee e gli altri capi della chiesa avessero collaborato con le autorità e avessero attuato le misure preventive richieste, i contagi e le morti in Corea si sarebbero potute contenere. La Corea del Sud ha registrati 599 nuovi casi, solo nella giornata del 2 marzo, portando il totale nazionale a 4.335 infetti. I morti sono almeno 26. 

Un membro della Chiesa di Gesù Shincheonji, noto come Paziente 31, ha contribuito in maniera sostanziale al diffondersi dell’epidemia, secondo le autorità di Seul. Da parte sua, Lee Man-hee, ha provato a scusarsi e ha dichiarato di aver fatto il possibile per prevenire la diffusione del coronavirus tra i membri della sua comunità. “Abbiamo fatto del nostro meglio ma non siamo stati in grado di fermare la diffusione del virus”, ha dichiarato Lee, in una conferenza stampa fuori da una chiesa di Gapyeong, a Nord-Est di Seoul. “Sono davvero grato, ma allo stesso tempo chiedo perdono. Non avrei mai pensato che ciò potesse accadere, neanche nei miei sogni “, ha aggiunto, inchinandosi due volte, un gesto che nella cultura sudcoreana significa umiltà e rimpianto.

Diversi manifestanti hanno gridato insulti al leader della chiesa, durante la conferenza, tenutasi il giorno dopo che il governo della città di Seoul aveva chiesto ai pubblici ministeri di iniziare un’indagine per omicidio contro di lui, il primo marzo. Le autorità hanno affermato che la chiesa è responsabile del rifiuto di cooperare con gli sforzi per fermare la malattia. A seguito di tali accuse, la chiesa e tutti i suoi seguaci sono stati sottoposti a test per il coronavirus e controlli legali. Un portavoce della chiesa ha mostrato documenti che riferivano che Lee era risultato negativo alla malattia. Inizialmente, la conferenza stampa doveva essere organizzata all’interno di uno degli edifici, noto come il Palazzo della Pace, che ha anche la funzione di istituto di formazione per i suoi membri. Tuttavia, le autorità locali hanno respinto tale proposta citando preoccupazioni riguardanti proprio il virus. Inoltre, sul cancello del complesso è stato affisso un messaggio in cui si diceva che era stato sigillato, il 24 febbraio.

Tale istituzione è stata al centro di numerose critiche anche prima dello scoppio del virus. Alcuni ex membri della chiesa hanno raccontato che molti giovani credenti sono stati costretti a lasciare le proprie case per vivere in dormitori della chiesa, come parte dell’iniziazione, e sono stati quindi portati a tagliare qualsiasi tipo di legame con i propri familiari. Molte persone dichiarano di non vedere i propri figli da anni, a causa della conversione e dell’ingresso di questi ultimi nella chiesa di Gesù Shincheonji. “Shincheonji distrugge le famiglie e separa i bambini dai loro genitori”, ha dichiarato Lee Yeon-woo, il padre di una seguace. “Non riesco a dormire la notte pensando che mia figlia possa essere stata infettata e soffre in solitudine”, ha aggiunto.

Dopo la Cina, la Corea del Sud è il secondo Paese più colpito dall’epidemia. Il terzo al mondo è, invece, l’Italia, con 1.694 casi confermati. I morti ammontano a 34 e i guariti a 83. A livello europeo, a seguire, 150 casi sono stati accertati in Germania, 130 in Francia, 120 in Spagna, 36 nel Regno Unito, 27 in Svizzera, 19 in Norvegia, 14 in Austria, 14 in Svezia, 10 nei Paesi Bassi, 8 a San Marino, 7 in Croazia, 7 in Grecia, 6 in Finlandia, 4 in Danimarca, 3 in Romania, 3 in Islanda, 3 in Repubblica Ceca, 2 in Russia, 2 in Belgio, 1 in Macedonia del Nord, 1 in Estonia, 1 in Lituania, 1 in Lussemburgo, 1 a Monaco, 1 ad Andorra, 1 in Irlanda e 1 in Bielorussia, portando il totale europeo a 2.254 contagiati in 28 Paesi del continente.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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