Delegazione degli USA in Turchia per discutere di Idlib

Pubblicato il 2 marzo 2020 alle 17:12 in Turchia USA e Canada

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Una delegazione statunitense è arrivata ad Ankara, il 2 marzo, per discutere con i rappresentanti turchi della crisi di Idlib. 

Gli Stati Uniti hanno inviato Kelly Craft, l’ambasciatrice presso le Nazioni Unite, James Jeffrey, l’inviato speciale per la Siria, e anche l’ex ambasciatore in Turchia per discutere del “crescente allarme per l’escalation della violenza in Siria”. La notizia è stata riferita dal quotidiano turco, Anadolu, che fa riferimento ad una nota rilasciata dalla missione degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite. “Le forze del regime di Assad, sostenute da Russia e Iran, hanno scatenato una brutale campagna militare a Idlib, uccidendo centinaia di civili e costringendo alla fuga quasi 1 milione di persone, creando il maggior numero di sfollati dall’inizio della guerra siriana, 9 anni fa”, si legge nella dichiarazione statunitense. Durante la sua visita, la Craft ha anticipato la sua intenzione di sottolineare l’urgente necessità di un accesso transfrontaliero, autorizzato dall’ONU, per la fornitura di assistenza umanitaria alle comunità siriane e gli sfollati. La delegazione degli Stati Uniti dovrebbe inoltre incontrare i rappresentanti delle Nazioni Unite e delle ONG che stanno lavorando per rispondere alla crescente crisi umanitaria.

In tale contesto, il primo marzo, la Turchia ha lanciato una nuova operazione, nota con il nome di “Spring Shield”, dopo che almeno 34 soldati turchi sono morti a causa di un attacco aereo del presidente siriano, Bashar Al-Assad, del 27 febbraio a Idlib. Gli obiettivi colpiti dal governo del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, sono stati principalmente la difesa aerea e i carri armati siriani. L’attacco ha fatto temere un’ulteriore escalation del conflitto in corso nel Nord-est della Siria, che potrebbe portare ad uno scontro diretto tra la Russia, l’alleato principale di Assad, e la Turchia. Tuttavia, in un annuncio televisivo, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha affermato che il proprio Paese non vuole un conflitto con Mosca ma, anzi, si aspetta che quest’ultima ponga fine agli attacchi del regime di Damasco. 

Intanto, il 2 marzo, gli scontri sono ripresi soprattutto nella città di Saraqib, che le forze di opposizione erano riuscite a riconquistare, grazie anche al sostegno di Ankara, il 27 febbraio. Dopo una serie di scontri, l’esercito di Assad è riuscito a riprendere il controllo della città, che ha una forte rilevanza strategica, data la vicinanza con una delle principali strade che collegano Aleppo e Damasco. Nella stessa giornata, altri violenti scontri si sono verificati a Kafr Nabl, dove i ribelli hanno nuovamente ricevuto il sostegno di Ankara. Colpi di artiglieria da parte turca hanno altresì interessato decine di villaggi della periferia di Aleppo e Idlib, tra cui la zona di Neirab, consentendo ai gruppi di opposizione di prendere il controllo di nuove aree.

La guerra civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, come conseguenza delle cosiddette “primavere arabe” che hanno sconvolto il Nord Africa e il Medio Oriente. Nello specifico, la provincia di Idlib, al confine con la Turchia, rappresenta l’ultima enclave dei ribelli che si sono opposti al regime di Assad. A partire dalla fine del mese di aprile 2019, Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. Qui, le forze di Ankara controllano 12 postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo di Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, nonostante la presenza di forze straniere.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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