Colloquio telefonico Francia-Camerun: avviare indagine imparziale sulle uccisioni di civili

Pubblicato il 2 marzo 2020 alle 9:16 in Camerun Francia

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Il presidente del Camerun, Paul Biya, ha avuto una conversazione telefonica, domenica primo marzo, con l’omologo francese, Emmanuel Macron, per discutere della necessità di avviare un’indagine imparziale sul massacro del 14 febbraio, quando oltre 22 civili, inclusi 14 bambini, sono stati uccisi in una regione separatista del Paese. “Le due parti hanno stabilito che bisogna iniziare un’inchiesta per indagare sulle violenze commesse contro i residenti del villaggio di Ngarbuh, nella provincia nordoccidentale del Camerun”, ha dichiarato la presidenza francese in una nota. Durante l’attacco, avvenuto in una delle regioni anglofone del Paese, uomini armati, vestiti con maschere e uniformi, si sono intrufolati nelle abitazioni dei residenti sparando contro donne e bambini e dando fuoco a case e negozi. Anche le Nazioni Unite hanno chiesto di avviare al più presto un’indagine indipendente. 

Uno dei partiti dell’opposizione, dopo la notizia del massacro, aveva accusato il regime di essere responsabile dell’incidente. In una dichiarazione rilasciata dal Movimento per la Rinascita del Camerun (MRC), è stato scritto: “Il regime dittatoriale e il capo supremo delle forze di Difesa e Sicurezza sono i maggiori responsabili dei crimini”. Tuttavia, un ufficiale dell’esercito ha negato le accuse contro il regime, definendole semplicemente “false”. Secondo quanto riferito dalle forze armate qualche giorno dopo l’attacco, le vittime civili sarebbero state il “danno collaterale” di uno scontro a fuoco tra esercito e separatisti ribelli. Durante l’offensiva, una casuale esplosione di carburante avrebbe provocato incendi alle abitazioni e seminato il panico tra la popolazione. Nonostante l’alto numero di vittime tra i civili, ha specificato l’esercito, l’offensiva è riuscita a “neutralizzare 7 terroristi”. Il capo di stato maggiore della difesa, il tenente generale René Claude Meke, ha dichiarato che l’esercito è stato professionale nella sua lotta contro i separatisti. Data l’incognita sui responsabili del massacro e la difficoltà di risalire all’esatta dinamica dell’incidente, la Francia, ex potenza coloniale nel Paese, ha stabilito che un’indagine imparziale sui fatti del 14 febbraio è assolutamente necessaria.

Le radici della divisione linguistica nello Stato africano risalgono alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando la Società delle Nazioni decise di spartire il Camerun, ex colonia tedesca, tra i vincitori inglesi e francesi. Quando la Repubblica del Camerun ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1960, il Camerun del sud, sotto la dominazione inglese, si unì ad essa. Tuttavia, le politiche delle autorità centrali hanno sempre pesato sulla minoranza anglofona, che costituisce circa il 20% della popolazione e si sente emarginata culturalmente ed economicamente. La crisi è iniziata in maniera dirompente nel novembre 2016, quando le milizie separatiste delle regioni nord e sudoccidentali del Paese hanno cominciato a scontrarsi con l’esercito camerunense per la costituzione di uno Stato autonomo con il nome di Ambazonia. 

Dopo oltre due anni di conflitto e sotto la pressione della comunità internazionale, il governo di Yaoundé ha deciso, alla fine di settembre, di organizzare un dialogo nazionale per risolvere la crisi. L’adozione alla Camera del progetto di legge sullo status speciale ha costretto i leader indipendentisti a boicottare l’incontro, ritenuto inadeguato e incapace di soddisfare le reali esigenze della popolazione anglofona. La proposta risulta lontana sia dalle aspirazioni dei più moderati, che puntano al federalismo, sia da quelle degli indipendentisti armati. Tuttavia, ha suscitato in molti la speranza di riuscire a fare un passo in avanti per risolvere la crisi dopo circa due anni di disimpegno. Molte organizzazioni non governative continuano però a sottolineare che i combattimenti nel Paese non sono cessati e che le violenze contro i civili sono ancora diffuse.

Il 10 febbraio 2020 si sono tenute nel Paese elezioni parlamentari e comunali, ma il voto è stato segnato da un parziale boicottaggio delle opposizioni e da un clima di profonda tensione dovuto alle violenze separatiste. I risultati non sono ancora stati emessi e si attendono notizie.

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Chiara Gentili

di Redazione

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