Catalogna, appello di Puigdemont alla mobilitazione permanente

Pubblicato il 2 marzo 2020 alle 9:42 in Europa Spagna

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L’ex presidente della Generalitat ed eurodeputato, Carles Puigdemont, ha fatto un appello a tutti gli indipendentisti a mantenere la “mobilitazione permanente” e a “prepararsi” a muoversi verso l’obiettivo di una repubblica “senza esclusioni”, perché, ha osservato, “nessuno rimanga indietro”.

Puigdemont ha preso la parola ad un evento organizzato dal Consiglio dalla Repubblica nel Parco delle Esposizioni di Perpignano, in Francia, a soli 30 chilometri dal confine con la Spagna, in quella che i catalani chiamano “Catalunya Nord” (Catalogna settentrionale), cui hanno preso parte circa 150.000 persone, secondo i dati dell’organizzazione. Il massiccio spostamento ha causato lunghe file nell’AP-7 che collega la Spagna alla Francia, e si sono creati più di sei chilometri di coda tra lo svincolo di La Jonquera (Girona) e il confine francese.

All’atto ha preso parte l’intero staff dirigenziale di Junts per Catalunya (JxCat), il partito di Puigdemont, con l’assistenza del presidente della Generalitat, Quim Torra, e di tutti i suoi assistenti. Lo stesso non può dirsi di Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC), l’altra formazione indipendentista, dal momento che leader come il vicepresidente del governo catalano, Pere Aragonès, o il presidente del Parlamento, Roger Torrent, non si sono recati nella località francese. La formazione di estrema sinistra indipendentista, la Candidatura di Unità Popolare (CUP) non ha partecipato perché considera l’atto di Perpignano un evento di partito.

“Nella Repubblica catalana nessuno è di troppo, tutte le strade che ci portano alla repubblica, siano le nostre o quelle degli altri, sono percorsi adatti a noi, e ci entriamo tutti, senza eccezione” – ha detto il leader indipendentista, che ha ha invitato i presenti a “prepararsi a guadagnare la libertà”.

“Catalane e catalani, prepariamoci e aiutiamo tutti a prepararsi; dobbiamo prepararci duramente perché c’è molto lavoro da fare e non possiamo rimandarlo” – ha affermato Puigdemont, che ha ammesso che l’indipendentismo deve essere “meglio coordinato”. Pertanto, ha esortato a prepararsi per “la lotta definitiva, il superamento di errori e il superamento di dubbi e debolezze”, e “per contrastare abusi e ingiustizie”.

Nel suo discorso, Puigdemont, che può spostarsi nella UE, Spagna esclusa, senza essere bloccato grazie all’immunità di cui gode in quanto eurodeputato, non ha fatto riferimento al tavolo di dialogo concordato tra ERC e il Partito socialista per l’insediamento del presidente del governo, Pedro Sánchez, e a cui partecipano anche il presidente Torra e JxCat.

Nelle ultime battute dell’atto e prima del discorso di chiusura di Puigdemont, sono stati trasmessi i messaggi registrati del leader di ERC, Oriol Junqueras, e del segretario generale, Marta Rovira, che hanno parlato a nome degli altri politici repubblicani in carcere per i reati commessi nell’organizzazione del referendum indipendentista del 1 ottobre 2017: Carme Forcadell, Raül Romeva e Dolors Bassa.

Nel suo messaggio Junqueras ha insistito sul fatto di non aver mai rinunciato ai suoi obiettivi , nonostante abbia pagato “un prezzo molto elevato in prima persona”, un chiaro riferimento alla pena a 13 anni di carcere cui è stato condannato.

Prima dell’inizio, il presidente della Generalitat, Quim Torra, ha espresso la sua “emozione” per “accogliere a casa” Puigdemont, considerando Perpignano come parte della “Catalunya Nord”. In una breve dichiarazione ai giornalisti Torra ha espresso la sua gioia per essere in “terre catalane” e ha celebrato “l’accoglienza familiare agli esiliati” Carles Puigdemont, Toni Comín e Clara Ponsatí. Torra ha sottolineato i legami tra “nord e sud” della Catalogna , che a suo avviso mostra che “i Pirenei non separano nulla, ma uniscono tutto”.

Torra e Puigdemont sono stati ricevuti dal sindaco di Perpignano, Jean-Marc Pujol.

La Cerdagna e il Rossiglione, dove si trova Perpignano, formano il dipartimento dei Pirenei Orientali. Erano terre delle Contee catalane prima e poi della Corona d’Aragona sin dal IX secolo e furono cedute alla Francia in seguito alla Pace dei Pirenei (1659). Nel 1700 le autorità francesi bandirono la lingua e gli usi catalani.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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