Turchia: arrestati 3 giornalisti russi

Pubblicato il 1 marzo 2020 alle 18:02 in Russia Turchia

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Il Ministero degli Affari Esteri russo ha protestato contro l’attacco e la successiva detenzione ad Ankara di 3 giornalisti dell’agenzia di stampa Sputnik, di proprietà del governo russo, il primo marzo.

La stessa agenzia, che ha uffici editoriali in più Paesi, ha pubblicato un articolo con gli aggiornamenti in tempo reale sulla vicenda. Secondo quanto riportato, i giornalisti detenuti in custodia sono cittadini turchi dipendenti dell’agenzia di stampa russa, tra cui l’editore capo di Sputnik Turchia, Mahir Boztepe. I reporter sono stati attaccati nella notte tra il 29 febbraio e il primo marzo da un gruppo di persone che ha tentato di irrompere nei loro appartamenti, ad Ankara. Durante l’agguato, gli aggressori hanno declamato slogan nazionalisti e rivolto ai giornalisti insulti e minacce come: “La Turchia per i turchi”, “Traditori” e “Spie Russe”. I tre hanno chiamato la polizia e i malfattori sono scappati prima che arrivasse. Tuttavia, quando i dipendenti di Sputnik sono andati a depositare la denuncia per l’accaduto sono stati trattenuti negli uffici della polizia turca. Nel mentre, sempre secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa, intorno alle 13:00 locali, la polizia turca ha perquisito l’ufficio della redazione e ha fatto alcune copie degli hard drive dei computer. Dopo un’ora senza ricevere notizie dai propri dipendenti, le famiglie dei giornalisti hanno comunicato a Sputnik il loro rilascio vista l’assenza di accuse a loro carico.

In una dichiarazione precedente al rilascio, il Ministero degli Affari Esteri russo aveva definito l’attacco e la successiva detenzione dei reporter gravi violazioni dei diritti giornalistici. Il ministro degli Affari Esteri, Sergej Lavrov, aveva poi rivolto un appello alle autorità turche affinché intervenissero rilasciando i cittadini e tutelandone la sicurezza. Le azioni della polizia turca sono state poi condannate anche da alcuni gruppi per la tutela dei diritti giornalistici. In un comunicato, ad esempio, la Journalists Union of Turkey ha denunciato l’aggressione e la detenzione dello staff di Sputnik Turchia, richiedendone il rilascio. Reporters Without Borders si è unita all’appello pubblicando un tweet di protesta per il trattamento subito dai colleghi. Infine, anche l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ha denunciato i fatti, tramite il profilo Twitter OSCE media freedom.

Sul proprio sito internet, il canale televisivo Russia Today ha riportato che i giornalisti erano stati arrestati per un articolo sulla provincia turca di Hatay, al confine con la Siria, pubblicato il giorno precedente, senza però specificarne il contenuto.  Il Turkish Minute ha chiarito, più tardi, che si trattava di un articolo dal titolo: “La provincia rubata: perché la Francia ha dato alla Turchia un angolo di Siria ottanta anni fa?”. Il pezzo affermava che la provincia turca di Hatay appartenesse in realtà alla Siria e che era stata consegnata ad Ankara nel 1939 in seguito ad un controverso referendum.

Le autorità turche non hanno ancora commentato l’accaduto, verificatosi in un momento di particolare tensione tra Russia e Turchia.  Tale difficoltà nei rapporti bilaterali è stata provocata dall’escalation delle violenze nella provincia di Idlib, nella Siria Nord-occidentale, dove il governo russo, con la propria aviazione, ha appoggiato il governo di Damasco che sta cercando di sottrarre tale territorio ai ribelli, sostenuti, invece, dalla Turchia. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno discusso la questione siriana in una telefonata il 28 febbraio, intercorsa ad un giorno di distanza dalla morte di 33 soldati turchi in un raid aereo del governo siriano. I due leader hanno ribadito l’intenzione di ridurre le violenze, già espressa tramite l’accordo di Sochi siglato tra i due Paesi il 17 settembre 2018. Questo proibiva qualunque atto di violenza nella provincia siriana di Idlib. La Turchia, a tal proposito, aveva istituito dodici punti di osservazione in prossimità del confine turco proprio per garantire l’assenza di violenze.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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