Immigrazione: i fatti più importanti di febbraio 2020

Pubblicato il 1 marzo 2020 alle 6:02 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di febbraio 2020, sono giunti in Europa via mare e via terra 5.256 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri, finora, risulta essere la Grecia, con oltre 6.000 arrivi, seguita dalla Spagna, con oltre 4.000 arrivi, Italia, Malta, con 883 sbarchi, e Cipro, 191 sbarchi. Il numero dei morti nei primi due mesi del 2020 ammonta a 99. Tali cifre segnano un aumento, rispetto alle cifre del febbraio 2019, quando arrivarono in territorio europeo via mare e via terra 3.974 stranieri.

Per quanto riguarda il caso specifico dell’Italia, le cifre registrate dal Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al 29 febbraio 2020, si aggirano intorno ai 2.553 sbarchi, un aumento significativo rispetto ai 262 arrivi via mare registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono bangladese, algerina, ivoriana, sudanese e guineana. Il numero dei minori stranieri non accompagnati, invece, ammonta a 383.

Il mese di febbraio si è aperto con il progetto della Grecia di installare una barriera galleggiante nel Mar Egeoper cercare di fermare le barche di migranti che, dalla Turchia, si dirigono verso le sue isole. La barriera, probabilmente fatta di reti e dotata di luci lampeggianti, coprirà 2,7 km si superficie, sarà alta poco più di 1 metro e si innalzerà sopra l’acqua di circa 50 cm, vicino all’isola greca di Lesbo. Il Ministero della Difesa greco ha dichiarato che si tratta di una misura di emergenza. I migranti che cercano di raggiungere l’Europa viaggiano spesso dalla Turchia alla Grecia e gli arrivi si sono rivelati difficili da gestire, soprattutto sulle isole dell’Egeo. La maggior parte dei migranti proviene dall’Afghanistan e dalla Siria, secondo i dati delle Nazioni Unite.

Il 7 febbraio, le autorità della Serbia hanno effettuato un blitz presso il confine con l’Ungheria, prelevando centinaia di migranti in attesa di oltrepassare la frontiera europea. Gli stranieri in questione si erano recati al confine con l’Ungheria, a Kelebija, il giorno precedente, muniti di striscioni di protesta nei confronti di Budapest, criticata per la sua politica migratoria. Nello specifico, i migranti sono rimasti alla frontiera di Kelebija per ore, chiedendo di poter entrare in Ungheria, la quale ha posto recinzioni di filo al confine con la Serbia per prevenire l’ingresso dei migranti dalla rotta balcanica.

L’8 febbraio, sono continuate le proteste dei rifugiati presso il campo di Moria, sull’isola greca di Lesbo, dopo che la polizia ha cercato di sopprimere violentemente le agitazioni. Secondo gli operatori umanitari, sono circa 2.000 i rifugiati, principalmente di origine afgana, iraniana e siriana, che hanno manifestato per almeno una settimana contro i ritardi nelle procedure di asilo, le degradanti condizioni sanitarie nel campo e l’estremo sovraffollamento. I migranti in marcia fuori dal centro, incluse donne e bambini, hanno intonato cori al grido di “Libertà!” e hanno cercato di superare le linee della polizia antisommossa venendo però colpiti con bastoni, gas lacrimogeni e granate stordenti. Secondo alcuni testimoni presenti sul luogo, “anche i neonati e bambini sono stati centrati dai gas lacrimogeni”.

Il 10 febbraio, il Ministero gli Affari Esteri italiano ha annunciato di aver presentato alle della Libia una proposta di revisione e aggiornamento del Memorandum d’intesa bilaterale firmato il 2 febbraio 2017 in materia di immigrazione. Con tale protocollo, in scadenza nel febbraio 2020, l’Italia si era impegnata a finanziare le infrastrutture di accoglienza della Libia e a fornire sostegno alle autorità per il contrasto all’immigrazione irregolare.

Il 13 febbraio, la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha approvato all’unanimità le cosiddette “restituzioni a caldo” e ha revocato la condanna contro la Spagna emessa alcuni mesi fa da una delle sezioni della corte stessa. La sentenza riguarda le espulsioni di due immigrati sub-sahariani, un maliano e un ivoriano, che erano stati immediatamente consegnati alle autorità del Marocco dopo aver saltato la recinzione di confine che separa l’enclave di Melilla dal paese nordafricano nell’agosto 2004. La CEDU ha evidenziato evidenzia che gli immigrati “si trovano in una situazione di illegalità” quando accedono a “luoghi non autorizzati” e “ricorrono alla forza” sfruttando un “effetto di massa”, poiché il muro di frontiera viene saltato da decine di persone nello stesso momento.

Il 17 febbraio, centinaia di migranti hanno dato il via a una serie di proteste nella struttura di Miral, in Bosnia, contro le condizioni nei centri di accoglienza, scontrandosi con le autorità. In seguito alle manifestazioni, le forze di sicurezza hanno arrestato alcuni degli stranieri e due attivisti, un inglese e un americano, coinvolti a loro volta nelle proteste. La struttura di Miral si trova nella cittadina di Velika Kladusa, a circa 10 km dal confine con la Croazia. Stando a quando rivelato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), ripreso da Infomigrants, il centro era stato inaugurato nell’ottobre 2018 ed era stato immaginato per accogliere principalmente uomini giunti in Bosnia senza le loro famiglie.

Il 23 febbraio, 276 i migranti a bordo della Ocean Viking sbarcati in Italia, a Pozzallo, sono stati sottoposti ad alte misure di sicurezza sanitaria. In particolare, prima di procedere con lo sbarco, il secondo dallo scoppio dell’emergenza del coronavirus, un medico è salito sull’imbarcazione della ong SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere per i primi controlli dei migranti. Successivamente, l’operazione è proceduta come di consueto, ma questa volta tutti gli operatori impegnati erano muniti di mascherina. Una volta sbarcati, i migranti sono stati posti in quarantena nel centro di prima accoglienza di Pozzallo, mentre l’equipaggio non è potuto sbarcare, ma è rimasto a bordo della Ocean Viking. 

Infine, il 28 febbraio, il governo greco ha tentato, con difficoltà, di tenere sotto controllo una situazione d’emergenza sulle isole del Mar Egeo, dove i residenti sono sempre più infuriati con le forze di sicurezza per la cattiva gestione della questione migratoria. Nell’ultima settimana, gli scontri tra civili e forze dell’ordine sono diventati frequenti, tanto che il governo è stato costretto a ritirare la maggior parte della polizia antisommossa inviata per fare da guardia ai campi. Almeno 50 agenti sono rimasti feriti negli scontri sulle isole di Lesbo e Chios e 2 di loro hanno subito ferite da arma da fuoco. Il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, avrebbe dovuto incontrare i sindaci delle isole nella giornata del 27 febbraio, nel tentativo di trovare una sorta di compromesso. Tuttavia, più tardi il suo governo ha deciso di non continuare a seguire i piani iniziali. Atene insiste che centri di accoglienza nuovi e più sicuri siano necessari per sostituire le strutture esistenti, dove l’intenso sovraffollamento ha portato a impiantare tende fuori dai perimetri consentiti.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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