Grecia: nuovi sbarchi di migranti

Pubblicato il 1 marzo 2020 alle 12:48 in Grecia Immigrazione

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Più di 500 migranti hanno raggiunto le isole greche di Lesbo, Samos e Chios, mentre altri gruppi di stranieri hanno raggiunto la città ellenica di Kastanies al confine con la Turchia, il primo marzo. Stando a quanto riferito da un ufficiale della polizia greca, almeno sette imbarcazioni con a bordo circa 300 persone sono approdate nell’isola di Lesbo, un’altra ne ha portate 150  a Samos e altre due ne hanno sbarcate tra le 70 e le 80 a Chios. I migranti sono salpati dalle coste turche e sono arrivati nelle isole greche dopo aver attraversato il Mar Egeo. Si tratta soprattutto di siriani, iracheni, afghani e palestinesi.

Il giorno precedente, nella cittadina di confine di Kastanies, erano già state registrate tensioni tra la polizia antisommossa e i migranti, che si erano riversati nel Paese europeo in seguito alla decisione di Ankara di lasciarli passare verso l’Europa, il 27 febbraio. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) ha calcolato che alla frontiera tra Turchia e Grecia ci siano circa 13000 migranti e ha dichiarato che, nella sera del 29 febbraio, in molte città turche sono stati organizzati autobus per trasportare i migranti alla frontiera. Il viceministro della Difesa greco, Alkiviadis Stefanis, ha accusato la Turchia non solo di non fermare i migranti, ma di aiutarli mettendo in difficoltà la gestione dei confini del Paese. 

La Grecia è stata un importante punto di accesso ai Paesi dell’Unione Europea (UE) per i richiedenti asilo tra il 2015 e il 2016 e nelle sue isole ha ospitato oltre 40000 migranti, poi collocati in centri d’accoglienza ormai sovraffollati e in pessime condizioni igieniche. Il 27 febbraio, a Lesbo si sono verificati scontri tra la polizia e i cittadini che protestavano contro la creazione di nuovi centri per i profughi in modo da spostare i migranti già presenti nell’isola. Il ministro per le Migrazioni, Notis Mittarachi, ha annunciato che la Grecia respingerà flussi di massa e la polizia locale ha arrestato coloro che hanno tentato di entrare nel Paese, sostenendo che si trattasse di afghani e non di siriani.

Il 28 febbraio, in seguito alla morte di 33 soldati turchi in un attacco aereo nella provincia siriana di Idlib, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che non riuscirà più a contenere il flusso di rifugiati siriani, impedendo loro di raggiungere l’Europa, come previsto dall’accordo siglato con l’UE il 18 marzo 2016. Dal mese di dicembre 2019, circa un milione di civili è stato costretto ad abbandonare le proprie case lungo il confine con la Turchia, dopo che l’esercito di Damasco, sostenuto dalla Russia, ha riconquistato porzioni di territori in mano ai ribelli, provocando la più grave crisi umanitaria dall’inizio del conflitto siriano, l’11 febbraio 2011.

La polizia turca, la Guardia Costiera e le forze di controllo alla frontiera con la Siria hanno ricevuto l’ordine di lasciar passare i rifugiati sia via terra, sia via mare. Così facendo, la Turchia è venuta meno all’accordo con l’UE che prevedeva il contenimento di rifugiati siriani e non da parte della Turchia, la quale aveva il compito di impedire il loro passaggio in Europa e di accogliere tutti i migranti irregolari respinti. In cambio, l’UE ha dato 6 miliardi di euro ad Ankara e ha apportato facilitazioni nelle procedure per l’ottenimento del visto europeo da parte dei cittadini turchi. Finora, la Turchia ha ospitato circa 3.7 milioni di siriani ma ha dichiarato di non poter accogliere ulteriori rifugiati.

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 Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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