Arabia Saudita: nemico storico della Turchia nel Golfo

Pubblicato il 1 marzo 2020 alle 6:16 in Arabia Saudita Turchia

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Quando il ministro degli Esteri di Cipro, Nikos Christodoulides, ha incontrato il re saudita, Salman bin Abdulaziz, gli occhi della Turchia erano tutti puntati su Riad. Adesso, i timori di Ankara si sono materializzati, con l’Arabia Saudita che ha espressamente dichiarato il suo pieno supporto a Nicosia.

Le tensioni tra Cipro e Turchia sono sorte in merito alla questione delle esplorazioni petrolifere al largo delle coste dell’isola, nel Mediterraneo orientale. Qui, Nicosia rivendica la propria sovranità sulla regione e il diritto esclusivo di condurre attività di esplorazione marittima e petrolifera. Tuttavia, la Turchia ha avviato nell’area una serie di trivellazioni affermando di difendere i diritti della Repubblica turco-cipriota di Cipro Nord, la cui sovranità, tuttavia, è riconosciuta soltanto da Ankara. Cipro, e con esso anche la Grecia, dichiarano che, con i suoi comportamenti, la Turchia viola il diritto internazionale e le convenzioni sottoscritte in materia.

“Il regno sta seguendo con grande interesse gli attuali sviluppi nella regione del Mediterraneo orientale, preoccupandosi per la sicurezza e la stabilità dell’area e sottolineando il pieno sostegno alla sovranità di Cipro sui suoi territori”, ha detto il ministro degli Esteri saudita Faisal Bin Farhan. “L’Arabia Saudita invita tutte le parti ad aderire alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU per risolvere le controversie, evitare l’escalation, rispettare le regole internazionali e non interferire negli affari interni di altri Stati tentando di imporre lo status quo con la forza, cosa che non risponde al bisogno internazionale di pace, sicurezza e stabilità in questa regione”, ha aggiunto.

Secondo una dichiarazione saudita, inoltre, anche l’approvazione all’invio di forze militari turche in Libia, votata dal Parlamento di Ankara a inizio gennaio, rappresenta una violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU e crea un ostacolo agli sforzi per risolvere la crisi.

Il supporto di Riad a Cipro e la sua condanna delle incursioni turche in Libia sono solo l’ultimo capitolo di una disputa tra Ankara e gli Stati del Golfo, secondo i quali il governo di Erdogan fornisce sostegno all’organizzazione della Fratellanza Musulmana, appoggia i gruppi estremisti e interferisce con gli affari regionali del mondo arabo.

L’Arabia Saudita e la Turchia avevano una volta relazioni affabili, soprattutto durante quella che è stata definita la “fase moderata” di Erdogan. Tuttavia, quando l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno cominciato a supportare le proteste popolari e il colpo di stato militare che, nel 2013, ha rimosso in Egitto il governo appoggiato dalla Fratellanza Musulmana, la Turchia si è subito schierata dall’altro lato. Le distanze si sono poi approfondite nel 2017 dopo che l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e l’Egitto, noti come il “quartetto arabo”, hanno deciso di recidere i rapporti con il Qatar, alleato della Turchia, in seguito alle accuse di finanziamento del terrorismo e supporto ai gruppi islamici considerati illegali, come la Fratellanza Musulmana, nonché per i suoi legami con l’Iran. Molti dei Paesi che intrattenevano relazioni positive sia con il Qatar che con il quartetto arabo hanno assunto una posizione neutrale. Ankara, tra l’altro, possiede una base militare in Qatar, considerata dai Paesi del Golfo una minaccia alla sicurezza regionale. Anche in merito alla questione dell’assassinio del giornalista saudita Jamal Khashoggi, il 2 ottobre 2018, i funzionari sauditi hanno percepito, da parte della Turchia, uno sfruttamento politico della vicenda definito “spregevole e opportunista”, dal momento che Ankara non può dirsi priva di accuse di maltrattamenti nei confronti di oppositori e attivisti politici.

Il deterioramento delle relazioni tra i due Paesi influisce anche su quegli aspetti che una volta prosperavano, ovvero gli investimenti e il turismo. Lo scorso maggio, il presidente della Camera di Commercio di Riad, Ajlan Al-Ajlan, ha scoraggiato gli investimenti in Turchia a causa delle declinanti performance economiche di Ankara. “La Camera ha ricevuto diversi reclami da parte degli investitori sauditi in Turchia. Ci sono casi in cui ad alcuni viene privata la proprietà delle loro azioni e non vi è alcun intervento la parte delle autorità per mettere fine a tali violazioni”, aveva dichiarato Al-Ajlan.

Il clima geopolitico ha poi condizionato anche il turismo in Turchia. I media sauditi hanno più volte sottolineato tutti i pericoli che i viaggiatori rischiano di incontrare in quei luoghi e hanno spesso definito il Paese una meta pericolosa. Recentemente, un video in cui si vede un uomo turco molestare una famiglia saudita è diventato così virale da costringere le autorità a rinnovare l’invito a non visitare la Turchia.

A febbraio, il governo greco ha dichiarato che avrebbe inviato sistemi di difesa aerea a Riad per proteggere le installazioni petrolifere saudite, una notizia che ha infastidito la Turchia. Poco prima, a gennaio, i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Sudan, Yemen, Eritrea, Somalia e Gibuti hanno firmato un accordo che istituisce il Consiglio degli Stati costieri arabi e africani del Mar Rosso e del Golfo di Aden, una nuova alleanza volta a contrastare la pirateria, i traffici illeciti e il terrorismo, ma di fatto indirizzata a far vedere alla Turchia che Riyadh può contare su diversi alleati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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